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REPORT DI SOSTENIBILITA’: Così le aziende dimostrano il loro impegno verso la sostenibilità

REPORT DI SOSTENIBILITA’: Così le aziende dimostrano il loro impegno verso la sostenibilità

Nuove linee guida e nuovi obiettivi per le aziende: con il report di sostenibilità possono comunicare e dimostrare cosa hanno fatto di buono per il pianeta.
Cos’è il report di sostenibilità?

E’ un documento volontario che si inserisce all’interno della responsabilità sociale d’impresa: è un documento con cui essa fa un’analisi dell’impatto sociale, ambientale ed economico che ha avuto sul mondo che la circonda e, di fronte a tutti i suoi stakeholders, elenca i traguardi raggiunti così come gli insuccessi.

Come si stende il report di sostenibilità?

A metà ottobre 2016 il GRI (Global Reporting Initiative) ha pubblicato le nuove linee guida per generare il report di sostenibilità. Il protocollo, con l’entrata in vigore della direttiva 2014/95/UE è diventato un obbligo dall’inizio del 2017 solo per le aziende europee di interesse pubblico con più di cinquecento dipendenti.

Non trattandosi ancora di un requisito di legge, ad oggi non esistono paletti normativi vincolanti, che obblighino le aziende a trattare determinati argomenti o a fare uso di certi indicatori piuttosto che di altri. Le linee guida sono quindi volontarie, e quelle del GRI sono in assoluto le più conosciute a livello globale, anche perché sono il risultato di un percorso iniziato ormai quindici anni fa.

Quali cambiamenti avverranno con l’entrata in vigore della direttiva 2014/95/UE?

A partire dal 1 luglio 2018, i nuovi standard del GRI per il report di sostenibilità sostituiranno del tutto le linee guida attuali. Si tratta di 36 linee guida da seguire per fare relazioni trasparenti e corrette su tematiche quali:

  • emissioni di gas serra
  • impronta idrica
  • consumo di energia
  • politiche adottate con i lavoratori

Questa nuova metodologia permetterà agli esperti del GRI di aggiornare di volta in volta i singoli elementi, senza dover rivoluzionare l’intero sistema.

Le aziende, a loro volta, potranno scegliere di seguire queste linee guida per pubblicare un report di sostenibilità a tutto tondo, ma anche per stilare relazioni dettagliate solo su alcuni singoli aspetti in base alle richieste degli stakeholders.

Quali sono i nuovi obiettivi?

L’intento è quello di fornire alle aziende un linguaggio comune per rendicontare le cosiddette informazioni non finanziarie: informazioni preziose per prendere le migliori decisioni e contribuire così al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (i famosi SDG – Sustainable Development Goals), i quali devono diventare dal 2017 una vera e propria priorità non solo per i capi di stato e di governo, ma anche per tutte le aziende.

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La sostenibiltà di ELSE Project!

La sostenibilità di ELSE Project!

Noi di ELSE ci occupiamo non solo di ambiente, sicurezza, certificazioni e formazione…ma anche di sostenibilità legata al settore vitivinicolo, agli eventi e ai prodotti!

Cos’è la “sostenibilità di ELSE”?

Il nostro concetto di sostenibilità è fortemente legato a quello di “sviluppo sostenibile”. Dato che viviamo in una società che è possibile definire “in continuo progresso e avanzamento”, riteniamo che il concetto di sostenibilità intersechi tutti i processi che permettono all’ambiente economico e sociale di avanzare e progredire senza provocare danno a ciò che ci circonda.

La nostra attività di consulenza in ambito “sostenibilità” ha l’obiettivo di sviluppare una maggiore e migliore attenzione in tutte le aziende (e nelle persone che ne fanno parte) che producono prodotti e servizi che hanno inevitabilmente un impatto ambientale, sociale ed economico.

Perciò le consulenze di ELSE si estendono anche a:

  1. VIVA – Sustainable Wine (per approfondire il tema vai all’articolo)
  2. Social Footprint (per approfondire il tema vai all’articolo)
  3. Eventi Sostenibili (per approfondire il tema vai all’articolo)
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ALTFUELS 2016: BolognaFiere sede della prima fiera mondiale sui combustibili alternativi

ALTFUELS 2016: BolognaFiere sede della prima fiera mondiale sui combustibili alternativi

L’Italia ospiterà la prima fiera mondiale sui carburanti alternativi.

