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Carbon Footprint e Carbon Credits: approfondiamo!

Carbon Footprint e Carbon Credits: approfondiamo!

La Carbon Footprint, o impronta di Carbonio, rappresenta la quantità di emissioni di gas ad effetto serra che vengono generate durante la filiera di produzione di un prodotto.

Espressa nell’unità di misura CO2eq, la Carbon Footprint considera le emissioni complessive di tutte le fasi di vita di un prodotto dalla sua nascita allo smaltimento, rapportate al Global Warming Potential della CO2, ossia al contributo della stessa all’effetto serra.

E’ importante considerare l’intero ciclo di vita di un prodotto poiché in ciascuna di queste fasi vengono generati inquinanti ambientali, tra cui appunto l’anidride carbonica che è il principale gas serra responsabile del fenomeno del riscaldamento globale. E’ importante calcolare la Carbon Footprint di un prodotto per comprenderne l’impatto climatico.

Quali vantaggi comporta per un’azienda il calcolo della CF di un prodotto?

I vantaggi sono diversi:

  1. Effettuare il calcolo dell’impronta climatica di un prodotto rappresenta oggi una nuova frontiera della contabilità ambientale, un’evoluzione delle politiche ambientali aziendali anche in relazione alla crescente sensibilità verso la problematica del cambiamento climatico.
  2. Quantificare i propri impatti rappresenta un’opportunità per conoscere le proprie performance ambientali e uno strumento per rafforzare la propria green reputation.
  3. Permette di avere un controllo strategico sulle emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso strumenti di quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi, per rispettare i vincoli ambientali proposti dal Protocollo di Kyoto.

I vantaggi espressi nel punto 3 si riassumono in un grande strumento di controllo strategico: i CARBON CREDITS.

Cosa sono i Carbon Credits?

Sono chiamati anche diritti di emissione e si basano sugli accordi stabiliti dal Protocollo di Kyoto, nel quale sono stabilite le soglie massime di emissioni di CO2 per tutti i Paesi firmatari.

Si è sentito spesso parlare di Carbon Credits, associati ad altri termini come emission trading, o cap and trade. Si tratta di una forma di mercato, una “borsa” creata per fornire incentivi economici a chi vuole ridurre le proprie emissioni di gas serra. Questa borsa non utilizza una misura di valuta come il dollaro o l’euro per effettuare transazioni (come succede nel mercato tradizionale), bensì la CO2 espressa in tonnellate.

Come funziona il meccanismo dei Carbon Credits?

Un’autorità nazionale o sovranazionale definisce un valore massimo, un volume definito (in inglese “cap”) di emissioni di CO2 in atmosfera a livello globale. Questo valore viene diviso e ripartito sotto forma di diritti di emissione tra stati e aziende.

L’impegno da parte delle aziende è quello di emettere CO2 in quantità pari o inferiore alle quote assegnate. In caso contrario il soggetto che ha superato i limiti di emissione deve acquistare i crediti che gli mancano da altri soggetti che si sono comportati in maniera più virtuosa di quanto richiesto e che quindi possono vendere le proprie eccedenze.

Quali sono i vantaggi?

Gli stati e le aziende in grado di ridurre le proprie emissioni hanno due grandi vantaggi:

  • Economico, grazie alla vendita dei crediti
  • Reputazionale, perché dimostrano all’intero sistema di essere in grado di rispettare le regole stabilite dal Protocollo

La teoria di fondo è “pagare meno, pagare tutti”, cioè agire in maniera coordinata per abbassare i costi di un progetto finalizzato a ridurre le emissioni di CO2.

Se volete approfondire questi temi, desiderate una consulenza sui carbon credits o semplicemente siete curiosi di saperne di più, vi segnaliamo i nostri partner di Green2Green che si occupano di efficienza energetica e carbon credits.

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APE 2015 – NUOVA CERTIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI

APEAPE 2015 –  LA NUOVA CERTIFICAZIONE ENERGETICA degli EDIFICI

Il nuovo “Ape Unico 2015″, è lo strumento con il quale viene certificato il livello di “prestazione energetica” di un edificio.

È entrato in vigore dal 1° ottobre, dopo la pubblicazione dei 3 decreti ministeriali del 26/06/2015 denominati rispettivamente “DM Requisiti Minimi”, “DM Linee Guida” e “DM Relazioni Tecniche”.

