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NOW: il festival sul futuro sostenibile made in Como

NOW: il festival sul futuro sostenibile made in Como

Dal 6 al 8 maggio 2016 a Villa Erba di Cernobbio, sul lago di Como, nasce NOW: il primo festival dedicato al futuro sostenibile.

Un evento che ha come obiettivo quello di dare voce a tutte le Imprese, Associazioni, Organizzazioni, Enti e altre realtà che adottano stili, soluzioni e processi sostenibili per l’ambiente, l’economia, la cultura e la società.

Promosso dall’associazione comasca L’Isola che c’è, l’intero festival ruota attorno a 8 parole che hanno lo scopo di evocare i molti temi riguardanti la sostenibilità e il futuro: Terra, Cibo, Economia, Sicurezza, Energia, Relazioni, Saperi, Luoghi.

Now Festival è un’occasione per incontrare storie virtuose, all’avanguardia, per conoscere esperienze e soluzioni che in un futuro possono essere adottate facilmente e condivise da tutti. Strade verso nuovi modelli di sviluppo per migliorare la qualità della vita.

L’evento conta la partecipazione di 200 imprese, tra cui Cooperative, Associazioni, privati e altre realtà all’avanguardia, che saranno presenti per raccontare la loro storia, testimoniare i loro percorsi e mostrare i loro prodotti.

Il festival si rivolge a tutti: giovani, famiglie, curiosi, imprenditori e imprese, e più in generale ad un pubblico fatto di persone di ogni età per far conoscere e sperimentare nuove soluzioni per migliorare la qualità del buon vivere.

Now Festival aprirà i cancelli venerdì 6 maggio alle ore 10:00 e si svolgerà per 3 giorni a Cernobbio nella verde cornice di Villa Erba: un suggestivo centro espositivo e congressuale internazionale con spazi polifunzionali circondati da un parco che si affaccia direttamente sulle rive del Lago di Como.

Gli stand espositivi protagonisti della 3 giorni riguardano i seguenti settori:

  • Impresa e Lavoro: agricoltura, artigianato, tessile, cooperazione, innovazione, sharing economy
  • Cura e Benessere: cibo, cultura, informazione, salute, turismo, welfare, volontariato
  • Ambiente e Sostenibilità: energia, mobilità, prodotti eco-compatibili, riuso
  • Mondialità e Globalizzazione: commercio equo, disarmo, migrazioni, solidarietà internazionale

Now Festival non rappresenta solo una finestra espositiva: all’interno del festival infatti sarà possibile partecipare e assistere a incontri, workshop, animazioni, laboratori e concerti serali.

Noi di ELSE non perdiamo l’occasione di assistere all’apertura di questo evento, e consigliamo a tutti quanti, curiosi, esperti e non, di partecipare a questa interessante e fresca iniziativa!

 Villa-Erba

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Carbon Footprint e Carbon Credits: approfondiamo!

Carbon Footprint e Carbon Credits: approfondiamo!

La Carbon Footprint, o impronta di Carbonio, rappresenta la quantità di emissioni di gas ad effetto serra che vengono generate durante la filiera di produzione di un prodotto.

Espressa nell’unità di misura CO2eq, la Carbon Footprint considera le emissioni complessive di tutte le fasi di vita di un prodotto dalla sua nascita allo smaltimento, rapportate al Global Warming Potential della CO2, ossia al contributo della stessa all’effetto serra.

E’ importante considerare l’intero ciclo di vita di un prodotto poiché in ciascuna di queste fasi vengono generati inquinanti ambientali, tra cui appunto l’anidride carbonica che è il principale gas serra responsabile del fenomeno del riscaldamento globale. E’ importante calcolare la Carbon Footprint di un prodotto per comprenderne l’impatto climatico.

Quali vantaggi comporta per un’azienda il calcolo della CF di un prodotto?

I vantaggi sono diversi:

  1. Effettuare il calcolo dell’impronta climatica di un prodotto rappresenta oggi una nuova frontiera della contabilità ambientale, un’evoluzione delle politiche ambientali aziendali anche in relazione alla crescente sensibilità verso la problematica del cambiamento climatico.
  2. Quantificare i propri impatti rappresenta un’opportunità per conoscere le proprie performance ambientali e uno strumento per rafforzare la propria green reputation.
  3. Permette di avere un controllo strategico sulle emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso strumenti di quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi, per rispettare i vincoli ambientali proposti dal Protocollo di Kyoto.

I vantaggi espressi nel punto 3 si riassumono in un grande strumento di controllo strategico: i CARBON CREDITS.

Cosa sono i Carbon Credits?

Sono chiamati anche diritti di emissione e si basano sugli accordi stabiliti dal Protocollo di Kyoto, nel quale sono stabilite le soglie massime di emissioni di CO2 per tutti i Paesi firmatari.