Il grande evento “Alternative Fuels Conferences&World Fair 2016 – ALTFUELS 2016” si svolgerà infatti dal 25 al 28 maggio 2016 presso BolognaFiere e vedrà la presenza dei maggiori esperti internazionali del settore e le aziende più importanti del settore dei combustibili alternativi agli idrocarburi.

La manifestazione, organizzata dalla società AltFuels Communication Group, segue il successo della fiera internazionale “NGV Bologna 2012” dedicata all’impiego del gas naturale per l’autotrazione.

Perché proprio l’Italia e BolognaFiere?

L’Italia è di gran lunga il più ampio mercato dei carburanti alternativi in Europa: un settore che interessa il 7,8% del totale dei veicoli italiani in circolazione e ben il 14,5% dei nuovi immatricolati nel 2014. Siamo il riferimento mondiale degli alternative fuels, anche alla luce di ben 80 anni di esperienza nel settore del trasporto a gas metano.

La fiera offrirà l’opportunità di saperne di più sui progressi nel settore dei vari combustibili alternativi e delle nuove tecnologie sostenibili per il settore della mobilità.

Si svilupperà sull’area espositiva di BolognaFiere, che misura circa 3mila metri quadri, ed ospiterà 50 espositori provenienti da 13 Paesi: Italia, Argentina, Brasile, Canada, Nuova Zelanda, Cina, Russia, Turchia, Polonia, Germania, Francia, Spagna, Svizzera. Di oltre 40 Paesi invece i visitatori attesi, tra cui Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Sud Africa, Egitto, Israele, Iran, Pakistan e tutte le Nazioni europee. Parallelamente si svolgerà un programma di seminari e workshop su ogni singolo carburante alternativo e sulle relative tecnologie. Per la prima volta, la manifestazione ha ricevuto il patrocinio di molte associazioni nel settore degli alternative fuels in ambito nazionale, europeo e mondiale: NGV Italy, NGVA Europe, NGV Global, Anigas, Assogasliquidi, Anfia, Assogasmetano, Consorzio Italiano Biogas, eAmbiente, Biosai, European Biogas Association, Federmetano, Anvel, AEGPL Europe, World LGP Association, Mobilitah2.it.

La scelta della location non è casuale: BolognaFiere è un quartiere fieristico certificato ISO 20121. Questo standard ad adesione volontaria è riconosciuto a livello internazionale e permette alle organizzazioni di dimostrare il proprio impegno e sensibilità per quanto riguarda la gestione sostenibile degli eventi.

Lo standard internazionale definisce i requisiti di un sistema di gestione della sostenibilità degli eventi per la comunità e per l’ambiente nel quale l’evento è inserito.

La norma ISO 20121 consente alle organizzazioni di dimostrare pubblicamente la propria attenzione per quanto riguarda:

  • Riduzione al minimo degli impatti sull’ambiente durante tutta la gestione dell’evento, dalla fase di pianificazione alla realizzazione;
  • Tutela la collettività e il luogo che ospita l’evento;
  • Migliora la reputazione dell’organizzazione a livello di mercato e con gli stakeholders.

BolognaFiere è stato il primo quartiere fieristico italiano ad aver ottenuto l’attestazione per la gestione sostenibile degli eventi secondo la norma internazionale ISO 20121.

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Vuoi saperne di più sulla ISO 20121? Ti rimandiamo al sito ELSE dedicato alla sostenibilità!

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V.I.V.A.: L’ETICHETTA DI SOSTENIBILITA’ DEL SETTORE VITIVINICOLO E AGROALIMENTARE

V.I.V.A.: l’etichetta di sostenibilità del settore vitivinicolo e agroalimentare

Il Ministero dell’Ambiente ha avviato nel 2011 il progetto nazionale VIVA – Sustainable Wine, un protocollo ad adesione volontaria che mira a migliorare le prestazioni di sostenibilità della filiera vitivinicola attraverso l’analisi, condotta da consulenti qualificati, di quattro indicatori: Aria, Acqua, Territorio, Vigneto.

