COMPILAZIONE FASCICOLO REACH: Come fare?

COMPILAZIONE FASCICOLO REACH: Come fare?

L’ECHA (European Chemicals Agency – Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche) ha messo a disposizione una guida-scadenziario per adempiere alle prescrizioni in materia di informazione per le fasce di tonnellaggio 1-10 e 10-100 tonn/anno. La guida contiene tutte le informazioni necessarie alla compilazione del fascicolo tecnico di una sostanza da registrare ai sensi del REACH. Le scadenze per la compilazione del fascicolo tecnico sono 31 marzo 2017 per le fasce di tonnellaggio 1-10 tonn/anno, e 31 maggio 2018 per le fasce di tonnellaggio 10-100 tonn/anno.

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MUD 2017: scadenze e soggetti obbligati

MUD 2017: scadenze e soggetti obbligati

Il 30 aprile è il termine ultimo per la presentazione del MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale) relativo ai rifiuti prodotti, smaltiti o gestiti nel 2016. Il modello 2017 non presenta novità rispetto allo scorso anno (come dichiarato dal Dl 30 dicembre 2016). Chi è obbligato a presentare il modello? Chiunque per professione effettua attività di raccolta e trasporto di rifiuti; commercianti e intermediari di rifiuti senza detenzione; imprese e enti che effettuano recupero e smaltimento o che producono rifiuti pericolosi; imprese agricole che producono rifiuti pericolosi con un volume di affari annuo superiore a 8000€; imprese e enti che hanno più di dieci dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi come derivati delle lavorazioni industriali effettuate.

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MODA SOSTENIBILE: il primo caso di pelle vegetale è made in Italy

MODA SOSTENIBILE: il primo caso di pelle vegetale è made in Italy

Grape Leather è il progetto made in Italy per la creazione di pelle vegetale dagli scarti della produzione vinicola che è stato decretato vincitore assoluto del concorso “Global Change Award” organizzato per la seconda edizione da H&M Foundation.

Il concorso, svolto il 6 aprile a Stoccolma, ha l’obiettivo di sostenere le piccole e nascenti realtà imprenditoriali che desiderano contribuire a ridurre l’impatto ambientale di una delle più grandi e inquinanti produzioni mondiali: quella del settore della moda.

L’idea principale che l’azienda di moda svedese vuole premiare è quindi il “fare moda sostenibile”: sono state così premiate 5 startup, e i vincitori sono stati decretati coinvolgendo anche il pubblico mediante votazioni online, in palio H&M ha predisposto 1 milione di euro che sono stati suddivisi tra i vincitori del concorso.

Al primo posto si è qualificata l’impresa italiana Grape Leather, con il suo progetto per ricavare pelle vegetale dagli scarti della produzione vinicola, recuperando di fatto il rifiuto di fine lavorazione nella filiera di produzione del vino.

All’interno del settore della pelletteria, l’idea di Grape Leather può essere definita come innovativa e sostenibile su più fronti: garantisce il benessere degli animali, elimina di fatto la necessità di utilizzare il petrolio per produrre la pelle sintetica, e al tempo stesso ha un ridotto impatto ambientale.

Il concorso non ha avuto come obiettivo esclusivo quello di finanziare i progetti delle giovani startup partecipanti: l’obiettivo principale di H&M foundation infatti, in collaborazione con la società di consulenza Accenture e l’Istituto tecnico Kth Royal Institute of Technology di Stoccolma, è quello di affiancare i vincitori per un intero anno fornendo consulenze utili alla realizzazione dei progetti che permetteranno loro di farsi strada all’interno dell’industria della moda.

Un vero e proprio trampolino di lancio per i giovani imprenditori che, nell’agguerrito settore della moda, hanno maggiore spazio di realizzare nuove tecnologie per sviluppare capi di abbigliamento con tecniche innovative che riducono l’impatto ambientale senza compromettere il fascino della moda.

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Nella provincia di Lecco il primo caso di raccolta differenziata di cialde

Nella provincia di Lecco il primo caso di raccolta differenziata di cialde

Avviato a partire dal mese di aprile il primo caso di raccolta differenziata di capsule di caffè usa e getta.

Si tratta di un progetto nato dalla collaborazione tra il Cial (Consorzio Imballaggi Alluminio) e la società lecchese per l’ecologia e l’ambiente SILEA, che ha come obiettivo quello di incrementare la raccolta differenziata e ridurre la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento intervenendo su questa tipologia di rifiuto in forte crescita.

La produzione attuale delle capsule, infatti, come mostra uno studio di Life Pla4coffee, ammonta a 10 miliardi di cialde vendute in tutto il mondo ogni anno.

