Archivi categoria: Sostenibilità

Now Festival meets ELSE Project!

Now Festival meets ELSE Project!

L’evento dedicato al futuro sostenibile nella giornata di domani, 12 maggio, incontrerà ELSE Project c/o il Parco Scientifico Tecnologico ComoNext di Lomazzo, dove è insediata tra altre start up anche la nostra azienda.

Si tratterà di una mezza giornata dedicata al Business Sostenibile: parleranno le imprese che hanno deciso di nascere seguendo le regole della sostenibilità, e fare di essa un’opportunità di crescita economica, sociale, ambientale ed etica, aumentando i loro valore e la loro competitività.

Noi di ELSE Project porteremo la nostra testimonianza, vi apriremo una finestra sulla nostra realtà e parteciperemo alla “tavola rotonda” insieme ad altre aziende che fanno della sostenibilità uno strumento per aumentare il proprio business.

Vi aspettiamo dalle 14:30 c/o il Parco Scientifico Tecnologico ComoNext di Lomazzo (via Cavour 2)!

 

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Innovazione made in Italy: STEM energia dalla sabbia

Innovazione made in Italy: STEM energia dalla sabbia

Si chiama STEM ed è un brevetto tutto italiano: il primo impianto solare termodinamico che sfrutta la sabbia per accumulare il calore prodotto dalla radiazione solare e produrre così energia rinnovabile.

Il sistema STEM sfrutta più di 700 eliostati[1] per catturare i raggi solari e convogliarli in un contenitore cilindrico di acciaio dove un letto di sabbia, capace di raggiungere una temperatura di oltre 600 °C, genera energia termica sotto forma di vapore, che potrà essere impiegata per produrre elettricità in modo sostenibile.

L’impianto, realizzato a Messina, è in grado di produrre 500 KW/h di energia, quantificabile come una produzione giornaliera di vapore pari a 20,5 tonnellate, e ha la particolarità di non utilizzare olii diatermici [2]o sali fusi ma solo materiale a basso impatto ambientale, come il vetro per gli specchi, l’acciaio per le strutture e la sabbia silicea.

Come funziona il sistema di produzione di energia dalla sabbia?

Gli eliostati catturano i raggi solari, convogliandoli in un cilindro dove è contenuta la sabbia silicea, la quale, con un’opportuna miscela d’aria, si riscalda raggiungendo temperature che superano i 600 °C, generando ed accumulando energia termica sotto forma di calore. L’energia prodotta poi può essere conservata con un’autonomia di 6 ore.

La tecnologia STEM permette inoltre di accumulare sufficienti quantitativi di energia e calore che possono essere utilizzati anche in assenza di sole. Una tecnologia innovativa perfetta da applicare in aree ad alto irraggiamento solare.

IL VIDEO DELLA TECNOLOGIA STEM


[1] Dispositivo utilizzato per seguire il percorso del Sole durante l’arco del giorno, utilizzato per concentrare il calore verso una caldaia che riscalda dell’acqua che diventa vapore e aziona una turbina che si collega ad un alternatore, producendo energia.

[2] Gli oli diatermici sono oli minerali presenti in natura, provenienti dal petrolio,  raccolti dall’uomo e successivamente raffinati per sfruttare le loro capacità di scambio termico. Se riscaldati, infatti, sono in grado di produrre calore.

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Contributi alle pmi che adottano le certificazioni SFP, ISO, EMAS, SA8000

Contributi alle pmi che adottano le certificazioni SFP, ISO, EMAS, SA8000

La Camera di Commercio di Ravenna finanzia le pmi attente all’impatto sociale dei propri prodotti e processi.

L’iniziativa è per il momento circoscritta all’area della provincia di Ravenna, perciò solamente le imprese che vi risiedono possono beneficiare dei finanziamenti, e sono quelle aziende che decidono di adottare per la prima volta (i rinnovi non sono ammessi al finanziamento) sistemi di gestione aziendali conformi alle norme ISO 14001, EMAS, SA8000 (responsabilità sociale d’impresa) e studi di LCA per l’ottenimento di marchi ambientali di prodotto (Ecolabel, EPD e Social Footprint – SFP).

Le domande di contributo devono essere inviate, da parte delle aziende che lo richiedono, nell’anno in cui si ottiene la certificazione/marchio, più precisamente entro 45 giorni dall’emissione della stessa.