Il progetto, dopo una prima fase pilota che si è conclusa nel 2014, è oggi aperto a tutte le aziende interessate a farvi parte e ha già visto l’adesione al protocollo VIVA da parte di molte aziende vitivinicole su tutto il territorio nazionale.

Il protocollo si esprime mediante un’etichetta presente sulla bottiglia: l’etichetta “V.I.V.A. Sustainable Wine” indica che la bottiglia di vino ha intrapreso un innovativo percorso di valutazione delle performance di sostenibilità ambientale, sociale ed economica e che tali performance sono tese a migliorare nel tempo.

L’impatto della produzione della bottiglia è misurato su 4 indicatori:

  1. ARIA
    ariaEsprime il totale delle emissioni di gas a effetto serra associate al ciclo di vita della bottiglia, che comprende 4 grandi fasi:
  • Gestione del vigneto
  • Trasformazione dell’uva in vino e imbottigliamento
  • Distribuzione delle bottiglie
  • Smaltimento del vetro
  1. ACQUA
    acquaEsprime il volume di acqua dolce consumata per la produzione della bottiglia.
  1. TERRITORIO
    territorioValuta gli effetti delle attività aziendali sia sull’ambiente, i cui valori da difendere sono la biodiversità, la tutela e la valorizzazione del paesaggio; sia sulla comunità, verificando le conseguenze sociali ed economiche della produzione vitivinicola sui lavoratori, comunità locale, produttori e consumatori
  1. VIGNETO
    vignetoL’etichetta promuove anche la sostenibilità legata alle pratiche di gestione agronomica. L’indicatore vigneto valuta infatti la gestione del suolo, dalla concimazione alla gestione della sostanza organica, fino ai fenomeni di erosione e compattamento, e le attività aziendali che possono influenzare la biodiversità.

L’etichetta, normalmente posta sul retro della bottiglia, è consultabile anche mediante smartphone e tablet attraverso un QR code nel quale sono riassunti e resi noti al consumatore i risultati e i miglioramenti, in termini di sostenibilità, raggiunti dai produttori che aderiscono al progetto. Fotografando il QR code ci si collega al sito dedicato dove viene illustrato il progetto, gli obiettivi e i parametri di sostenibilità del vino che si intende acquistare.

La simbologia adottata nell’etichetta digitale aiuta il consumatore a distinguere visivamente le diverse aree dedicate alla presentazione dei risultati dei singoli indicatori (Aria, Acqua, Vigneto e Territorio). Il dettaglio di ogni indicatore contiene una breve descrizione che permette di comprendere meglio gli aspetti di sostenibilità espressi dall’indicatore stesso e di verificare le performance dell’azienda.

L’etichetta digitale VIVA è dunque sinonimo di assoluta trasparenza: un’interfaccia ideale tra l’azienda produttrice e il consumatore; un primo e importantissimo passo nella comune direzione della sostenibilità.

Come può un’azienda aderire al protocollo VIVA al fine di acquisire l’etichetta?

E’ stata creata la rete VIVA: un gruppo di professionisti e di aziende specializzate in consulenza ambientale che operano su scala nazionale ed internazionale. Ciò che accomuna i componenti della rete è il fatto di aver partecipato al corso di formazione VIVA – “La sostenibilità nella viticoltura in Italia” organizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Il corso ha formato i consulenti per accompagnare le aziende vitivinicole verso l’acquisizione del marchio di sostenibilità VIVA.

