Archivi tag: Certificazioni volontarie

Ecolabel: la certificazione di sostenibilità è anche per il turismo

Ecolabel: la certificazione di sostenibilità è anche per il turismo

Come possono le strutture turistiche dimostrare la propria sensibilità e attenzione all’ambiente?

Ecco che nasce l’etichetta ECOLABEL, il marchio europeo che permette di certificare e dimostrare il proprio ridotto impatto ambientale.

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Come fare comunicazione ambientale chiara ed efficace?

COME FARE COMUNICAZIONE AMBIENTALE CHIARA ED EFFICACE?

Come può un’organizzazione informare in maniera corretta ed efficace gli stakeholders e sensibilizzarli sulle tematiche ambientali?

La risposta a queste domande è rappresentata dallo standard di adesione volontaria ISO 14063:2010, che vuole offrire un sostegno per le aziende in materia di Comunicazione Ambientale presentandone linee guida e strategie relative alle attività che vi ruotano attorno.

La comunicazione ambientale è uno strumento fondamentale che nel corso degli ultimi decenni è diventato indispensabile all’interno delle Imprese e delle Pubbliche Amministrazioni, che scelgono di organizzare in modo strategico il proprio lavoro sviluppando valori, azioni, prestazioni e quindi un sistema di gestione adeguato a mantenere sotto controllo gli impatti ambientali delle proprie attività, perseguendo allo stesso tempo un miglioramento continuo e crescente.

La stessa ISO definisce la comunicazione ambientale come “il processo che un’organizzazione realizza per fornire ed ottenere informazioni e per intraprendere un dialogo con le parti interessate interne ed esterne, al fine di stimolare una comprensione comune sui temi, sugli aspetti e sulle prestazioni ambientali”.

Lo standard punta sulla salvaguardia ambientale, che in questi ultimi anni è diventata un “must”, un dovere al centro degli interessi di molti Paesi Europei e delle loro Pubbliche Amministrazioni. A conferma di ciò vi è la necessità crescente di numerose agenzie ed organizzazioni che pongono al centro della propria missione l’ambiente e di conseguenza la comunicazione ambientale, al fine di sensibilizzare sulle tematiche, sui progetti, sui problemi in materia di ambiente.

Lo scopo è quello di trasmettere gli strumenti, le buone pratiche, le strategie, le attività ed i piani d’azione relativi alla comunicazione ambientale, settore che sta progressivamente acquistando un ruolo di governance del territorio.

I principi generali ai quali la comunicazione ambientale deve tendere sono:

  • TRASPARENZA delle informazioni, delle procedure e dei metodi impiegati;
  • APPROPRIATEZZA del linguaggio utilizzato e dei media selezionati, in riferimento al pubblico al quale ci si rivolge;
  • CREDIBILITA’, espressa con messaggi onesti, veritieri, accurati e comprensibili;
  • CAPACITA’ di rispondere alle parti interessate con tempestività e completezza;
  • CHIAREZZA degli approcci e del linguaggio scelto.

Un aspetto molto interessante che caratterizza la ISO 14063 riguarda tutta la parte tecnica che indica attraverso esempi e definizioni il processo di creazione della strategia comunicativa, partendo dall’identificazione di una politica di comunicazione ambientale, passando poi per la definizione della strategia vera e propria, seguita dalle attività di comunicazione, fino ad arrivare alla pianificazione e realizzazione delle attività di controllo dei risultati della comunicazione.

Insomma, una guida dall’inizio alla fine che può essere uno strumento utile per i comunicatori e gli strategic planner.

L’adesione allo standard è estesa a tutte le organizzazioni che intendono applicarla, che siano in possesso o meno di un sistema di gestione ambientale. Infatti, pur essendo una norma appartenente alla famiglia ISO 14000, essa conserva una sua autonomia.

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VIVA: l’etichetta di sostenibilità del settore vitivinicolo e agroalimentare

VIVA: l’etichetta di sostenibilità del settore vitivinicolo e agroalimentare

Come i produttori vitivinicoli possono dimostrare il loro impegno verso la sostenibilità della filiera di produzione?