Si è sentito spesso parlare di Carbon Credits, associati ad altri termini come emission trading, o cap and trade. Si tratta di una forma di mercato, una “borsa” creata per fornire incentivi economici a chi vuole ridurre le proprie emissioni di gas serra. Questa borsa non utilizza una misura di valuta come il dollaro o l’euro per effettuare transazioni (come succede nel mercato tradizionale), bensì la CO2 espressa in tonnellate.

Come funziona il meccanismo dei Carbon Credits?

Un’autorità nazionale o sovranazionale definisce un valore massimo, un volume definito (in inglese “cap”) di emissioni di CO2 in atmosfera a livello globale. Questo valore viene diviso e ripartito sotto forma di diritti di emissione tra stati e aziende.

L’impegno da parte delle aziende è quello di emettere CO2 in quantità pari o inferiore alle quote assegnate. In caso contrario il soggetto che ha superato i limiti di emissione deve acquistare i crediti che gli mancano da altri soggetti che si sono comportati in maniera più virtuosa di quanto richiesto e che quindi possono vendere le proprie eccedenze.

Quali sono i vantaggi?

Gli stati e le aziende in grado di ridurre le proprie emissioni hanno due grandi vantaggi:

  • Economico, grazie alla vendita dei crediti
  • Reputazionale, perché dimostrano all’intero sistema di essere in grado di rispettare le regole stabilite dal Protocollo

La teoria di fondo è “pagare meno, pagare tutti”, cioè agire in maniera coordinata per abbassare i costi di un progetto finalizzato a ridurre le emissioni di CO2.

Se volete approfondire questi temi, desiderate una consulenza sui carbon credits o semplicemente siete curiosi di saperne di più, vi segnaliamo i nostri partner di Green2Green che si occupano di efficienza energetica e carbon credits.

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PUBBLICATI I CAM PER GLI APPALTI VERDI

PUBBLICATI I CAM PER GLI APPALTI VERDI

In data 21/01/2016 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il DM 24 dicembre 2015 che adotta i Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la costruzione/ristrutturazione/manutenzione di edifici e per la gestione dei cantieri della Pubblica Amministrazione.

Il documento si inserisce nel Piano d’Azione Nazionale per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione (PAN GPP), e i principali obiettivi sono:

  1. INTEGRARE tutte le fasi del processo di acquisto incoraggiando la diffusione di tecnologie e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale;
  2. RIDURRE l’impatto ambientale in relazione ai consumi della Pubblica Amministrazione;
  3. PROMUOVERE la scelta di risultati e soluzioni aventi il minore impatto ambientale lungo il loro intero ciclo di vita;
  4. PREMIARE la diffusione di modelli di consumo ed acquisto sostenibili, nonché il miglioramento della competitività delle aziende e lo stimolo alle innovazioni.

All’interno di questa normativa sono definiti i Criteri Ambientali Minimi (CAM), che rappresentano il punto di riferimento a livello nazionale in materia di acquisti pubblici verdi.

I CAM, organizzati in 11 settori relativi alle attività pubbliche e private, hanno l’obiettivo di fornire all’Ente le considerazioni ambientali, collegate alle diverse fasi delle gare d’appalto, utili a qualificare a livello ambientale sia le forniture che gli affidamenti lungo l’intero ciclo di vita del servizio/prodotto.

La definizione dei CAM ha perciò consentito di facilitare il compito delle stazioni appaltanti che vogliono adottare o implementare pratiche di GPP (Green Public Procurement) ed essere in linea con i principi del PAN. Esse possono infatti trasferire nei propri capitolati le caratteristiche ambientali per classificare come “verde” la fornitura cui si riferiscono, e i relativi test per verificare la conformità delle offerte pervenute ai requisiti ambientali richiesti.

Grazie alle indicazioni fornite dai CAM perciò, assisteremo ad un graduale innalzamento del livello di qualità ambientale dei prodotti presenti sul mercato, e contemporaneamente ad una domanda sempre più attenta alla qualità ambientale.

gpp-green-public-procurement

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MADE GREEN IN ITALY: IL NUOVO MARCHIO SULLA GREEN ECONOMY

MADE GREEN IN ITALY: IL NUOVO MARCHIO SULLA GREEN ECONOMY

Al via le nuove disposizioni del Collegato Ambientale (decreto 28/12/2015 n.221) alla Legge di Stabilità, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 13 del 18 gennaio 2016, per il contenimento dell’uso eccessivo delle risorse naturali.

Si tratta di un pacchetto di misure destinate ad incidere in modo significativo su vari aspetti della normativa ambientale e della green economy, i cui principali obiettivi sono:

  • SEMPLIFICARE e PROMUOVERE il riutilizzo delle risorse
  • SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE
  • INCENTIVI per premiare i comportamenti virtuosi di consumatori, produttori e istituzioni.