La quantità genera almeno 120mila tonnellate di rifiuti di cui circa 70mila solo in Europa, 12mila in Italia vengono avviate ai processi di smaltimento nelle discariche o negli inceneritori. Questo a causa della diversità dei materiali di cui sono composte: plastica, alluminio e una parte organica (il residuo di caffè).

Cial e SILEA operano insieme da diversi anni per quanto riguarda il riciclo di alluminio da blister, coperchi, chiusure e altri piccoli oggetti e imballaggi che da oggi, per compatibilità dimensionale e di valore, potranno includere anche le capsule da caffè.

Come funziona il recupero?

Il progetto coinvolge attivamente il singolo cittadino, che può raccogliere le cialde usate insieme a blister, lattine e scatolette evitando che il rifiuto finisca nella frazione indifferenziata.

Il riciclo delle cialde viene effettuato in un impianto di lavorazione che separa i singoli materiali che le compongono, e successivamente avvia della frazione di alluminio in fonderia, mentre la polvere di caffè viene trasportata in un impianto di compostaggio.

Quello di Cial e SILEA può essere considerato un grande progetto di tutela ambientale, considerando la quantità, sempre più in crescita, di cialde prodotte come rifiuto.

E’ una soluzione per una gestione ecocompatibile di questa nuova tipologia di rifiuto che, se idoneamente recuperata e riciclata, può garantire grandi risparmi di materia ed energia e avvicinarci sempre di più ad un’economia circolare che abbraccia la sostenibilità.

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Sostanze pericolose: nuovo regime sanzionatorio su import-export

Sostanze pericolose: nuovo regime sanzionatorio su import-export

Il Dlgs 2 febbraio 2017 n.28 ha stabilito il nuovo regime sanzionatorio che regola l’importazione ed esportazione delle sostanze chimiche pericolose da parte delle imprese.

Le sanzioni si applicano per quanto riguarda:

  • violazioni relative alla notifica di esportazione: ammenda da un minimo di 2000 a un massimo di 120 mila euro.
  • violazioni del divieto di esportazione delle sostanze e degli articoli elencati nell’allegato V del regolamento UE 649/2012: arresto o ammenda da 40mila a 150mila euro.

Le disposizioni si applicano al regolamento europeo PIC (649/2012) e sono in vigore dal 2 aprile 2017.

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DIRETTIVA NEC: nuovi limiti per la qualità dell’aria e obiettivi entro il 2030

DIRETTIVA NEC: nuovi limiti per la qualità dell’aria e obiettivi entro il 2030

La NEC (National Emission Ceilings) è la nuova direttiva europea sull’inquinamento atmosferico, adottata dal Parlamento e dal Consiglio e in vigore dal 31/12/2016.

La direttiva stabilisce i nuovi obiettivi strategici partendo dal 2020 fino al 2030, con l’intento di progredire verso l’obiettivo di miglioramento a lungo termine di tutta l’Unione Europea attraverso l’indicazione di percentuali di riduzione delle emissioni nazionali dal 2020 al 2029 e poi a partire dal 2030 in avanti.

La direttiva è stata tarata considerando che negli ultimi vent’anni nell’Unione si sono registrati considerevoli progressi nell’ambito della qualità dell’aria e delle emissioni atmosferiche antropogeniche. Questo grazie anche alla “vecchia politica” dell’UE che ha svolto un ruolo determinante fissando, a partire dal 2010, i limiti massimi per le emissioni annue degli Stati membri dei seguenti inquinanti atmosferici:

  • Biossido di zolfo
  • Ossidi di azoto
  • Composti organici volatili non metanici
  • Ammoniaca

Con il passare degli anni e il rispetto dei limiti imposti abbiamo assistito di conseguenza a importanti riduzioni della percentuale di questi inquinanti presenti in aria. Questo traguardo iniziale è però ritenuto parziale, in quanto continuano a sussistere impatti negativi e rischi significativi per l’ambiente e per la salute umana dovuti alla presenza di inquinanti atmosferici in percentuali comunque non trascurabili.

Questo ha portato le autorità nazionali ed europee a ritenere necessario se non del tutto indispensabile che ci sia un rafforzamento delle sinergie tra la legislazione nel settore della qualità dell’aria e gli obiettivi più ampi che l’Unione si era prefissata, in particolare, in materia di cambiamenti climatici e biodiversità.

Nasce così la nuova direttiva NEC che stabilisce, compatibilmente con le disposizioni dettate nel Protocollo di Göteborg, i limiti per ciascun inquinante per quanto riguarda la fascia temporale che intercorre tra il 2020 e il 2029. Dal 2030 in poi le percentuali di riduzione diventeranno progressivamente più alte.