Da oggi esiste VIVA – Sustainable Wine, l’etichetta che dimostra la sostenibilità delle aziende vitivinicole grazie all’analisi delle performance da parte di consulenti qualificati.

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ISO 31000: come gestire correttamente il rischio

ISO 31000: come gestire correttamente il rischio

Sebbene sia diffusa la consapevolezza che le organizzazioni per affrontare il mercato debbano necessariamente gestire tutti i rischi presenti nelle proprie attività, è possibile affermare che in molti casi i processi adottati risultano essere poco efficienti e non coerenti con l’organizzazione stessa.

In effetti, si tratta di carenze che, in passato, potevano essere nascoste da fatturati e margini accettabili, dovuti soprattutto al buon andamento del mercato.

Oggi, invece, le debolezze strutturali e le criticità gestionali non sono più accettabili e, di conseguenza, è sempre più sentita l’esigenza per le aziende di dotarsi di un’organizzazione strutturata in grado di consentire l’attuazione della tutela della sicurezza del lavoro, del rispetto dell’ambiente, della sicurezza delle informazioni, della corretta gestione finanziaria e di ogni altro aspetto cautelativo, che le leggi e i regolamenti richiedono di attivare.

A tal proposito vi parliamo di uno standard di adesione volontaria ancora poco conosciuto: ISO 31000. E’ una norma nata nel 2009 (recepita e approvata in Italia nel 2010) che ha lo scopo di integrare i sistemi di risk management nei modelli di gestione già noti (ISO 9001-Qualità, 14001-Ambiente, OHSAS 18001-Sicurezza, ecc.).

Come si inserisce la norma all’interno degli altri modelli di gestione?

La ISO 31000 fornisce alcuni principi che, se soddisfatti, permettono di rendere efficace la gestione del rischio.

Essendo una norma non specifica per alcuna industria o settore, può essere recepita ed utilizzata da qualsiasi impresa pubblica, privata o sociale, associazione o individuo.

La norma è applicabile a tutti i livelli e le aree dell’intera organizzazione, così come alle specifiche funzioni, progetti ed attività. In particolare, questa norma fornisce i principi e le linee guida per la gestione di qualsiasi forma di rischio in un modo sistematico, trasparente e credibile ed all’interno di qualunque campo di applicazione e contesto.

Lo standard propone un modello di gestione del rischio e di integrazione dello stesso nel sistema di gestione aziendale, che è applicabile a tutte le tipologie di rischio (strategico, operativo, valutario, di mercato, di compliance ecc). Attraverso il famoso ciclo “Plan – Do – Check – Act” comune a tutte le ISO, fornisce un approccio comune a supporto dei modelli di sistemi di gestione specifici (come per esempio qualità, ambiente e sicurezza).

La ISO 31000, innestandosi sulle altre norme ISO, focalizza l’attenzione su quelli che sono i vantaggi di una corretta e attiva gestione del rischio. Evidenzia che la gestione del rischio, quando attuata e mantenuta attiva in conformità alle specifiche fornite dalla norma, consente alle organizzazioni diversi progressi rilevanti:

  • Aumentare la probabilità di raggiungere gli obiettivi;
  • Incoraggiare la gestione proattiva;
  • Migliorare il reporting cogente e volontario;
  • Costruire una base affidabile per il processo decisionale;
  • Accrescere le prestazioni in ambito salute e sicurezza e protezione ambientale;
  • Migliorare l’apprendimento organizzativo.

Lo standard è applicabile a qualsiasi tipo di organizzazione (impresa pubblica, privata, associazione, gruppo o individuo) e a qualsiasi tipo di rischio (ambientale, finanziario, health&safety, ecc).

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ALTFUELS 2016: BolognaFiere sede della prima fiera mondiale sui combustibili alternativi

ALTFUELS 2016: BolognaFiere sede della prima fiera mondiale sui combustibili alternativi

L’Italia ospiterà la prima fiera mondiale sui carburanti alternativi.

Il grande evento “Alternative Fuels Conferences&World Fair 2016 – ALTFUELS 2016” si svolgerà infatti dal 25 al 28 maggio 2016 presso BolognaFiere e vedrà la presenza dei maggiori esperti internazionali del settore e le aziende più importanti del settore dei combustibili alternativi agli idrocarburi.