Oltre a finanziare il processo di certificazione, la Camera di Commercio di Ravenna finanzierà anche alcune spese connesse al suo ottenimento, come quelle sostenute per la formazione del personale e di consulenza che dovranno essere sostenute nei 15 mesi precedenti la data di partenza della validità della certificazione/marchio ottenuta.

I contributi erogati dalla Camera di Commercio di Ravenna saranno concessi nella misura del 50% delle spese riconosciute come ammissibili e regolarmente documentate, fino a un massimo di 5000 € per ciascun beneficiario.

Il periodo di apertura del regolamento che prevede l’erogazione dei finanziamenti è dalle ore 9:00 del 14 aprile 2017 alle 12:00 del 31 gennaio 2018. Per le certificazioni e i marchi ottenuti nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 14 aprile 2017 le domande potranno essere inviate entro le ore 12:00 del 29 maggio 2017.

Come si accede ai finanziamenti?

Le imprese dovranno presentare domanda online sul sito della camera di commercio di Ravenna a cui andranno allegate la documentazione relativa alle spese di formazione e i contratti stipulati con i consulenti, oltre ovviamente alla copia del certificato di sistema di gestione/marchio ottenuto.

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MODA SOSTENIBILE: il primo caso di pelle vegetale è made in Italy

MODA SOSTENIBILE: il primo caso di pelle vegetale è made in Italy

Grape Leather è il progetto made in Italy per la creazione di pelle vegetale dagli scarti della produzione vinicola che è stato decretato vincitore assoluto del concorso “Global Change Award” organizzato per la seconda edizione da H&M Foundation.

Il concorso, svolto il 6 aprile a Stoccolma, ha l’obiettivo di sostenere le piccole e nascenti realtà imprenditoriali che desiderano contribuire a ridurre l’impatto ambientale di una delle più grandi e inquinanti produzioni mondiali: quella del settore della moda.

L’idea principale che l’azienda di moda svedese vuole premiare è quindi il “fare moda sostenibile”: sono state così premiate 5 startup, e i vincitori sono stati decretati coinvolgendo anche il pubblico mediante votazioni online, in palio H&M ha predisposto 1 milione di euro che sono stati suddivisi tra i vincitori del concorso.

Al primo posto si è qualificata l’impresa italiana Grape Leather, con il suo progetto per ricavare pelle vegetale dagli scarti della produzione vinicola, recuperando di fatto il rifiuto di fine lavorazione nella filiera di produzione del vino.

All’interno del settore della pelletteria, l’idea di Grape Leather può essere definita come innovativa e sostenibile su più fronti: garantisce il benessere degli animali, elimina di fatto la necessità di utilizzare il petrolio per produrre la pelle sintetica, e al tempo stesso ha un ridotto impatto ambientale.

Il concorso non ha avuto come obiettivo esclusivo quello di finanziare i progetti delle giovani startup partecipanti: l’obiettivo principale di H&M foundation infatti, in collaborazione con la società di consulenza Accenture e l’Istituto tecnico Kth Royal Institute of Technology di Stoccolma, è quello di affiancare i vincitori per un intero anno fornendo consulenze utili alla realizzazione dei progetti che permetteranno loro di farsi strada all’interno dell’industria della moda.

Un vero e proprio trampolino di lancio per i giovani imprenditori che, nell’agguerrito settore della moda, hanno maggiore spazio di realizzare nuove tecnologie per sviluppare capi di abbigliamento con tecniche innovative che riducono l’impatto ambientale senza compromettere il fascino della moda.

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DIRETTIVA NEC: nuovi limiti per la qualità dell’aria e obiettivi entro il 2030

DIRETTIVA NEC: nuovi limiti per la qualità dell’aria e obiettivi entro il 2030

La NEC (National Emission Ceilings) è la nuova direttiva europea sull’inquinamento atmosferico, adottata dal Parlamento e dal Consiglio e in vigore dal 31/12/2016.

La direttiva stabilisce i nuovi obiettivi strategici partendo dal 2020 fino al 2030, con l’intento di progredire verso l’obiettivo di miglioramento a lungo termine di tutta l’Unione Europea attraverso l’indicazione di percentuali di riduzione delle emissioni nazionali dal 2020 al 2029 e poi a partire dal 2030 in avanti.