Il team della rete VIVA è composto da tecnici esperti con competenze consolidate in varie discipline: agronomia, scienze ambientali, ingegneria ambientale, economia, architettura e chimica dell’ambiente in modo da trasferire ai clienti un servizio accurato, frutto di un approccio multidisciplinare e attento alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Attraverso il network i consulenti VIVA offrono consulenza alle aziende vitivinicole in modo capillare su tutto il territorio italiano per quanto riguarda:

  • Etichetta VIVA Sustainable Wine
  • Carbon Footprint ISO/TS 14067 / ISO 14064
  • Water Footprint ISO 14046
  • Environmental Footprint
  • Emission Trading
  • Elaborazione di best practices attuabili al fine di ridurre gli impatti in azienda
  • Studi di sostenibilità relativi a prodotti e attività aziendali
  • Interventi di efficienza energetica

Anche noi di Else Project abbiamo all’interno del nostro team un consulente abilitato ad operare per l’acquisizione dell’etichetta VIVA – Sustainable Wine. Contattaci sul nostro sito dedicato alla sostenibilità di ELSE!

E’ possibile contattare tutti i consulenti della rete VIVA al sito dedicato www.vinisostenibili.com

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Brochure della rete dei consulenti VIVA, consultabile sul sito www.vinisostenibili.com
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Etichetta VIVA di prodotto, normalmente posta sul retro della bottiglia certificata.
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LE FALSE ETICHETTE DEL GREENWASHING

Le false etichette del Greenwashing

Avete mai notato quanti prodotti o servizi riportano diciture come “100% naturale”, “ECO”, “Bio”? Vi siete mai chiesti come fare a distinguere una vera etichetta ambientale da una finta?

Per imparare a difendersi dalle finte etichette ecologiche e per non diventarne complici, vi sveliamo i 7 peccati del famoso fenomeno del “finto ambientalismo”, maggiormente noto come GREENWASHING.
Per approfondire apri il link e seguici sul sito di Piuturismo!

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NOW: il festival sul futuro sostenibile made in Como

NOW: il festival sul futuro sostenibile made in Como

Dal 6 al 8 maggio 2016 a Villa Erba di Cernobbio, sul lago di Como, nasce NOW: il primo festival dedicato al futuro sostenibile.

Un evento che ha come obiettivo quello di dare voce a tutte le Imprese, Associazioni, Organizzazioni, Enti e altre realtà che adottano stili, soluzioni e processi sostenibili per l’ambiente, l’economia, la cultura e la società.

Promosso dall’associazione comasca L’Isola che c’è, l’intero festival ruota attorno a 8 parole che hanno lo scopo di evocare i molti temi riguardanti la sostenibilità e il futuro: Terra, Cibo, Economia, Sicurezza, Energia, Relazioni, Saperi, Luoghi.

Now Festival è un’occasione per incontrare storie virtuose, all’avanguardia, per conoscere esperienze e soluzioni che in un futuro possono essere adottate facilmente e condivise da tutti. Strade verso nuovi modelli di sviluppo per migliorare la qualità della vita.

L’evento conta la partecipazione di 200 imprese, tra cui Cooperative, Associazioni, privati e altre realtà all’avanguardia, che saranno presenti per raccontare la loro storia, testimoniare i loro percorsi e mostrare i loro prodotti.

Il festival si rivolge a tutti: giovani, famiglie, curiosi, imprenditori e imprese, e più in generale ad un pubblico fatto di persone di ogni età per far conoscere e sperimentare nuove soluzioni per migliorare la qualità del buon vivere.

Now Festival aprirà i cancelli venerdì 6 maggio alle ore 10:00 e si svolgerà per 3 giorni a Cernobbio nella verde cornice di Villa Erba: un suggestivo centro espositivo e congressuale internazionale con spazi polifunzionali circondati da un parco che si affaccia direttamente sulle rive del Lago di Como.

Gli stand espositivi protagonisti della 3 giorni riguardano i seguenti settori:

  • Impresa e Lavoro: agricoltura, artigianato, tessile, cooperazione, innovazione, sharing economy
  • Cura e Benessere: cibo, cultura, informazione, salute, turismo, welfare, volontariato
  • Ambiente e Sostenibilità: energia, mobilità, prodotti eco-compatibili, riuso
  • Mondialità e Globalizzazione: commercio equo, disarmo, migrazioni, solidarietà internazionale

Now Festival non rappresenta solo una finestra espositiva: all’interno del festival infatti sarà possibile partecipare e assistere a incontri, workshop, animazioni, laboratori e concerti serali.

