Archivi tag: clima

DIRETTIVA NEC: nuovi limiti per la qualità dell’aria e obiettivi entro il 2030

DIRETTIVA NEC: nuovi limiti per la qualità dell’aria e obiettivi entro il 2030

La NEC (National Emission Ceilings) è la nuova direttiva europea sull’inquinamento atmosferico, adottata dal Parlamento e dal Consiglio e in vigore dal 31/12/2016.

La direttiva stabilisce i nuovi obiettivi strategici partendo dal 2020 fino al 2030, con l’intento di progredire verso l’obiettivo di miglioramento a lungo termine di tutta l’Unione Europea attraverso l’indicazione di percentuali di riduzione delle emissioni nazionali dal 2020 al 2029 e poi a partire dal 2030 in avanti.

La direttiva è stata tarata considerando che negli ultimi vent’anni nell’Unione si sono registrati considerevoli progressi nell’ambito della qualità dell’aria e delle emissioni atmosferiche antropogeniche. Questo grazie anche alla “vecchia politica” dell’UE che ha svolto un ruolo determinante fissando, a partire dal 2010, i limiti massimi per le emissioni annue degli Stati membri dei seguenti inquinanti atmosferici:

  • Biossido di zolfo
  • Ossidi di azoto
  • Composti organici volatili non metanici
  • Ammoniaca

Con il passare degli anni e il rispetto dei limiti imposti abbiamo assistito di conseguenza a importanti riduzioni della percentuale di questi inquinanti presenti in aria. Questo traguardo iniziale è però ritenuto parziale, in quanto continuano a sussistere impatti negativi e rischi significativi per l’ambiente e per la salute umana dovuti alla presenza di inquinanti atmosferici in percentuali comunque non trascurabili.

Questo ha portato le autorità nazionali ed europee a ritenere necessario se non del tutto indispensabile che ci sia un rafforzamento delle sinergie tra la legislazione nel settore della qualità dell’aria e gli obiettivi più ampi che l’Unione si era prefissata, in particolare, in materia di cambiamenti climatici e biodiversità.

Nasce così la nuova direttiva NEC che stabilisce, compatibilmente con le disposizioni dettate nel Protocollo di Göteborg, i limiti per ciascun inquinante per quanto riguarda la fascia temporale che intercorre tra il 2020 e il 2029. Dal 2030 in poi le percentuali di riduzione diventeranno progressivamente più alte.

Operativamente che cosa viene descritto nella Direttiva?

Il meccanismo di applicazione della NEC prevede che, per ogni Stato membro dell’Unione siano innanzitutto individuati i livelli indicativi di emissione da raggiungere entro il 2025 (traguardo intermedio), da stabilirsi seguendo una traiettoria lineare verso i limiti di emissione applicabili successivamente a partire dal 2030. Gli Stati membri, ovviamente, avranno la possibilità, a determinate condizioni, di seguire una traiettoria non lineare, qualora risultasse economicamente o tecnicamente “più efficiente”.

Quali sono le tempistiche di adesione alla NEC?

Le Nazioni membro dell’Unione hanno l’obbligo di recepire la direttiva entro il 30 giugno 2018, mentre entro il 2019 sono tenute a presentare un programma di controllo dell’inquinamento nazionale con misure finalizzate a garantire che le emissioni dei quattro principali inquinanti elencati sopra siano ridotte delle percentuali concordate entro il 2020 e il 2030.

Ogni programma nazionale di recepimento della NEC dovrà garantire anche il coordinamento con i piani adottati in ambiti quali i trasporti, l’agricoltura, l’energia e il clima.

Il ruolo della Commissione Europea sarà quello di cooperare con gli Stati membri al fine di garantire una corretta applicazione della direttiva grazie all’istituzione, entro la fine di quest’anno, di un nuovo forum “Aria Pulita” in cui vi sarà la possibilità per tutti gli stakeholders di scambiarsi esperienze e buone pratiche per il conseguimento degli obiettivi stabiliti dalla direttiva.

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LE FALSE ETICHETTE DEL GREENWASHING

Le false etichette del Greenwashing

Avete mai notato quanti prodotti o servizi riportano diciture come “100% naturale”, “ECO”, “Bio”? Vi siete mai chiesti come fare a distinguere una vera etichetta ambientale da una finta?