La manifestazione, organizzata dalla società AltFuels Communication Group, segue il successo della fiera internazionale “NGV Bologna 2012” dedicata all’impiego del gas naturale per l’autotrazione.

Perché proprio l’Italia e BolognaFiere?

L’Italia è di gran lunga il più ampio mercato dei carburanti alternativi in Europa: un settore che interessa il 7,8% del totale dei veicoli italiani in circolazione e ben il 14,5% dei nuovi immatricolati nel 2014. Siamo il riferimento mondiale degli alternative fuels, anche alla luce di ben 80 anni di esperienza nel settore del trasporto a gas metano.

La fiera offrirà l’opportunità di saperne di più sui progressi nel settore dei vari combustibili alternativi e delle nuove tecnologie sostenibili per il settore della mobilità.

Si svilupperà sull’area espositiva di BolognaFiere, che misura circa 3mila metri quadri, ed ospiterà 50 espositori provenienti da 13 Paesi: Italia, Argentina, Brasile, Canada, Nuova Zelanda, Cina, Russia, Turchia, Polonia, Germania, Francia, Spagna, Svizzera. Di oltre 40 Paesi invece i visitatori attesi, tra cui Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Sud Africa, Egitto, Israele, Iran, Pakistan e tutte le Nazioni europee. Parallelamente si svolgerà un programma di seminari e workshop su ogni singolo carburante alternativo e sulle relative tecnologie. Per la prima volta, la manifestazione ha ricevuto il patrocinio di molte associazioni nel settore degli alternative fuels in ambito nazionale, europeo e mondiale: NGV Italy, NGVA Europe, NGV Global, Anigas, Assogasliquidi, Anfia, Assogasmetano, Consorzio Italiano Biogas, eAmbiente, Biosai, European Biogas Association, Federmetano, Anvel, AEGPL Europe, World LGP Association, Mobilitah2.it.

La scelta della location non è casuale: BolognaFiere è un quartiere fieristico certificato ISO 20121. Questo standard ad adesione volontaria è riconosciuto a livello internazionale e permette alle organizzazioni di dimostrare il proprio impegno e sensibilità per quanto riguarda la gestione sostenibile degli eventi.

Lo standard internazionale definisce i requisiti di un sistema di gestione della sostenibilità degli eventi per la comunità e per l’ambiente nel quale l’evento è inserito.

La norma ISO 20121 consente alle organizzazioni di dimostrare pubblicamente la propria attenzione per quanto riguarda:

  • Riduzione al minimo degli impatti sull’ambiente durante tutta la gestione dell’evento, dalla fase di pianificazione alla realizzazione;
  • Tutela la collettività e il luogo che ospita l’evento;
  • Migliora la reputazione dell’organizzazione a livello di mercato e con gli stakeholders.

BolognaFiere è stato il primo quartiere fieristico italiano ad aver ottenuto l’attestazione per la gestione sostenibile degli eventi secondo la norma internazionale ISO 20121.

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Vuoi saperne di più sulla ISO 20121? Ti rimandiamo al sito ELSE dedicato alla sostenibilità!

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V.I.V.A.: L’ETICHETTA DI SOSTENIBILITA’ DEL SETTORE VITIVINICOLO E AGROALIMENTARE

V.I.V.A.: l’etichetta di sostenibilità del settore vitivinicolo e agroalimentare

Il Ministero dell’Ambiente ha avviato nel 2011 il progetto nazionale VIVA – Sustainable Wine, un protocollo ad adesione volontaria che mira a migliorare le prestazioni di sostenibilità della filiera vitivinicola attraverso l’analisi, condotta da consulenti qualificati, di quattro indicatori: Aria, Acqua, Territorio, Vigneto.

Il progetto, dopo una prima fase pilota che si è conclusa nel 2014, è oggi aperto a tutte le aziende interessate a farvi parte e ha già visto l’adesione al protocollo VIVA da parte di molte aziende vitivinicole su tutto il territorio nazionale.

Il protocollo si esprime mediante un’etichetta presente sulla bottiglia: l’etichetta “V.I.V.A. Sustainable Wine” indica che la bottiglia di vino ha intrapreso un innovativo percorso di valutazione delle performance di sostenibilità ambientale, sociale ed economica e che tali performance sono tese a migliorare nel tempo.