Operativamente che cosa viene descritto nella Direttiva?

Il meccanismo di applicazione della NEC prevede che, per ogni Stato membro dell’Unione siano innanzitutto individuati i livelli indicativi di emissione da raggiungere entro il 2025 (traguardo intermedio), da stabilirsi seguendo una traiettoria lineare verso i limiti di emissione applicabili successivamente a partire dal 2030. Gli Stati membri, ovviamente, avranno la possibilità, a determinate condizioni, di seguire una traiettoria non lineare, qualora risultasse economicamente o tecnicamente “più efficiente”.

Quali sono le tempistiche di adesione alla NEC?

Le Nazioni membro dell’Unione hanno l’obbligo di recepire la direttiva entro il 30 giugno 2018, mentre entro il 2019 sono tenute a presentare un programma di controllo dell’inquinamento nazionale con misure finalizzate a garantire che le emissioni dei quattro principali inquinanti elencati sopra siano ridotte delle percentuali concordate entro il 2020 e il 2030.

Ogni programma nazionale di recepimento della NEC dovrà garantire anche il coordinamento con i piani adottati in ambiti quali i trasporti, l’agricoltura, l’energia e il clima.

Il ruolo della Commissione Europea sarà quello di cooperare con gli Stati membri al fine di garantire una corretta applicazione della direttiva grazie all’istituzione, entro la fine di quest’anno, di un nuovo forum “Aria Pulita” in cui vi sarà la possibilità per tutti gli stakeholders di scambiarsi esperienze e buone pratiche per il conseguimento degli obiettivi stabiliti dalla direttiva.

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REPORT DI SOSTENIBILITA’: Così le aziende dimostrano il loro impegno verso la sostenibilità

REPORT DI SOSTENIBILITA’: Così le aziende dimostrano il loro impegno verso la sostenibilità

Nuove linee guida e nuovi obiettivi per le aziende: con il report di sostenibilità possono comunicare e dimostrare cosa hanno fatto di buono per il pianeta.
Cos’è il report di sostenibilità?

E’ un documento volontario che si inserisce all’interno della responsabilità sociale d’impresa: è un documento con cui essa fa un’analisi dell’impatto sociale, ambientale ed economico che ha avuto sul mondo che la circonda e, di fronte a tutti i suoi stakeholders, elenca i traguardi raggiunti così come gli insuccessi.

Come si stende il report di sostenibilità?

A metà ottobre 2016 il GRI (Global Reporting Initiative) ha pubblicato le nuove linee guida per generare il report di sostenibilità. Il protocollo, con l’entrata in vigore della direttiva 2014/95/UE è diventato un obbligo dall’inizio del 2017 solo per le aziende europee di interesse pubblico con più di cinquecento dipendenti.

Non trattandosi ancora di un requisito di legge, ad oggi non esistono paletti normativi vincolanti, che obblighino le aziende a trattare determinati argomenti o a fare uso di certi indicatori piuttosto che di altri. Le linee guida sono quindi volontarie, e quelle del GRI sono in assoluto le più conosciute a livello globale, anche perché sono il risultato di un percorso iniziato ormai quindici anni fa.

Quali cambiamenti avverranno con l’entrata in vigore della direttiva 2014/95/UE?

A partire dal 1 luglio 2018, i nuovi standard del GRI per il report di sostenibilità sostituiranno del tutto le linee guida attuali. Si tratta di 36 linee guida da seguire per fare relazioni trasparenti e corrette su tematiche quali:

  • emissioni di gas serra
  • impronta idrica
  • consumo di energia
  • politiche adottate con i lavoratori

Questa nuova metodologia permetterà agli esperti del GRI di aggiornare di volta in volta i singoli elementi, senza dover rivoluzionare l’intero sistema.

Le aziende, a loro volta, potranno scegliere di seguire queste linee guida per pubblicare un report di sostenibilità a tutto tondo, ma anche per stilare relazioni dettagliate solo su alcuni singoli aspetti in base alle richieste degli stakeholders.

Quali sono i nuovi obiettivi?

L’intento è quello di fornire alle aziende un linguaggio comune per rendicontare le cosiddette informazioni non finanziarie: informazioni preziose per prendere le migliori decisioni e contribuire così al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (i famosi SDG – Sustainable Development Goals), i quali devono diventare dal 2017 una vera e propria priorità non solo per i capi di stato e di governo, ma anche per tutte le aziende.

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Sistri 2017: ennesima proroga o passaggio definitivo?