La direttiva è stata tarata considerando che negli ultimi vent’anni nell’Unione si sono registrati considerevoli progressi nell’ambito della qualità dell’aria e delle emissioni atmosferiche antropogeniche. Questo grazie anche alla “vecchia politica” dell’UE che ha svolto un ruolo determinante fissando, a partire dal 2010, i limiti massimi per le emissioni annue degli Stati membri dei seguenti inquinanti atmosferici:

  • Biossido di zolfo
  • Ossidi di azoto
  • Composti organici volatili non metanici
  • Ammoniaca

Con il passare degli anni e il rispetto dei limiti imposti abbiamo assistito di conseguenza a importanti riduzioni della percentuale di questi inquinanti presenti in aria. Questo traguardo iniziale è però ritenuto parziale, in quanto continuano a sussistere impatti negativi e rischi significativi per l’ambiente e per la salute umana dovuti alla presenza di inquinanti atmosferici in percentuali comunque non trascurabili.

Questo ha portato le autorità nazionali ed europee a ritenere necessario se non del tutto indispensabile che ci sia un rafforzamento delle sinergie tra la legislazione nel settore della qualità dell’aria e gli obiettivi più ampi che l’Unione si era prefissata, in particolare, in materia di cambiamenti climatici e biodiversità.

Nasce così la nuova direttiva NEC che stabilisce, compatibilmente con le disposizioni dettate nel Protocollo di Göteborg, i limiti per ciascun inquinante per quanto riguarda la fascia temporale che intercorre tra il 2020 e il 2029. Dal 2030 in poi le percentuali di riduzione diventeranno progressivamente più alte.

Operativamente che cosa viene descritto nella Direttiva?

Il meccanismo di applicazione della NEC prevede che, per ogni Stato membro dell’Unione siano innanzitutto individuati i livelli indicativi di emissione da raggiungere entro il 2025 (traguardo intermedio), da stabilirsi seguendo una traiettoria lineare verso i limiti di emissione applicabili successivamente a partire dal 2030. Gli Stati membri, ovviamente, avranno la possibilità, a determinate condizioni, di seguire una traiettoria non lineare, qualora risultasse economicamente o tecnicamente “più efficiente”.

Quali sono le tempistiche di adesione alla NEC?

Le Nazioni membro dell’Unione hanno l’obbligo di recepire la direttiva entro il 30 giugno 2018, mentre entro il 2019 sono tenute a presentare un programma di controllo dell’inquinamento nazionale con misure finalizzate a garantire che le emissioni dei quattro principali inquinanti elencati sopra siano ridotte delle percentuali concordate entro il 2020 e il 2030.

Ogni programma nazionale di recepimento della NEC dovrà garantire anche il coordinamento con i piani adottati in ambiti quali i trasporti, l’agricoltura, l’energia e il clima.

Il ruolo della Commissione Europea sarà quello di cooperare con gli Stati membri al fine di garantire una corretta applicazione della direttiva grazie all’istituzione, entro la fine di quest’anno, di un nuovo forum “Aria Pulita” in cui vi sarà la possibilità per tutti gli stakeholders di scambiarsi esperienze e buone pratiche per il conseguimento degli obiettivi stabiliti dalla direttiva.

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REPORT DI SOSTENIBILITA’: Così le aziende dimostrano il loro impegno verso la sostenibilità

REPORT DI SOSTENIBILITA’: Così le aziende dimostrano il loro impegno verso la sostenibilità

Nuove linee guida e nuovi obiettivi per le aziende: con il report di sostenibilità possono comunicare e dimostrare cosa hanno fatto di buono per il pianeta.
Cos’è il report di sostenibilità?

E’ un documento volontario che si inserisce all’interno della responsabilità sociale d’impresa: è un documento con cui essa fa un’analisi dell’impatto sociale, ambientale ed economico che ha avuto sul mondo che la circonda e, di fronte a tutti i suoi stakeholders, elenca i traguardi raggiunti così come gli insuccessi.

Come si stende il report di sostenibilità?

A metà ottobre 2016 il GRI (Global Reporting Initiative) ha pubblicato le nuove linee guida per generare il report di sostenibilità. Il protocollo, con l’entrata in vigore della direttiva 2014/95/UE è diventato un obbligo dall’inizio del 2017 solo per le aziende europee di interesse pubblico con più di cinquecento dipendenti.

Non trattandosi ancora di un requisito di legge, ad oggi non esistono paletti normativi vincolanti, che obblighino le aziende a trattare determinati argomenti o a fare uso di certi indicatori piuttosto che di altri. Le linee guida sono quindi volontarie, e quelle del GRI sono in assoluto le più conosciute a livello globale, anche perché sono il risultato di un percorso iniziato ormai quindici anni fa.

Quali cambiamenti avverranno con l’entrata in vigore della direttiva 2014/95/UE?