Per imparare a difendersi dalle finte etichette ecologiche e per non diventarne complici, vi sveliamo i 7 peccati del famoso fenomeno del “finto ambientalismo”, maggiormente noto come GREENWASHING.
Per approfondire apri il link e seguici sul sito di Piuturismo!

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NOW: il festival sul futuro sostenibile made in Como

NOW: il festival sul futuro sostenibile made in Como

Dal 6 al 8 maggio 2016 a Villa Erba di Cernobbio, sul lago di Como, nasce NOW: il primo festival dedicato al futuro sostenibile.

Un evento che ha come obiettivo quello di dare voce a tutte le Imprese, Associazioni, Organizzazioni, Enti e altre realtà che adottano stili, soluzioni e processi sostenibili per l’ambiente, l’economia, la cultura e la società.

Promosso dall’associazione comasca L’Isola che c’è, l’intero festival ruota attorno a 8 parole che hanno lo scopo di evocare i molti temi riguardanti la sostenibilità e il futuro: Terra, Cibo, Economia, Sicurezza, Energia, Relazioni, Saperi, Luoghi.

Now Festival è un’occasione per incontrare storie virtuose, all’avanguardia, per conoscere esperienze e soluzioni che in un futuro possono essere adottate facilmente e condivise da tutti. Strade verso nuovi modelli di sviluppo per migliorare la qualità della vita.

L’evento conta la partecipazione di 200 imprese, tra cui Cooperative, Associazioni, privati e altre realtà all’avanguardia, che saranno presenti per raccontare la loro storia, testimoniare i loro percorsi e mostrare i loro prodotti.

Il festival si rivolge a tutti: giovani, famiglie, curiosi, imprenditori e imprese, e più in generale ad un pubblico fatto di persone di ogni età per far conoscere e sperimentare nuove soluzioni per migliorare la qualità del buon vivere.

Now Festival aprirà i cancelli venerdì 6 maggio alle ore 10:00 e si svolgerà per 3 giorni a Cernobbio nella verde cornice di Villa Erba: un suggestivo centro espositivo e congressuale internazionale con spazi polifunzionali circondati da un parco che si affaccia direttamente sulle rive del Lago di Como.

Gli stand espositivi protagonisti della 3 giorni riguardano i seguenti settori:

  • Impresa e Lavoro: agricoltura, artigianato, tessile, cooperazione, innovazione, sharing economy
  • Cura e Benessere: cibo, cultura, informazione, salute, turismo, welfare, volontariato
  • Ambiente e Sostenibilità: energia, mobilità, prodotti eco-compatibili, riuso
  • Mondialità e Globalizzazione: commercio equo, disarmo, migrazioni, solidarietà internazionale

Now Festival non rappresenta solo una finestra espositiva: all’interno del festival infatti sarà possibile partecipare e assistere a incontri, workshop, animazioni, laboratori e concerti serali.

Noi di ELSE non perdiamo l’occasione di assistere all’apertura di questo evento, e consigliamo a tutti quanti, curiosi, esperti e non, di partecipare a questa interessante e fresca iniziativa!

 Villa-Erba

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Carbon Footprint e Carbon Credits: approfondiamo!

Carbon Footprint e Carbon Credits: approfondiamo!

La Carbon Footprint, o impronta di Carbonio, rappresenta la quantità di emissioni di gas ad effetto serra che vengono generate durante la filiera di produzione di un prodotto.

Espressa nell’unità di misura CO2eq, la Carbon Footprint considera le emissioni complessive di tutte le fasi di vita di un prodotto dalla sua nascita allo smaltimento, rapportate al Global Warming Potential della CO2, ossia al contributo della stessa all’effetto serra.

E’ importante considerare l’intero ciclo di vita di un prodotto poiché in ciascuna di queste fasi vengono generati inquinanti ambientali, tra cui appunto l’anidride carbonica che è il principale gas serra responsabile del fenomeno del riscaldamento globale. E’ importante calcolare la Carbon Footprint di un prodotto per comprenderne l’impatto climatico.

Quali vantaggi comporta per un’azienda il calcolo della CF di un prodotto?