L’impatto della produzione della bottiglia è misurato su 4 indicatori:

  1. ARIA
    ariaEsprime il totale delle emissioni di gas a effetto serra associate al ciclo di vita della bottiglia, che comprende 4 grandi fasi:
  • Gestione del vigneto
  • Trasformazione dell’uva in vino e imbottigliamento
  • Distribuzione delle bottiglie
  • Smaltimento del vetro
  1. ACQUA
    acquaEsprime il volume di acqua dolce consumata per la produzione della bottiglia.
  1. TERRITORIO
    territorioValuta gli effetti delle attività aziendali sia sull’ambiente, i cui valori da difendere sono la biodiversità, la tutela e la valorizzazione del paesaggio; sia sulla comunità, verificando le conseguenze sociali ed economiche della produzione vitivinicola sui lavoratori, comunità locale, produttori e consumatori
  1. VIGNETO
    vignetoL’etichetta promuove anche la sostenibilità legata alle pratiche di gestione agronomica. L’indicatore vigneto valuta infatti la gestione del suolo, dalla concimazione alla gestione della sostanza organica, fino ai fenomeni di erosione e compattamento, e le attività aziendali che possono influenzare la biodiversità.

L’etichetta, normalmente posta sul retro della bottiglia, è consultabile anche mediante smartphone e tablet attraverso un QR code nel quale sono riassunti e resi noti al consumatore i risultati e i miglioramenti, in termini di sostenibilità, raggiunti dai produttori che aderiscono al progetto. Fotografando il QR code ci si collega al sito dedicato dove viene illustrato il progetto, gli obiettivi e i parametri di sostenibilità del vino che si intende acquistare.

La simbologia adottata nell’etichetta digitale aiuta il consumatore a distinguere visivamente le diverse aree dedicate alla presentazione dei risultati dei singoli indicatori (Aria, Acqua, Vigneto e Territorio). Il dettaglio di ogni indicatore contiene una breve descrizione che permette di comprendere meglio gli aspetti di sostenibilità espressi dall’indicatore stesso e di verificare le performance dell’azienda.

L’etichetta digitale VIVA è dunque sinonimo di assoluta trasparenza: un’interfaccia ideale tra l’azienda produttrice e il consumatore; un primo e importantissimo passo nella comune direzione della sostenibilità.

Come può un’azienda aderire al protocollo VIVA al fine di acquisire l’etichetta?

E’ stata creata la rete VIVA: un gruppo di professionisti e di aziende specializzate in consulenza ambientale che operano su scala nazionale ed internazionale. Ciò che accomuna i componenti della rete è il fatto di aver partecipato al corso di formazione VIVA – “La sostenibilità nella viticoltura in Italia” organizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Il corso ha formato i consulenti per accompagnare le aziende vitivinicole verso l’acquisizione del marchio di sostenibilità VIVA.

Il team della rete VIVA è composto da tecnici esperti con competenze consolidate in varie discipline: agronomia, scienze ambientali, ingegneria ambientale, economia, architettura e chimica dell’ambiente in modo da trasferire ai clienti un servizio accurato, frutto di un approccio multidisciplinare e attento alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Attraverso il network i consulenti VIVA offrono consulenza alle aziende vitivinicole in modo capillare su tutto il territorio italiano per quanto riguarda:

  • Etichetta VIVA Sustainable Wine
  • Carbon Footprint ISO/TS 14067 / ISO 14064
  • Water Footprint ISO 14046
  • Environmental Footprint
  • Emission Trading
  • Elaborazione di best practices attuabili al fine di ridurre gli impatti in azienda
  • Studi di sostenibilità relativi a prodotti e attività aziendali
  • Interventi di efficienza energetica

Anche noi di Else Project abbiamo all’interno del nostro team un consulente abilitato ad operare per l’acquisizione dell’etichetta VIVA – Sustainable Wine. Contattaci sul nostro sito dedicato alla sostenibilità di ELSE!