Sistri 2017: ennesima proroga o passaggio definitivo?

Una storia infinita, della quale non si è ancora vista ombra di soluzione, è quella del SISTRI, il Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti, nato con i buoni propositi della semplificazione e trasparenza del processo di gestione e tracciabilità dei rifiuti, ma mai decollato tra rinvii, stop e modifiche alla normativa.

Nello scorso anno, con il decreto Milleproroghe, abbiamo assistito allo slittamento del termine per l’adeguamento al sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti al 31 dicembre 2016.

Sostanzialmente era stato esteso a tutto il 2016 un periodo di transizione di “doppio regime” in cui era obbligatorio applicare sia i tradizionali adempimenti e obblighi cartacei della tracciabilità dei rifiuti (FIR, registri di carico/scarico e MUD) nonché le relative sanzioni, sia i nuovi obblighi informatici di tracciamento del SISTRI (le sanzioni applicabili erano in questo caso state fatte slittare a partire dal 1° gennaio 2017 ad eccetto della mancata iscrizione e versamento del contributo annuale del sistema).

Con l’arrivo del 2017 abbiamo assistito ad un nuovo slittamento: non oltre il 31 dicembre 2017.

Il Milleproroghe (Dl 244/2016) sembra infatti intenzionato a fissare per l’anno corrente un termine inderogabile per l’entrata in vigore del SISTRI a pieno regime, con tanto di sanzioni operative che eliminino definitivamente il “doppio regime” (e quindi tutti i registri e formulari cartacei). Ovviamente tutto questo ha l’impressione di essere un film già visto troppe volte, ma stando alle parole che si leggono nero su bianco sulla Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 2016, il 2017 dovrebbe rappresentare una volta per tutte l’anno del nuovo SISTRI.

Quali sono i termini fissati dal Milleproroghe per il 2017?
  • Rinvio della piena sanzionabilità del SISTRI per l’omesso controllo telematico dei rifiuti non più di un anno (come è successo nel 2016), bensì “fino alla data del subentro nella gestione del servizio da parte del concessionario individuato […] e comunque non oltre il 31 dicembre 2017”. Vale a dire che entro i prossimi 12 mesi il SISTRI dovrà passare nelle mani del nuovo gestore.
  • Riduzione delle sanzioni relative ai contributi annuali e di iscrizione, già effettuata nel 2016 in misura del 50% fino alla piena operatività del SISTRI, non più fino a piena operatività bensì anche in questo caso “fino alla data del subentro nella gestione del servizio da parte del concessionario individuato […] e comunque non oltre il 31 dicembre 2017” (ma sempre in misura del 50%).

Se queste nuove disposizioni siano o meno un’arma a doppio taglio nell’ambiguità del passaggio dal vecchio termine di “piena operatività di SISTRI” all’attuale “subentro del nuovo concessionario” è presto per dirlo.

Restano al momento attivi e pienamente applicabili gli obblighi di tracciamento tradizionale dei rifiuti (FIR, registri di carico e scarico e MUD) e le relative sanzioni specificate dal Dlgs 152/2006 nella loro versione “pre SISTRI”.

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EDIFICI E HOTEL A ENERGIA QUASI ZERO: NZEB e NZEH

EDIFICI E HOTEL A ENERGIA QUASI ZERO: NZEB e NZEH

Con il DL 4 giugno 2013 n.63, anche l’Italia ha recepito la Direttiva 2010/31/UE riguardante la nuova disciplina sulla prestazione energetica degli edifici, che considera tutte le caratteristiche termiche di un edificio e definisce l’obiettivo di NZEB entro il 2020.

Ma cosa significa NZEB?

E’ l’acronimo di Nearly Zero Energy Buildings, ossia EDIFICI A ENERGIA QUASI ZERO.

Con questo termine si identificano tutte le strutture, residenziali e non, nuove e ristrutturate, che adottano soluzioni ad altissima prestazione energetica, capaci di ridurre al minimo i consumi legati alla climatizzazione interna dell’ambiente (sistemi di riscaldamento e raffrescamento), ventilazione, illuminazione e produzione di acqua calda sanitaria.

In Lombardia i requisiti di prestazione energetica per gli edifici ad energia quasi zero previsti dalla direttiva sono entrati in vigore a partire dal 1° gennaio 2016 e le disposizioni valgono per qualsiasi tipologia di edificio, pubblico e privato, nuovo e da ristrutturare.

Ma com’è possibile consumare meno energia?

Una richiesta energetica molto bassa o vicina allora zero dovrebbe essere coperta in misura molto significativa da quelle che tutti conosciamo come fonti rinnovabili (energia solare, eolica, da biomasse ecc).