I vantaggi sono diversi:

  1. Effettuare il calcolo dell’impronta climatica di un prodotto rappresenta oggi una nuova frontiera della contabilità ambientale, un’evoluzione delle politiche ambientali aziendali anche in relazione alla crescente sensibilità verso la problematica del cambiamento climatico.
  2. Quantificare i propri impatti rappresenta un’opportunità per conoscere le proprie performance ambientali e uno strumento per rafforzare la propria green reputation.
  3. Permette di avere un controllo strategico sulle emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso strumenti di quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi, per rispettare i vincoli ambientali proposti dal Protocollo di Kyoto.

I vantaggi espressi nel punto 3 si riassumono in un grande strumento di controllo strategico: i CARBON CREDITS.

Cosa sono i Carbon Credits?

Sono chiamati anche diritti di emissione e si basano sugli accordi stabiliti dal Protocollo di Kyoto, nel quale sono stabilite le soglie massime di emissioni di CO2 per tutti i Paesi firmatari.

Si è sentito spesso parlare di Carbon Credits, associati ad altri termini come emission trading, o cap and trade. Si tratta di una forma di mercato, una “borsa” creata per fornire incentivi economici a chi vuole ridurre le proprie emissioni di gas serra. Questa borsa non utilizza una misura di valuta come il dollaro o l’euro per effettuare transazioni (come succede nel mercato tradizionale), bensì la CO2 espressa in tonnellate.

Come funziona il meccanismo dei Carbon Credits?

Un’autorità nazionale o sovranazionale definisce un valore massimo, un volume definito (in inglese “cap”) di emissioni di CO2 in atmosfera a livello globale. Questo valore viene diviso e ripartito sotto forma di diritti di emissione tra stati e aziende.

L’impegno da parte delle aziende è quello di emettere CO2 in quantità pari o inferiore alle quote assegnate. In caso contrario il soggetto che ha superato i limiti di emissione deve acquistare i crediti che gli mancano da altri soggetti che si sono comportati in maniera più virtuosa di quanto richiesto e che quindi possono vendere le proprie eccedenze.

Quali sono i vantaggi?

Gli stati e le aziende in grado di ridurre le proprie emissioni hanno due grandi vantaggi:

  • Economico, grazie alla vendita dei crediti
  • Reputazionale, perché dimostrano all’intero sistema di essere in grado di rispettare le regole stabilite dal Protocollo

La teoria di fondo è “pagare meno, pagare tutti”, cioè agire in maniera coordinata per abbassare i costi di un progetto finalizzato a ridurre le emissioni di CO2.

Se volete approfondire questi temi, desiderate una consulenza sui carbon credits o semplicemente siete curiosi di saperne di più, vi segnaliamo i nostri partner di Green2Green che si occupano di efficienza energetica e carbon credits.

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Gli apparecchi di refrigerazione: quali le caratteristiche e gli obblighi?

Gli apparecchi di refrigerazione: quali le caratteristiche e gli obblighi?

Quando si parla di apparecchi di condizionamento, gli obblighi dei proprietari e le qualifiche degli installatori e dei manutentori non sempre sono così chiare. Questo è importante soprattutto nelle aziende, dove la dimostrazione della propria consapevolezza ambientale e della conformità normativa passa anche dalla conoscenza di argomenti poco “comuni” come questo.

Attualmente, la normativa che regola questa materia è di stampo europeo: il Regolamento CE n. 517/2104 “sui gas fluorurati ad effetto serra”.

Questo regolamento è in vigore dal 1 gennaio 2015, ma per alcuni aspetti risulta ancora poco noto e, spesso, disatteso.

Una delle novità più significative del Regolamento è la modalità di calcolo della quantità di gas refrigeranti presenti negli impianti di condizionamento. Fino alla sua entrata in vigore, infatti, la modalità di calcolo era estremamente semplice: i Kg di gas refrigerante contenuti nell’apparecchiatura erano quelli di cui tenere conto.

Dal 1 gennaio 2015 si parla invece di Tonnellate di CO2 Equivalente, definite dallo stesso Regolamento come “la quantità di gas a effetto serra espressa come il prodotto del peso dei gas a effetto serra in tonnellate metriche e del loro potenziale di riscaldamento globale”.