E’ possibile contattare tutti i consulenti della rete VIVA al sito dedicato www.vinisostenibili.com

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Brochure della rete dei consulenti VIVA, consultabile sul sito www.vinisostenibili.com
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Etichetta VIVA di prodotto, normalmente posta sul retro della bottiglia certificata.
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APPUNTI DI VIAGGIO TRA MARCHI E CERTIFICAZIONI

Appunti di viaggio tra marchi e certificazioni

Come dare il giusto valore ad un marchio su un sito internet, o sul vetro di una porta? Come possiamo capire in modo chiaro ciò che quel marchio ci sta raccontando delle scelte e delle idee di quell’azienda?

Vi aiutiamo a districarvi tra marchi e certificazioni nei nostri “Appunti di viaggio”.
Per approfondire apri il link e seguici sul sito di Piuturismo!

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Carbon Footprint e Carbon Credits: approfondiamo!

Carbon Footprint e Carbon Credits: approfondiamo!

La Carbon Footprint, o impronta di Carbonio, rappresenta la quantità di emissioni di gas ad effetto serra che vengono generate durante la filiera di produzione di un prodotto.

Espressa nell’unità di misura CO2eq, la Carbon Footprint considera le emissioni complessive di tutte le fasi di vita di un prodotto dalla sua nascita allo smaltimento, rapportate al Global Warming Potential della CO2, ossia al contributo della stessa all’effetto serra.

E’ importante considerare l’intero ciclo di vita di un prodotto poiché in ciascuna di queste fasi vengono generati inquinanti ambientali, tra cui appunto l’anidride carbonica che è il principale gas serra responsabile del fenomeno del riscaldamento globale. E’ importante calcolare la Carbon Footprint di un prodotto per comprenderne l’impatto climatico.

Quali vantaggi comporta per un’azienda il calcolo della CF di un prodotto?

I vantaggi sono diversi:

  1. Effettuare il calcolo dell’impronta climatica di un prodotto rappresenta oggi una nuova frontiera della contabilità ambientale, un’evoluzione delle politiche ambientali aziendali anche in relazione alla crescente sensibilità verso la problematica del cambiamento climatico.
  2. Quantificare i propri impatti rappresenta un’opportunità per conoscere le proprie performance ambientali e uno strumento per rafforzare la propria green reputation.
  3. Permette di avere un controllo strategico sulle emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso strumenti di quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi, per rispettare i vincoli ambientali proposti dal Protocollo di Kyoto.

I vantaggi espressi nel punto 3 si riassumono in un grande strumento di controllo strategico: i CARBON CREDITS.

Cosa sono i Carbon Credits?

Sono chiamati anche diritti di emissione e si basano sugli accordi stabiliti dal Protocollo di Kyoto, nel quale sono stabilite le soglie massime di emissioni di CO2 per tutti i Paesi firmatari.

Si è sentito spesso parlare di Carbon Credits, associati ad altri termini come emission trading, o cap and trade. Si tratta di una forma di mercato, una “borsa” creata per fornire incentivi economici a chi vuole ridurre le proprie emissioni di gas serra. Questa borsa non utilizza una misura di valuta come il dollaro o l’euro per effettuare transazioni (come succede nel mercato tradizionale), bensì la CO2 espressa in tonnellate.

Come funziona il meccanismo dei Carbon Credits?

Un’autorità nazionale o sovranazionale definisce un valore massimo, un volume definito (in inglese “cap”) di emissioni di CO2 in atmosfera a livello globale. Questo valore viene diviso e ripartito sotto forma di diritti di emissione tra stati e aziende.

L’impegno da parte delle aziende è quello di emettere CO2 in quantità pari o inferiore alle quote assegnate. In caso contrario il soggetto che ha superato i limiti di emissione deve acquistare i crediti che gli mancano da altri soggetti che si sono comportati in maniera più virtuosa di quanto richiesto e che quindi possono vendere le proprie eccedenze.

Quali sono i vantaggi?

Gli stati e le aziende in grado di ridurre le proprie emissioni hanno due grandi vantaggi:

  • Economico, grazie alla vendita dei crediti
  • Reputazionale, perché dimostrano all’intero sistema di essere in grado di rispettare le regole stabilite dal Protocollo

La teoria di fondo è “pagare meno, pagare tutti”, cioè agire in maniera coordinata per abbassare i costi di un progetto finalizzato a ridurre le emissioni di CO2.