Noi di ELSE non perdiamo l’occasione di assistere all’apertura di questo evento, e consigliamo a tutti quanti, curiosi, esperti e non, di partecipare a questa interessante e fresca iniziativa!

 Villa-Erba

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Essere ecoturisti

Essere ecoturisti

Esiste un modo responsabile di viaggiare in aree naturali, conservando l’ambiente e sostenendo il benessere delle popolazioni locali? L‘International EcotourismSociety racchiude queste caratteristiche nell’ecoturismo. E lecoturista ha a cuore tutto questo: è un viaggiatore curioso, che si informa e sperimenta. Perché la differenza la fanno le scelte, e per scegliere bisogna conoscere. Per approfondire apri il link  e seguici sul sito di Piuturismo!

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Carbon Footprint e Carbon Credits: approfondiamo!

Carbon Footprint e Carbon Credits: approfondiamo!

La Carbon Footprint, o impronta di Carbonio, rappresenta la quantità di emissioni di gas ad effetto serra che vengono generate durante la filiera di produzione di un prodotto.

Espressa nell’unità di misura CO2eq, la Carbon Footprint considera le emissioni complessive di tutte le fasi di vita di un prodotto dalla sua nascita allo smaltimento, rapportate al Global Warming Potential della CO2, ossia al contributo della stessa all’effetto serra.

E’ importante considerare l’intero ciclo di vita di un prodotto poiché in ciascuna di queste fasi vengono generati inquinanti ambientali, tra cui appunto l’anidride carbonica che è il principale gas serra responsabile del fenomeno del riscaldamento globale. E’ importante calcolare la Carbon Footprint di un prodotto per comprenderne l’impatto climatico.

Quali vantaggi comporta per un’azienda il calcolo della CF di un prodotto?

I vantaggi sono diversi:

  1. Effettuare il calcolo dell’impronta climatica di un prodotto rappresenta oggi una nuova frontiera della contabilità ambientale, un’evoluzione delle politiche ambientali aziendali anche in relazione alla crescente sensibilità verso la problematica del cambiamento climatico.
  2. Quantificare i propri impatti rappresenta un’opportunità per conoscere le proprie performance ambientali e uno strumento per rafforzare la propria green reputation.
  3. Permette di avere un controllo strategico sulle emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso strumenti di quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi, per rispettare i vincoli ambientali proposti dal Protocollo di Kyoto.

I vantaggi espressi nel punto 3 si riassumono in un grande strumento di controllo strategico: i CARBON CREDITS.

Cosa sono i Carbon Credits?

Sono chiamati anche diritti di emissione e si basano sugli accordi stabiliti dal Protocollo di Kyoto, nel quale sono stabilite le soglie massime di emissioni di CO2 per tutti i Paesi firmatari.

Si è sentito spesso parlare di Carbon Credits, associati ad altri termini come emission trading, o cap and trade. Si tratta di una forma di mercato, una “borsa” creata per fornire incentivi economici a chi vuole ridurre le proprie emissioni di gas serra. Questa borsa non utilizza una misura di valuta come il dollaro o l’euro per effettuare transazioni (come succede nel mercato tradizionale), bensì la CO2 espressa in tonnellate.

Come funziona il meccanismo dei Carbon Credits?

Un’autorità nazionale o sovranazionale definisce un valore massimo, un volume definito (in inglese “cap”) di emissioni di CO2 in atmosfera a livello globale. Questo valore viene diviso e ripartito sotto forma di diritti di emissione tra stati e aziende.

L’impegno da parte delle aziende è quello di emettere CO2 in quantità pari o inferiore alle quote assegnate. In caso contrario il soggetto che ha superato i limiti di emissione deve acquistare i crediti che gli mancano da altri soggetti che si sono comportati in maniera più virtuosa di quanto richiesto e che quindi possono vendere le proprie eccedenze.

Quali sono i vantaggi?

Gli stati e le aziende in grado di ridurre le proprie emissioni hanno due grandi vantaggi:

  • Economico, grazie alla vendita dei crediti
  • Reputazionale, perché dimostrano all’intero sistema di essere in grado di rispettare le regole stabilite dal Protocollo

La teoria di fondo è “pagare meno, pagare tutti”, cioè agire in maniera coordinata per abbassare i costi di un progetto finalizzato a ridurre le emissioni di CO2.