Ci sono già molti edifici in tutto il mondo che possono essere considerati come NZEB, poiché producono quasi tutta l’energia di cui hanno bisogno senza rinunciare al comfort di chi li vive, per un vantaggio sia economico che ambientale. E lo fanno grazie a isolanti, infissi ad alte prestazioni, impianti ad alto rendimento e fonti rinnovabili.

Le caratteristiche che devono avere gli NZEB sono relative a tutti gli edifici, ma non considerano le strutture turistiche. E’ stata quindi introdotta una sottocategoria del comune ZEB, che riguarda gli edifici legati all’accoglienza degli ospiti in quanto strutture ricettive: gli NZEH, ossia Nearly Zero Energy Hotels.

Andare verso uno NZEH vuol dire migliorare l’efficienza energetica in parallelo a uno studio di fattibilità economica; comporta avere quindi dei costi di gestione delle strutture ridotti, a fronte di misure di intervento di risparmio energetico, apportando un miglioramento dell’immagine e nuovi target di clienti potenzialmente raggiungibili.

Si vuole quindi andare verso un miglioramento del vantaggio competitivo e del posizionamento sul mercato rispondendo con congruenza alle disposizioni europee in materia di energia.

Un esempio chiave di NZEH è rappresentato da Boutique Stadthalle (Vienna): il primo hotel di città al mondo ad energia quasi zero.

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Riscaldamento: strumenti finanziari e consigli per aumentare l’efficienza e risparmiare

Riscaldamento: strumenti finanziari e consigli per aumentare l’efficienza e risparmiare

In data 15 ottobre 2016 sono stati attivati i termosifoni nella zona climatica “E”, che comprende tra le altre località anche le grandi città come Milano, Torino, Bologna e Venezia.

A questo proposito l’ENEA ha ricordato alcune semplici regole per effettuare una corretta manutenzione della caldaia ai fini della sicurezza, per la contabilizzazione del calore e il risparmio sulla bolletta, evitando sprechi e multe per non aver ottemperato alle disposizioni legislative.

Questi obiettivi sono perseguibili attraverso tre azioni principali:
  1. La CORRETTA MANUTENZIONE degli impianti di riscaldamento, fondamentale per consumare e inquinare meno ed evitare sanzioni. La normativa di riferimento è il DPR 74/2013. Ricordiamo che il mancato rispetto delle disposizioni legislative prevede una multa non inferiore alle 500 euro.
  2. Applicazione ai termosifoni delle VALVOLE TERMOSTATICHE: apparecchiature che aprono o chiudono la circolazione dell’acqua calda nel termosifone e consentono di mantenere costante la temperatura impostata, aiutando a concentrare il calore negli ambienti più frequentati e evitare sprechi. In questo caso il decreto legislativo di riferimento è il 102/2014, che ha recepito la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.
  3. CONTROLLO DELLA TEMPERATURA E UTILIZZO DEI CRONOTERMOSTATI: dispositivi elettronici che consentono di regolare la temperatura e il tempo di accensione del termosifone in modo da mantenere l’impianto in funzione solo quando si è in casa.

Vi ricordiamo che scaldare eccessivamente la casa fa male sia alla salute che alle tasche: ogni grado abbassato si traduce in un risparmio dal 5 al 10% sui consumi di combustibile.

Esistono diverse tecniche che ci permettono di risparmiare in termini di soldi e di consumi energetici: schermando ad esempio le finestre durante la notte si riducono sensibilmente le dispersioni di calore verso l’esterno, trattenendo più a lungo il calore all’interno delle mura di casa. Le tre azioni sopradescritte non sono le sole che ci permettono di contenere i nostri consumi: è’ necessario allo stesso tempo valutare l’età dell’impianto di riscaldamento: se questo ha più di 15 anni è consigliabile valutarne la sostituzione con impianti nuovi o integrati.

Il problema degli interventi/sostituzioni degli impianti di riscaldamento è relativo ai costi da sostenere. A questo proposito è possibile usufruire degli ECOBONUS offerti dal Governo che permettono di accedere a detrazioni IRPEF in misura del 65%.

A chi si rivolgono gli ecobonus?

Sono strumenti finanziari concessi, in seguito a verifica da parte di un tecnico abilitato e successiva comunicazione della fattibilità del progetto all’ENEA, a chiunque abbia intenzione di migliorare l’efficienza energetica dell’impianto di riscaldamento (sono rivolti anche a interventi sui serramenti, pannelli solari, coibentazione e bulding automation[1]).

[1] Insieme dei dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti termici.

 

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