Se volete approfondire questi temi, desiderate una consulenza sui carbon credits o semplicemente siete curiosi di saperne di più, vi segnaliamo i nostri partner di Green2Green che si occupano di efficienza energetica e carbon credits.

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2016 IN DIREZIONE GREEN-ECONOMY: DIAGNOSI ENERGETICHE TRA BANDI E INCENTIVI

2016 IN DIREZIONE GREEN-ECONOMY: DIAGNOSI ENERGETICHE TRA BANDI E INCENTIVI

Risparmio di energia” e “tutela dell’ambiente” sono due bersagli fondamentali che le aziende del nuovo millennio devono centrare per contribuire alla salvaguardia delle risorse energetiche a livello globale.

Grazie alla certificazione volontaria ISO 50001, tutte le organizzazioni possono scegliere di aderire ad uno standard che ha come obiettivo principale quello di migliorare il proprio sistema di gestione dell’energia e le prestazioni in materia di efficienza energetica:

  • CONTROLLANDO i consumi e contenendo i costi energetici;
  • DIMINUENDO l’impatto ambientale e traendo inevitabilmente profitto e vantaggio competitivo sul mercato;
  • CONTRIBUENDO alla salvaguardia delle risorse energetiche della Terra.

Tuttavia, a causa della crisi economica che colpisce ancora oggi la maggior parte delle aziende, è difficile per le piccole e medie imprese sostenere i costi derivanti dall’acquisizione di una certificazione energetica.

Per agevolare queste realtà aziendali a dirigersi verso un’ottica “green” delle loro attività (mediante ad esempio l’impiego di nuove tecnologie che puntano al risparmio energetico), lo Stato ha approvato il cofinanziamento di programmi, presentati tramite bando al quale potevano aderire tutte le regioni e province autonome italiane entro la data 31/10/2015, che prevedono incentivi rivolti alle piccole e medie imprese (PMI) desiderose di effettuare diagnosi energetiche al fine di adottare sistemi di gestione conformi con la normativa ISO 50001.

Il cofinanziamento, concesso per il 2016 e approvato con decreto ministeriale del 21/12/2015, prevede l’erogazione di circa 10 milioni di euro da parte dello Stato, che vanno a sommarsi ad altrettante risorse economiche allocate da parte delle Regioni aderenti il bando. Si stima che per il 2016 sarà a disposizione un totale pari a circa 20 milioni di euro a copertura del 50% dei costi che le aziende dovranno sostenere per effettuare le diagnosi energetiche.

Le regioni che hanno aderito al bando per gli incentivi sono: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo, Basilicata, Sicilia, Sardegna e provincia autonoma di Trento.

L’intenzione è quella di replicare questa iniziativa annualmente, fino al 2020, proprio per incentivare gli audit energetici nelle PMI o l’adozione di sistemi di gestione dell’energia conformi allo standard di certificazione volontaria ISO 50001.

Noi riteniamo che questo rappresenti un enorme aiuto per la gestione quotidiana delle prestazioni energetiche e per la qualificazione delle aziende che operano in questo campo. E’ un importante traguardo, un piccolo ma grande passo che ci porta in avanti, verso i nuovi processi della green economy.

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SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO: BANDI E FINANZIAMENTI 2016

SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO: BANDI E FINANZIAMENTI 2016

 

Salute e sicurezza sul lavoro, Occupational Health and Safety, OHSAS 18001……..in qualsivoglia modo lo si chiami, risulta essere uno dei temi fondamentali che devono essere gestiti in modo adeguato, continuo e professionale  nei luoghi di lavoro.

E’ un concetto piuttosto delicato (basti pensare alle morti bianche, che contano in tutto il mondo circa due milioni di caduti ogni anno), regolamentato dal Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs 9 aprile 2008 n.81, entrato in vigore il 15 maggio 2008) e che deve essere quindi affrontato con estrema serietà, iniziando a spiegare chiaramente il suo significato.

