Archivi tag: social footprint

La sostenibiltà di ELSE Project!

La sostenibilità di ELSE Project!

Noi di ELSE ci occupiamo non solo di ambiente, sicurezza, certificazioni e formazione…ma anche di sostenibilità legata al settore vitivinicolo, agli eventi e ai prodotti!

Cos’è la “sostenibilità di ELSE”?

Il nostro concetto di sostenibilità è fortemente legato a quello di “sviluppo sostenibile”. Dato che viviamo in una società che è possibile definire “in continuo progresso e avanzamento”, riteniamo che il concetto di sostenibilità intersechi tutti i processi che permettono all’ambiente economico e sociale di avanzare e progredire senza provocare danno a ciò che ci circonda.

La nostra attività di consulenza in ambito “sostenibilità” ha l’obiettivo di sviluppare una maggiore e migliore attenzione in tutte le aziende (e nelle persone che ne fanno parte) che producono prodotti e servizi che hanno inevitabilmente un impatto ambientale, sociale ed economico.

Perciò le consulenze di ELSE si estendono anche a:

  1. VIVA – Sustainable Wine (per approfondire il tema vai all’articolo)
  2. Social Footprint (per approfondire il tema vai all’articolo)
  3. Eventi Sostenibili (per approfondire il tema vai all’articolo)
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SOCIAL FOOTPRINT: LE ETICHETTE COME VALORE AGGIUNTO

SOCIAL FOOTPRINT: LE ETICHETTE COME VALORE AGGIUNTO

Per rispondere alla domanda del precedente articolo, come possiamo riuscire a reperire tutte le informazioni sul prodotto dell’azienda?

Tramite questo progetto di Social Footprint l’organizzazione può comunicare al mercato la sua «impronta sociale» del prodotto, contrassegnandolo con un’apposita etichetta.

Con un’etichetta facile e di immediata comprensione vengono raccontate, con icone e numeri, le scelte etiche dell’ azienda. L’etichetta comunica, in modo trasparente, dove e da chi sono stati realizzati i prodotti, l’età media dei lavoratori, quali lavorazioni avvengono in Italia o all’estero, da dove arrivano le materie prime, dove sono dislocate le fabbriche e così via. La filiera viene raccontata attraverso indicatori di profondità nella catena di fornitura (fornitori primari, subfornitori, etc.) e indicatori di estensione (ogni prodotto è composto da più ingredienti o componenti e l’azienda può decidere di mapparli tutti o solo alcuni).

Tutto questo si basa su un protocollo ad adesione volontaria che è stato creato e condiviso da tre enti di certificazione di primaria importanza: Bureau Veritas, DNV GL e Certiquality.

La differenza cruciale si trova nella condivisione delle regole, volte alla creazione di uno strumento flessibile, concreto ed efficace per informare il consumatore e permettere alle aziende di comunicare la propria Social Identity.

Possiamo quindi stabilire che, la Social Identity è composta dall’insieme dei valori e delle scelte che definiscono la personalità e l’identità del marchio.

Abbiamo voluto riportare due esempi di etichetta; nel primo caso si ha una mappatura più superficiale ma comunque rappresentativa delle scelte dell’azienda. Nel secondo, riscontriamo un livello di approfondimento maggiore che rende immediatamente comprensibile dove, come e da chi sono stati prodotti gli articoli che stiamo per acquistare.

social foot print 2

Quindi come si può riuscire ad avere la certificazione Social Footprint?

Per questa certificazione l’azienda deve inviare una domanda di certificazione comunicando il proprio intento ad aderire al protocollo. Viene emessa un’offerta che terrà conto del grado di approfondimento sulla filiera. Una volta definiti i termini economici, si procederà alla raccolta e alle analisi dei dati sui fornitori e si arriverà quindi all’audit di certificazione in cui un ente terzo verificherà che tutto sia stato eseguito secondo le regole condivise nel regolamento tecnico. In caso di delibera positiva verrà emesso un certificato valido tre anni e soggetto a verifiche annuali.

 

 

 

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L’IMPRONTA SOCIALE DI UN PRODOTTO: UNO STRUMENTO PER SCEGLIERE

social foot print 1L’IMPRONTA SOCIALE DI UN PRODOTTO: UNO STRUMENTO PER SCEGLIERE

Da qualche anno c’è sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori rispetto al metodo di realizzazione di un prodotto.

Un’indagine svolta nel 2013 in cinque Paesi ha evidenziato che, per i consumatori, la necessità di conoscere la tracciabilità di un prodotto è aumentata in modo significativo, passando dal 54% al 61%.

Tutto cominciò nel 1996 quando la foto di un bambino pakistano di 12 anni che cuciva un pallone decorato con il famoso “swoosh” del logo Nike fece il giro del mondo, in seguito alla pubblicazione da parte della rivista Life.

Quella foto costrinse il consumatore a porsi innumerevoli domande e ad interfacciarsi con una triste realtà che, fino a quel momento aveva ignorato e con cui ha dovuto iniziare a fare i conti.

Sembra che da quel giorno ad oggi nulla sia cambiato in merito alle domande che i consumatori continuano a porsi. Altrettanto innumerevoli sono le difficoltà di orientarsi nella scelta dell’acquisto di un prodotto, nonostante i grandi sforzi dei marchi più importanti per comunicare e diffondere le proprie politiche sociali.

È proprio da qui che prende vita la Social Footprint ovvero la prima certificazione che valuta l’impronta sociale di un prodotto, valorizzando l’organizzazione, le persone, la manifattura e la filiera.

L’obiettivo della Social Footprint è permettere alle aziende di comunicare in modo trasparente il proprio impegno etico-sociale e l’origine dei prodotti, coinvolgendo il consumatore nelle scelte di acquisto.

Ma per capire come intraprendere questo percorso e i vantaggi che offre al consumatore finale è bene conoscere l’esperienza diretta di alcune aziende che si sono mosse per ottenere la certificazione, e il cui esempio è stato presentato in occasione del salone CSR e Innovazione sociale, ospitato nell’Università Bocconi di Milano il 6 e 7 Ottobre 2015.

È stata data voce a più realtà molto diverse tra loro, ed in particolare a Nexive, società di servizi in modalità b2b come stampa e recapito prodotti postali.

Nexive è impegnata da tempo nell’attenzione degli aspetti di sostenibilità sociale e a tal proposito aveva già adottato un Codice Etico, che regola tutti gli aspetti della propria attività: dalle relazioni con il personale, alla gestione del business fino all’attenzione per aspetti quali salute, sicurezza e ambiente.

La rivoluzione sta tutta qui: con la Social Footprint l’attenzione passa dall’oggetto alle persone e ai loro diritti.

Ma dal punto di vista pratico, come possiamo riuscire a reperire tutte le informazioni sul prodotto dell’azienda?

Lo scopriremo nel prossimo articolo…

 

 

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