Se volete approfondire questi temi, desiderate una consulenza sui carbon credits o semplicemente siete curiosi di saperne di più, vi segnaliamo i nostri partner di Green2Green che si occupano di efficienza energetica e carbon credits.

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FORMAZIONE SULLA SICUREZZA: FINANZIAMENTI INAIL 2016

FORMAZIONE SULLA SICUREZZA: FINANZIAMENTI INAIL 2016

La tematica della formazione sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro rappresenta uno degli aspetti chiave sul quale tutte le aziende devono soffermarsi.

Se vogliamo determinare quanto sia importante avere una formazione in questo campo, basta che ci fermiamo un secondo e riflettiamo su quanto essa sia fondamentale per un corretto e sicuro svolgimento di una mansione, e automaticamente per la prevenzione dei rischi per la salute dei lavoratori, dipendenti e non.

Con l’applicazione dell’art. 11 del DLgs n. 81/2008, è previsto il finanziamento da parte di INAIL e regioni, di progetti formativi specificamente dedicati alle piccole, medie e micro imprese per sensibilizzare e promuovere principi e comportamenti di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Ciascun progetto formativo dovrà avere un costo compreso tra i 200 mila e gli 800 mila euro e verrà finanziato totalmente, con la possibilità di richiedere un’anticipazione del 30%.

CHI PUO’ ADERIRE AL BANDO?

Il bando mette a disposizione in totale 14.589.896 euro che possono essere utilizzati dai seguenti soggetti attuatori, singoli o in aggregazione:

  • Organizzazioni sindacali dei lavoratori e organizzazioni sindacali dei datori di lavoro, che possono avvalersi per la realizzazione anche di strutture formative di diretta o esclusiva emanazione;
  • Organismi paritetici;
  • Università;
  • Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile;
  • Ordini e collegi professionali, limitatamente ai propri iscritti;
  • Enti di patronato;
  • Soggetti formatori accreditati in conformità al modello di accreditamento definito in ogni Regione e Provincia autonoma ai sensi dell’intesa sancita in data 20/03/2008 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 23 gennaio 2009, in ogni Regione in cui si svolgerà il progetto formativo.

Tali soggetti dovranno avvalersi, per l’attuazione del progetto, della collaborazione di docenti qualificati o con comprovata esperienza almeno triennale di insegnamento o professionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

CHI SONO I DESTINATARI DEI PROGETTI FORMATIVI?

I destinatari delle attività di formazione finanziate saranno datori di lavoro, lavoratori (stagionali e non), responsabili dei lavoratori (Rls, Rlst) e piccoli imprenditori.

I progetti formativi, semplici o integrati (formazione + attività di addestramento), dovranno essere realizzati in almeno quattro Regioni (una Regione per una delle macroaree: nord, centro, sud, isole) e interessare i seguenti ambiti:

  1. Formazione finalizzata all’adozione di modelli di organizzazione e di gestione in un’ottica di sviluppo del sistema delle relazioni e di cambiamento di cultura organizzativa;
  2. Formazione sui rischi specifici delle attività svolte;
  3. Formazione sugli aspetti organizzativo-gestionali e tecnico-operativi nei lavori in appalto e negli ambienti confinati, con particolare riferimento alla gestione delle emergenze;
  4. Formazione per l’adozione dei comportamenti sicuri finalizzati alla prevenzione degli infortuni e delle tecnopatie;
  5. Formazione sulla valutazione dei rischi, con particolare attenzione a quelli collegati allo stress lavoro correlato, alle lavoratrici in stato di gravidanza e alle differenze di genere;
  6. Formazione sulla gestione dei rischi in ambiente di lavoro legati alla dipendenza da alcol, sostanze psicotrope e stupefacenti.

I progetti sono valutati sulla base della capacità di promuovere, attraverso il dialogo sociale e il coinvolgimento dei lavoratori, comportamenti aderenti ai principi di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per accedere al finanziamento è necessario inviare a Inail la domanda di adesione al bando entro le ore 13:00 del 19 aprile 2016.

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