Con il termine “sicurezza sul lavoro” intendiamo l’insieme delle misure preventive o protettive da adottare per rendere salubri e sicuri i luoghi di lavoro, in modo da evitare o ridurre al minimo possibile l’esposizione dei lavoratori ai rischi connessi l’attività lavorativa, riducendo o eliminando il rischio di infortuni e/o incidenti o il rischio di contrarre una malattia professionale.

Un luogo di lavoro è perciò definito “sicuro” quando è dotato di accorgimenti, strumenti ed attività di prevenzione che forniscono un ragionevole grado di protezione contro la probabilità che si verifichi un evento pericoloso o dannoso per la salute di chi lo svolge.

Esistono misure di tutela della salute/sicurezza dei lavoratori che hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro e ridurre la probabilità che si verifichino infortuni non solo ai lavoratori e addetti, ma anche ai collaboratori esterni e a quanti si trovano, anche solo occasionalmente, all’interno dei luoghi di lavoro, in quanto possono potenzialmente subire il rischio di incidente.
Detto questo, è chiaro che l’attuazione di tali misure comporta un costo che anche le aziende più piccole devono sostenere, in quanto si tratta di misure obbligatorie che il datore di lavoro deve attuare per chiunque entri in contatto con le attività produttive dell’impresa.

Per aiutare le aziende a sostenere i costi derivanti dall’adozione di tali misure, sono stati finanziati due bandi a sostegno delle piccole e microimprese che nel 2016 hanno intenzione di realizzare progetti di innovazione tecnologica, come ad esempio l’acquisto di impianti, macchine e attrezzature, finalizzati a migliorare le condizioni di salute e sicurezza sul lavoro:

  1. BANDO FIPIT

Si tratta di un bando a graduatoria rivolto alle imprese operanti nel settore terziario che prevede un finanziamento di circa 20 milioni di euro, ripartiti a livello regionale/provinciale in base al numero di addetti e al grado di gravità degli infortuni.

L’agevolazione finanziaria prevista può raggiungere una misura massima del 65% dei costi sostenuti dall’azienda per il progetto e le spese accessorie.
Il progetto da finanziare prevede un contributo massimo erogabile fino a 50.000 euro e il contributo minimo ammissibile è pari a 1.000 euro. Ciascuna impresa può inoltre richiedere un’anticipazione fino al 50% dell’importo del contributo richiesto.

  1. BANDO ISI – INAIL

Per il sesto anno di fila, INAIL ripropone il bando che prevede la messa a disposizione, da parte dell’Istituto, di una somma di 276.269.986 € in finanziamenti a fondo perduto, che vengono assegnati fino ad esaurimento alle imprese, anche individuali, per la realizzazione di progetti volti al miglioramento dei livelli di salute e sicurezza sul lavoro.
La novità rilevante del 2016 è rappresentata dall’introduzione nel bando di uno specifico asse dedicato ai progetti di bonifica di materiali contenenti amianto.

L’obiettivo è quello di coprire fino al 65% dei costi sostenuti dalle imprese per la realizzazione dell’intervento, e il finanziamento è compreso tra un minimo di 5.000 e un massimo di 130.000 euro, che viene erogato da INAIL dopo una verifica amministrativa e la realizzazione del progetto da parte dell’impresa.

I soggetti interessati potranno inserire le domande di partecipazione al bando a partire dal 1° marzo 2016 fino alle ore 18:00 del 5 maggio 2016, nella sezione Servizi online del sito INAIL.

C’è un’ultima ed interessante novità di cui vogliamo informarvi; non è ancora regolamentata in quanto ad oggi non è stato emanato alcun decreto attuativo, ma per il 2016 è prevista l’introduzione di ulteriori incentivi per le imprese: si tratta del credito d’imposta del 50% delle spese sostenute, che sarà ripartito in tre quote annuali, a favore dei titolari di reddito d’impresa che effettuano nell’anno 2016 interventi di bonifica dell’amianto sui propri beni e strutture produttive.
L’investimento pianificato dalle aziende dovrà essere di almeno 20.000 euro ed avvenire sul territorio nazionale.
Tramite questo credito d’imposta, le imprese che bonificano avranno la possibilità di recuperare fino al 50% delle spese sostenute.

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