Il nuovo certificato, obbligatorio per legge, presenta alcune novità:

  1. Le classi energetiche da sette diventano dieci: si parte, come prima, dalla G (la peggiore), per arrivare al top dei quattro livelli di classe A: A1, A2, A3, A4 (la migliore). Inoltre il nuovo APE riporterà, oltre i consumi per il riscaldamento invernale, anche quelli per il raffrescamento estivo, la ventilazione, l’illuminazione, le macchine per il trasporto di cose/persone nonchè le emissioni di anidride carbonica correlate, l’eventuale energia esportata dall’autoproduzione con impianti da fonte rinnovabile e gli interventi migliorativi raccomandabili.
  2. La classificazione dell’edificio viene fatta rispetto ad un edificio di riferimento, che è un edificio con la medesima geometria, volumetria, superficie, orientamento, destinazione d’uso e situazione al contorno di quello da certificare ma con caratteristiche termofisiche predefinite dalla normativa.
  3. Il nuovo Ape deve essere chiesto dal costruttore, in caso di nuova costruzione oppure di ristrutturazione di un immobile, mentre nel caso di una compravendita, la richiesta deve essere fatta dal proprietario.
  4. L’Ape Unico 2015 può essere rilasciato solo da un singolo tecnico qualificato non più da uno studio associato, da una “Esco”, (Energy Service Company), che sia in loro possesso dei requisiti indicati nel Dpr 75/2015, e che abbia un accreditamento a livello regionale.
  5. Per l’emissione dell’APE devono essere eseguiti dei sopralluoghi, durante i quali, si rileveranno tutte le informazioni relative all’involucro (le murature e le sue componenti e gli infissi), nonché gli impianti presenti nell’immobile per il riscaldamento od il raffrescamento dei vari ambienti che lo compongono. Il tutto in linea con quelle che sono le richieste della normativa.
  6. Gli APE saranno soggetti a controlli a campione (2% delle certificazioni) al termine dei quali potrebbero anche scattare delle sanzioni. Il costruttore e il proprietario di un edificio nuovo o ristrutturato rischiano una sanzione da 3.000 euro a 18.000 euro se non presentano l’APE, mentre il direttore dei lavori dovrà pagare una multa da 1.000 euro a 6.000 euro per la mancata presentazione del documento al Comune.
  7. Una volta emessa, l’attestazione vale 10 anni, ma perde la sua validità quando l’immobile viene sottoposto a una ristrutturazione, oppure sia riqualificato in modo da variare le prestazioni energetiche, o se non viene effettuata la manutenzione registrata sul libretto d’impianto dell’impianto di riscaldamento/raffrescamento.
  8. Il costo del certificato non è fisso e non è soggetto ad una tariffazione minima decisa dagli Enti o dagli Ordini Professionali. Può variare in base alla città, alla dimensione dell’appartamento e al tecnico che effettua l’operazione.

La normativa che regola la certificazione energetica varia da regione a regione, ma deve essere coerente con quanto definito nei 3 DM sopra citati.

Regione Lombardia è una delle più attive in questo campo e con la DGR X/3868 del 17/07/2015 e il successivo Decreto 6480 del 30/07/2015 detto “Testo Unico” ha fissato i criteri in merito alla disciplina per l’efficienza energetica degli edifici e per il relativo attestato di prestazione energetica, validi anch’essi dal 1° ottobre 2015 per gli edifici esistenti e dal 1° gennaio 2016 per le nuove costruzioni.

Se non avete ancora provveduto a mettervi in regola secondo le nuove normative APE potete richiedere un preventivo a Else Project. Tecnici specializzati saranno al vostro servizio .

http://www.elseproject.it/preventivo.php

 

 

 

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La Carbon Footprint e il calcolo dell’impronta climatica

carbon footprintOggigiorno, ognuno di noi ormai sa che cosa significa “cambiamento climatico”: ne vediamo e subiamo spesso gli effetti, dovuti ad accadimenti metereologici estremi, oppure sentendone parlare sempre di più dai mass media, che arrivano con il consueto ritardo rispetto alla comunità scientifica, da anni concorde sul fatto che il clima sta mutando con una repentinità mai vista, se comparata alle normali fluttuazioni attraversate dalla Terra nei suoi quattro miliardi e mezzo di anni di vita. La colpa è delle attività umane, che dalla rivoluzione industriale in poi hanno saturato l’atmosfera di CO2, la famigerata anidride carbonica, che, assieme agli altri fratelli gas serra, ha scombussolato le dinamiche atmosferiche, provocando sempre più di frequente fenomeni intensi, improvvisi, disastrosi: dalla siccità alle alluvioni, da estati fredde e piovose a inverni miti, dalla rovina di intere piantagioni per la troppa pioggia (o la troppo poca!) alla coltivazione di prodotti tipicamente mediterranei in aree prima impensabili del Nord Europa. Continue reading

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