In parole povere, se voglio capire quante tonnellate di CO2 equivalente contiene il mio apparecchio di refrigerazione, dovrò applicare la formula:

Ton CO2eq = Ton gas refrigerante “X” * GWP “X”

Dove GWP (Global Warming Potential) è il potenziale di riscaldamento climatico di un gas a effetto serra in relazione a quello dell’anidride carbonica (CO2).

I valori di GWP sono differenti per ogni singola tipologia di gas refrigerante e sono riportati nell’Allegato 1 del Regolamento 517/2014.

Quali allora gli obblighi per i proprietari?

I proprietari dovranno ottenere dagli operatori l’indicazione delle tonnellate di CO2 equivalente contenuta nel loro apparecchio e verificare quindi le tempistiche di controllo, che in breve possono essere così riassunte:

a) tra le 5 e 50 tonnellate di CO2 equivalente controllo almeno una volta ogni 12 mesi;

b) tra le 50 e 500 tonnellate di CO2 equivalente controllo almeno una volta ogni sei mesi;

c) sopra le almeno 500 tonnellate di CO2 equivalente controllo ogni tre mesi.

Esistono in ogni caso degli scenari particolari:

  • Nel caso in cui sia installato un sistema di rilevamento delle perdite le tempistiche raddoppiano;
  • le apparecchiature contenenti meno di 3 kg di gas fluorurati a effetto serra o le apparecchiature ermeticamente sigillate contenenti meno di 6 kg di gas potranno derogare ai controlli delle perdite fino al 31 dicembre 2016;
  • le apparecchiature ermeticamente sigillate contenenti HFC in quantità inferiori a 10 tonnellate di CO2 equivalente non sono soggette ai controlli delle perdite purché le apparecchiature stesse siano etichettate come tali.

Infine, poche parole sugli obblighi e le certificazioni necessarie per gli operatori, cioè di coloro che istallano, fanno manutenzione e gestiscono le apparecchiature di refrigerazione.

Tutti gli operatori sono obbligati a tenere e fornire ai proprietari dei nuovi registri, qualora le apparecchiature siano sottoposte all’obbligo dei controlli, che contengano:

  • la quantità e il tipo di gas fluorurati a effetto serra;
  • le quantità di gas fluorurati a effetto serra aggiunti durante l’installazione, la manutenzione o l’assistenza o a causa di perdite;
  • se le quantità di gas fluorurati a effetto serra installati siano state riciclate o rigenerate, incluso il nome e l’indirizzo dell’impianto di riciclaggio o rigenerazione e, ove del caso, il numero di certificato;
  • le quantità di gas fluorurati a effetto serra recuperati;
  • l’identità dell’impresa che ha provveduto all’installazione, all’assistenza, alla manutenzione e, ove del caso, alla riparazione o allo smantellamento delle apparecchiature compreso, ove del caso, il relativo numero di certificato;
  • le date e i risultati dei controlli effettuati
  • qualora l’apparecchiatura sia stata smantellata, le misure adottate per recuperare e smaltire i gas fluorurati a effetto serra.

In merito alle competenze degli operatori, è importante sapere e controllare che tutte le persone / imprese che svolgono le attività di recupero di gas fluorurati, installazione, assistenza, manutenzione, riparazione, controlli delle perdite o smantellamento delle apparecchiature devono essere certificate e adottare misure precauzionali per prevenire la perdita di gas fluorurati a effetto serra.

Viene inoltre introdotto dal regolamento l’obbligo della formazione delle persone che operano su tali apparecchiature.

Come si nota, dunque, non sono tanti gli adempimenti a carico dei proprietari delle apparecchiature. Conoscere il quadro normativo, però, permette alle aziende di verificare il corretto operato degli installatori/manutentori e di affidarsi a operatori che supportino correttamente le loro attività, garantendo nel contempo il rispetto delle norme e la salvaguardia dell’ambiente.

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IL BUCO DELL’OZONO TORNA AD ESPANDERSI: MA GLI ESPERTI INVITANO A NON ALLARMARSI

DOPO ANNI DI PROGRESSI IL BUCO DELL’OZONO TORNA AD ESPANDERSI: MA GLI ESPERTI INVITANO A NON ALLARMARSI

Da milioni di anni la terra è costantemente irraggiata dalle radiazioni elettromagnetiche provenienti dal sole che scaldano il nostro pianeta e danno origine alla vita. Quello che citiamo spesso come “il problema dell’effetto serra” è in realtà un fenomeno naturale da sempre presente sulla terra. Dall’effetto serra deriva la temperatura terrestre. Senza l’effetto serra la temperatura del globo sarebbe in media 30 gradi più fredda, ovvero oscillerebbe intorno ad una temperatura di -18° C.