A partire dal 1 luglio 2018, i nuovi standard del GRI per il report di sostenibilità sostituiranno del tutto le linee guida attuali. Si tratta di 36 linee guida da seguire per fare relazioni trasparenti e corrette su tematiche quali:

  • emissioni di gas serra
  • impronta idrica
  • consumo di energia
  • politiche adottate con i lavoratori

Questa nuova metodologia permetterà agli esperti del GRI di aggiornare di volta in volta i singoli elementi, senza dover rivoluzionare l’intero sistema.

Le aziende, a loro volta, potranno scegliere di seguire queste linee guida per pubblicare un report di sostenibilità a tutto tondo, ma anche per stilare relazioni dettagliate solo su alcuni singoli aspetti in base alle richieste degli stakeholders.

Quali sono i nuovi obiettivi?

L’intento è quello di fornire alle aziende un linguaggio comune per rendicontare le cosiddette informazioni non finanziarie: informazioni preziose per prendere le migliori decisioni e contribuire così al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (i famosi SDG – Sustainable Development Goals), i quali devono diventare dal 2017 una vera e propria priorità non solo per i capi di stato e di governo, ma anche per tutte le aziende.

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EDIFICI E HOTEL A ENERGIA QUASI ZERO: NZEB e NZEH

EDIFICI E HOTEL A ENERGIA QUASI ZERO: NZEB e NZEH

Con il DL 4 giugno 2013 n.63, anche l’Italia ha recepito la Direttiva 2010/31/UE riguardante la nuova disciplina sulla prestazione energetica degli edifici, che considera tutte le caratteristiche termiche di un edificio e definisce l’obiettivo di NZEB entro il 2020.

Ma cosa significa NZEB?

E’ l’acronimo di Nearly Zero Energy Buildings, ossia EDIFICI A ENERGIA QUASI ZERO.

Con questo termine si identificano tutte le strutture, residenziali e non, nuove e ristrutturate, che adottano soluzioni ad altissima prestazione energetica, capaci di ridurre al minimo i consumi legati alla climatizzazione interna dell’ambiente (sistemi di riscaldamento e raffrescamento), ventilazione, illuminazione e produzione di acqua calda sanitaria.

In Lombardia i requisiti di prestazione energetica per gli edifici ad energia quasi zero previsti dalla direttiva sono entrati in vigore a partire dal 1° gennaio 2016 e le disposizioni valgono per qualsiasi tipologia di edificio, pubblico e privato, nuovo e da ristrutturare.

Ma com’è possibile consumare meno energia?

Una richiesta energetica molto bassa o vicina allora zero dovrebbe essere coperta in misura molto significativa da quelle che tutti conosciamo come fonti rinnovabili (energia solare, eolica, da biomasse ecc).

Ci sono già molti edifici in tutto il mondo che possono essere considerati come NZEB, poiché producono quasi tutta l’energia di cui hanno bisogno senza rinunciare al comfort di chi li vive, per un vantaggio sia economico che ambientale. E lo fanno grazie a isolanti, infissi ad alte prestazioni, impianti ad alto rendimento e fonti rinnovabili.

Le caratteristiche che devono avere gli NZEB sono relative a tutti gli edifici, ma non considerano le strutture turistiche. E’ stata quindi introdotta una sottocategoria del comune ZEB, che riguarda gli edifici legati all’accoglienza degli ospiti in quanto strutture ricettive: gli NZEH, ossia Nearly Zero Energy Hotels.

Andare verso uno NZEH vuol dire migliorare l’efficienza energetica in parallelo a uno studio di fattibilità economica; comporta avere quindi dei costi di gestione delle strutture ridotti, a fronte di misure di intervento di risparmio energetico, apportando un miglioramento dell’immagine e nuovi target di clienti potenzialmente raggiungibili.

Si vuole quindi andare verso un miglioramento del vantaggio competitivo e del posizionamento sul mercato rispondendo con congruenza alle disposizioni europee in materia di energia.

Un esempio chiave di NZEH è rappresentato da Boutique Stadthalle (Vienna): il primo hotel di città al mondo ad energia quasi zero.

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Riscaldamento: strumenti finanziari e consigli per aumentare l’efficienza e risparmiare

Riscaldamento: strumenti finanziari e consigli per aumentare l’efficienza e risparmiare

In data 15 ottobre 2016 sono stati attivati i termosifoni nella zona climatica “E”, che comprende tra le altre località anche le grandi città come Milano, Torino, Bologna e Venezia.