Fra le principali novità contenute nel decreto, tra cui il credito d’imposta al 50% per le operazioni di bonifica dell’amianto di cui abbiamo parlato nell’articolo “SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO: BANDI E FINANZIAMENTI 2016”, troviamo anche il marchio volontario MADE GREEN IN ITALY per la valutazione e comunicazione, da parte delle aziende, dell’impronta ambientale dei prodotti.
Sostanzialmente, chi compra potrà privilegiare il “chilometro zero” certificato e le produzioni agricole e industriali sostenibili.

Il marchio unisce due diversi percorsi sperimentali: il progetto CARTESIO e la CARBON FOOTPRINT, entrambi guidati dalla volontà di offrire alle aziende italiane l’opportunità di far valere l’eccellenza ambientale dei propri prodotti basata sullo strumento metodologico LCA (“Life Cycle Assessement”, la valutazione del ciclo di vita di un prodotto/servizio ossia delle sue interazioni e impatti sull’ambiente).

Già nel 2013 i due percorsi avevano trovato convergenza nel metodo PEF – Product Environmental Footprint definito dalla commissione europea (esplicitato nell’allegato II della raccomandazione 2013/179/UE), che estendeva l’approccio LCA rendendolo più utilizzabile nell’ambito di schemi di valutazione e certificazione del calcolo dell’impronta ambientale di un prodotto.

Le modalità di funzionamento dello schema MADE GREEN IN ITALY dovranno essere stabilite in dettaglio da un regolamento che il Ministero dell’Ambiente predisporrà entro 180 giorni dall’entrata in vigore del collegato ambientale, anche se l’articolo 21 dello stesso stabilisce inequivocabilmente che esso adotterà il metodo PEF.

In attesa dell’emanazione del regolamento per il funzionamento dello schema, alcune esperienze di filiere e distretti del “made in Italy” hanno già iniziato a sviluppare applicazioni di questo metodo per prodotti tipici dei loro territori. Fra le esperienze in posizione più avanzata possono essere citate, ad esempio, le filiere e i cluster partecipanti al progetto “Life PREFER (Product Environmental Footprint Enhanced by Regions)” con i propri prodotti di punta, dei quali è stata calcolata l’impronta ambientale.

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2016 IN DIREZIONE GREEN-ECONOMY: DIAGNOSI ENERGETICHE TRA BANDI E INCENTIVI

2016 IN DIREZIONE GREEN-ECONOMY: DIAGNOSI ENERGETICHE TRA BANDI E INCENTIVI

Risparmio di energia” e “tutela dell’ambiente” sono due bersagli fondamentali che le aziende del nuovo millennio devono centrare per contribuire alla salvaguardia delle risorse energetiche a livello globale.

Grazie alla certificazione volontaria ISO 50001, tutte le organizzazioni possono scegliere di aderire ad uno standard che ha come obiettivo principale quello di migliorare il proprio sistema di gestione dell’energia e le prestazioni in materia di efficienza energetica:

  • CONTROLLANDO i consumi e contenendo i costi energetici;
  • DIMINUENDO l’impatto ambientale e traendo inevitabilmente profitto e vantaggio competitivo sul mercato;
  • CONTRIBUENDO alla salvaguardia delle risorse energetiche della Terra.

Tuttavia, a causa della crisi economica che colpisce ancora oggi la maggior parte delle aziende, è difficile per le piccole e medie imprese sostenere i costi derivanti dall’acquisizione di una certificazione energetica.

Per agevolare queste realtà aziendali a dirigersi verso un’ottica “green” delle loro attività (mediante ad esempio l’impiego di nuove tecnologie che puntano al risparmio energetico), lo Stato ha approvato il cofinanziamento di programmi, presentati tramite bando al quale potevano aderire tutte le regioni e province autonome italiane entro la data 31/10/2015, che prevedono incentivi rivolti alle piccole e medie imprese (PMI) desiderose di effettuare diagnosi energetiche al fine di adottare sistemi di gestione conformi con la normativa ISO 50001.

Il cofinanziamento, concesso per il 2016 e approvato con decreto ministeriale del 21/12/2015, prevede l’erogazione di circa 10 milioni di euro da parte dello Stato, che vanno a sommarsi ad altrettante risorse economiche allocate da parte delle Regioni aderenti il bando. Si stima che per il 2016 sarà a disposizione un totale pari a circa 20 milioni di euro a copertura del 50% dei costi che le aziende dovranno sostenere per effettuare le diagnosi energetiche.

Le regioni che hanno aderito al bando per gli incentivi sono: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo, Basilicata, Sicilia, Sardegna e provincia autonoma di Trento.

L’intenzione è quella di replicare questa iniziativa annualmente, fino al 2020, proprio per incentivare gli audit energetici nelle PMI o l’adozione di sistemi di gestione dell’energia conformi allo standard di certificazione volontaria ISO 50001.

Noi riteniamo che questo rappresenti un enorme aiuto per la gestione quotidiana delle prestazioni energetiche e per la qualificazione delle aziende che operano in questo campo. E’ un importante traguardo, un piccolo ma grande passo che ci porta in avanti, verso i nuovi processi della green economy.

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