Recentemente gli scienziati della NASA (National Aeronautics and Space Administration), hanno reso noto che il livello raggiunto dal buco dell’ozono è nel suo picco massimo, ad eccezione della grandezza massimamisurata quasi dieci anni fa nell’ormai lontano 2006.

Le emissioni di anidride carbonica sono il principale nemico da combattere. L’80% delle emissioni di anidride carbonica proviene dalla combustione del petrolio, del metano e del carbone. Un inquinamento cresciuto esponenzialmente con l’industrializzazione delle attività umane.

Considerando che la terra è un “sistema complesso” e che la CO2 ha una durata media in atmosfera di circa 100 anni, se anche oggi smettessimo di immettere CO2 non riusciremmo comunque a ridurre in breve tempo la presenza di anidride carbonica nell’atmosfera.

La particolarità di questo fenomeno nel 2015 è il fatto che, a dispetto degli anni precedenti, abbia raggiunto il suo picco massimo in ritardo. Il motivo? Stando agli esperti questo ritardo è dovuto alle temperature troppo fredde registrate nella parte più alta dell’atmosfera antartica. Infatti, stando ai dati provenienti dall’agenzia aerospaziale americana, tra il 2 ed il 3 ottobre di quest’anno il buco dell’ozono ha superato l’estensione massima dell’anno precedente di ben 4,1 milioni di chilometri quadrati (24,1 milioni di chilometri quadrati nel 2014 e 28,2 milioni di chilometri quadrati nel 2015), quando invece il picco si era registrato tra il 10 e l’11 settembre 2014.

Secondo gli esperti dell’ONU e della sezione dedicata alla meteorologia, la WMO (Organizzazione mondiale della meteorologia delle Nazioni Unite) i dati raccolti dimostrano che: ‘Il problema del buco dell’ozono è ancora con noi; dobbiamo restare vigili, ma non c’è motivo per allarmarsi eccessivamente”.

Una cosa è certa, però, se ognuno di noi nel proprio piccolo facesse tutto il possibile per inquinare di meno, allora sì che non ci sarebbe da allarmarsi!

Cosa possiamo fare per inquinare di meno?

  • spegniamo le luci, chiudiamo l’acqua e abbassiamo il riscaldamento se non dobbiamo utilizzarli;
  • evitiamo di utilizzare bombolette spray come quelle per i deodoranti preferendo soluzioni che abbiano un impatto inferiore sull’atmosfera;
  • prediligiamo i mezzi pubblici alle nostre auto.

Quando si parla di buco nell’ozono, non si può mai parlare di battaglia vinta….ma almeno cerchiamo di combatterla per proteggere il nostro pianeta e per salvaguardare la nostra salute“.

 

 

 

 

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La Carbon Footprint e il calcolo dell’impronta climatica

carbon footprintOggigiorno, ognuno di noi ormai sa che cosa significa “cambiamento climatico”: ne vediamo e subiamo spesso gli effetti, dovuti ad accadimenti metereologici estremi, oppure sentendone parlare sempre di più dai mass media, che arrivano con il consueto ritardo rispetto alla comunità scientifica, da anni concorde sul fatto che il clima sta mutando con una repentinità mai vista, se comparata alle normali fluttuazioni attraversate dalla Terra nei suoi quattro miliardi e mezzo di anni di vita. La colpa è delle attività umane, che dalla rivoluzione industriale in poi hanno saturato l’atmosfera di CO2, la famigerata anidride carbonica, che, assieme agli altri fratelli gas serra, ha scombussolato le dinamiche atmosferiche, provocando sempre più di frequente fenomeni intensi, improvvisi, disastrosi: dalla siccità alle alluvioni, da estati fredde e piovose a inverni miti, dalla rovina di intere piantagioni per la troppa pioggia (o la troppo poca!) alla coltivazione di prodotti tipicamente mediterranei in aree prima impensabili del Nord Europa. Continue reading

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