A questo proposito l’ENEA ha ricordato alcune semplici regole per effettuare una corretta manutenzione della caldaia ai fini della sicurezza, per la contabilizzazione del calore e il risparmio sulla bolletta, evitando sprechi e multe per non aver ottemperato alle disposizioni legislative.

Questi obiettivi sono perseguibili attraverso tre azioni principali:
  1. La CORRETTA MANUTENZIONE degli impianti di riscaldamento, fondamentale per consumare e inquinare meno ed evitare sanzioni. La normativa di riferimento è il DPR 74/2013. Ricordiamo che il mancato rispetto delle disposizioni legislative prevede una multa non inferiore alle 500 euro.
  2. Applicazione ai termosifoni delle VALVOLE TERMOSTATICHE: apparecchiature che aprono o chiudono la circolazione dell’acqua calda nel termosifone e consentono di mantenere costante la temperatura impostata, aiutando a concentrare il calore negli ambienti più frequentati e evitare sprechi. In questo caso il decreto legislativo di riferimento è il 102/2014, che ha recepito la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.
  3. CONTROLLO DELLA TEMPERATURA E UTILIZZO DEI CRONOTERMOSTATI: dispositivi elettronici che consentono di regolare la temperatura e il tempo di accensione del termosifone in modo da mantenere l’impianto in funzione solo quando si è in casa.

Vi ricordiamo che scaldare eccessivamente la casa fa male sia alla salute che alle tasche: ogni grado abbassato si traduce in un risparmio dal 5 al 10% sui consumi di combustibile.

Esistono diverse tecniche che ci permettono di risparmiare in termini di soldi e di consumi energetici: schermando ad esempio le finestre durante la notte si riducono sensibilmente le dispersioni di calore verso l’esterno, trattenendo più a lungo il calore all’interno delle mura di casa. Le tre azioni sopradescritte non sono le sole che ci permettono di contenere i nostri consumi: è’ necessario allo stesso tempo valutare l’età dell’impianto di riscaldamento: se questo ha più di 15 anni è consigliabile valutarne la sostituzione con impianti nuovi o integrati.

Il problema degli interventi/sostituzioni degli impianti di riscaldamento è relativo ai costi da sostenere. A questo proposito è possibile usufruire degli ECOBONUS offerti dal Governo che permettono di accedere a detrazioni IRPEF in misura del 65%.

A chi si rivolgono gli ecobonus?

Sono strumenti finanziari concessi, in seguito a verifica da parte di un tecnico abilitato e successiva comunicazione della fattibilità del progetto all’ENEA, a chiunque abbia intenzione di migliorare l’efficienza energetica dell’impianto di riscaldamento (sono rivolti anche a interventi sui serramenti, pannelli solari, coibentazione e bulding automation[1]).

[1] Insieme dei dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti termici.

 

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Made Green in Italy per dimostrare l’impronta ambientale dei prodotti

Made Green in Italy per dimostrare l’impronta ambientale dei prodotti

Come può un’azienda dimostrare globalmente e in modo sintetico la sua attenzione e sensibilità all’impronta ambientale dei suoi prodotti? Ecco che nasce il marchio MADE GREEN IN ITALY.

L’introduzione di questa nuova etichetta per i nostri prodotti nazionali rappresenta infatti una spinta verso comportamenti più green nel mondo produttivo, costituendo di fatto una fondamentale opportunità di rafforzare il classico Made in Italy, e la competitività delle imprese italiane sui mercati nazionali e esteri.

Come abbiamo spiegato ampiamente nell’articolo, pubblicato la scorsa settimana su Else Blog, è di fondamentale importanza per tutte le aziende effettuare una comunicazione chiara ed efficace con gli stakeholders, soprattutto se consideriamo che ad ogni processo produttivo è automaticamente associato un impatto (ambientale, sociale, economico).

Ma come può un’azienda dimostrare globalmente e in modo sintetico la sua attenzione e sensibilità all’impronta ambientale dei suoi prodotti? Ecco che nasce il marchio MADE GREEN IN ITALY.

Esso nasce successivamente a un’altro standard del 2015, che è quello della SOCIAL FOOTPRINT (per approfondire vi rimandiamo all’articolo pubblicato su ELSEBLOG). Anche se il Made Green in Italy rimarca l’appartenenza del prodotto/servizio al contesto nazionale italiano, possiamo affermare che le due etichette viaggiano in parallelo.

Attraverso lo schema del Made Green in Italy le imprese italiane potranno:

  • Valorizzare le proprie politiche ambientali al fine di migliorarne le capacità di risposta alla crescente domanda di prodotti “sostenibili”, anche attraverso l’innovazione di processo e di prodotto;
  • Associare il concetto di qualità ambientale alla tradizione culturale e territoriale che distingue il Made in Italy;
  • Aumentare la trasparenza e la capacità informativa nei confronti dei mercati e dei consumatori;

Il Ministero dell’Ambiente ha già predisposto una bozza del regolamento per l’attuazione dello schema nazionale Made Green in Italy: attualmente è in fase di revisione, ma presto ci aspettiamo che il nuovo marchio diventi a tutti gli effetti un protocollo applicabile nelle aziende del mercato nazionale.

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Contro gli sprechi alimentari la nuova legge 166/2016

Contro gli sprechi alimentari la nuova legge 166/2016

In data 14 settembre 2016 sono state emanate le disposizioni contro lo spreco di alimenti, farmaci e abiti usati definite dalla legge n.166 pubblicata in GU il 30 agosto 2016 recante “Disposizioni concernenti la donazione e distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi”.

Lo scopo principale della legge è ridurre il fenomeno dello spreco alimentare e della produzione di rifiuti attraverso la promozione del riuso e del riciclo dei prodotti e del loro smaltimento in discarica.

Per “spreco alimentare” si intende l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare per ragioni commerciali o estetiche o perché prossimi alla scadenza, ma ancora commestibili e potenzialmente destinabili al consumo umano o animale.

La legge si rivolge a tutti gli enti pubblici o privati che effettuano attività senza scopo di lucro.

Come funziona il recupero delle eccedenze alimentari?

Gli operatori del settore alimentare possono cedere gratuitamente le eccedenze alimentari, che devono comunque possedere i necessari requisiti di igiene e sicurezza, ai soggetti donatari (gli enti senza scopo di lucro) i quali devono destinarle, anch’essi gratuitamente, in via prioritaria a favore di persone indigenti oppure al sostegno vitale degli animali ed infine all’autocompostaggio.

Si possono considerare come eccedenze alimentari i seguenti prodotti:

  • Invenduti o non somministrati per carenza di domanda;
  • Ritirati dalla vendita perché non conformi ai requisiti di vendita;
  • Rimanenze di attività promozionali;
  • Prossimi alla data di scadenza;
  • Rimanenze di prove di immissione in commercio;
  • Non idonei alla commercializzazione per difetti di imballaggio

E’ consentita anche la cessione gratuita, ai soggetti donatari, delle eccedenze di prodotti agricoli in campo o di prodotti di allevamento idonei al consumo umano e animale. La loro raccolta e ritiro devono essere effettuate direttamente dai soggetti donatari o dai loro incaricati e la responsabilità diretta è del soggetto che effettua il ritiro, nel rispetto delle norme di igiene e sicurezza alimentare.

Sono considerati idonei alla cessione anche i prodotti della panificazione e i derivati degli impasti di farina prodotti negli impianti di panificazione che non sono stati venduti o somministrati entro le 24 ore successive alla produzione.

Per quanto riguarda la categoria dei farmaci, sono esclusi dalla legge i medicinali la cui conservazione va effettuata in frigorifero o comunque a temperature controllate, e i medicinali contenenti sostanze psicotrope. La distribuzione dei medicinali verrà effettuata dalle ONLUS con personale sanitario direttamente alle persone indigenti.

Per raggiungere gli obiettivi prefissati, ed in particolare la riduzione della produzione di rifiuti e l’incentivazione delle attività di riciclo e riutilizzo dei materiali, la legge 166/2016 interviene anche sulla normativa ambientale, sia per quanto riguarda gli alimenti, sia per il recupero di abiti usati.

Come si innesta la legge 166/2016 sulla normativa ambientale?

La legge introduce la possibilità, da parte dei Comuni, di applicare una riduzione sulla tariffa per lo smaltimento dei rifiuti, attraverso l’applicazione di un coefficiente di riduzione che deve essere proporzionale alla quantità di beni e prodotti ritirati dalla vendita e donati.

La riduzione della tariffa viene applicata a tutte le attività commerciali, industriali, professionali e produttive in genere, che producono o distribuiscono beni alimentari e che li cedono agli indigenti o li destinano all’alimentazione animale.

Per quanto riguarda invece gli abiti usati classificati come non idonei per un successivo utilizzo, questi rientrano nella normativa sui rifiuti.

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