Greenwashing, ovvero quella finta pennellata di verde che non fa bene ne’ ai consumatori ne’ all’ambiente– parte 1.

C’è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede negli ultimi anni e di cui è importante parlare, per imparare a difendersi e per non diventarne, anche involontariamente, complici.

Il fenomeno di cui parliamo è definito GREENWASHING, cioè “l’ingiustificata appropriazione di virtù ambientaliste da parte di aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni finalizzata alla creazione di un’immagine positiva di proprie attività (o prodotti) o di un’immagine mistificatoria per distogliere l’attenzione da proprie responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi” (fonte Wikipedia).

Chi fa Greenwashing, quindi, afferma di vendere un prodotto o un servizio “ecologico”, “green” o “sostenibile” senza avere e poter dare prova concreta di effettive prestazioni ambientali particolarmente virtuose. Questo finto ambientalismo viene usato come leva di marketing, ma in realtà crea problemi, innanzitutto tra i consumatori ma, in secondo luogo, anche alle aziende che sono realmente impegnate nel campo della tutela ambientale e della sostenibilità.

Il Greenwashing non è solo “pubblicità ingannevole, ma fonte di possibile danno ambientale ,dato che gli ignari consumatori possono ritrovarsi ad acquistare prodotti o ad adottare comportamenti che, lungi dall’essere amici dell’ambiente, possono danneggiarlo.

Avete mai notato quanti prodotti o servizi riportano diciture come “100% naturale”, “ECO”, “Bio”? Vi siete mai chiesti come fare a distinguere una vera etichetta ambientale da una finta?

In questa prima parte di articolo iniziamo a spiegare come distinguere le diciture ingannevoli, quelle che quindi definiamo Greenwashing.

Un sito che invitiamo chi è interessato a visitare è http://sinsofgreenwashing.com/. Questo sito nasce con l’obiettivo di informare sul problema del Geenwashing attaverso Report annuali, video, blog e test, per portare il visitatore ad addentrarsi nei così detti 7 PECCATI DEL GREENWASHING, modalità con cui vengono definiti i 7 “trucchi” per far apparire più verde il proprio prodotto:

  1. Il Peccato di trade off nascosto – cioè suggerire che un prodotto è ‘verde’ basandosi solo su un insieme ristretto di attributi, spostando così l’attenzione da altri attributi che hanno comunque importanti implicazioni ambientali. Ad esempio sottolineare che la carta prodotta proviene da foreste ecosostenibili ma tralasciare l’uso del cloro per il suo sbiancamento.
  2. Il Peccato di mancanza di prove – cioè una affermazione ambientale che non può essere suffragata da informazioni di supporto facilmente accessibili o da una affidabile certificazione di terzi. Ad esempio prodotti di carta igienica che si sostengono composti da varie percentuali di materiale riciclato senza però fornire prove.
  3. vaghezzaIl Peccato di vaghezza – cioè quando le indicazioni sulle caratteristiche del prodotto sono così mal definite o così generiche che il loro vero significato è suscettibile di essere frainteso da parte del consumatore. Ad esempio la vaga dicitura “tutto naturale”. Arsenico, uranio, mercurio, formaldeide sono infatti tutti composti naturali, ma velenosi!
  4. Il Peccato di falsa etichetta – cioè un prodotto che, attraverso parole o immagini, vanta certificazioni di terze parti che in realtà sono inesistenti o contraffatte – in altre parole etichette false.
  5. Il Peccato di irrilirrilevanzaevanza – cioè affermazioni ambientali che possono essere veritiere, ma non sono importanti o utili per i consumatori alla ricerca di prodotti “ecologici”. Ad esempio la dicitura ‘CFC-free’ è corretta ma inutile, in quanto i CFC sono vietati dalla legge!
  6. Il Peccato del minore dei mali – cioè una indicazione che può essere vera per la specifica categoria di prodotto, ma che rischia di distrarre il consumatore dagli effetti ambientali maggiori della categoria nel suo complesso. Esempi sono le sigarette biologiche, prodotte cioè solo con tabacco biologico.
  7. Il Peccato di falsità – Asserzioni ambientali che sono semplicemente false. Gli esempi più comuni sono i prodotti che affermano falsamente di essere certificati Energy Star o simili.

Se volete esercitarvi a riconoscere queste etichette, il sito sinsofgreenwashing.com vi dà la possibilità di giocare facendo un test on-line per misurare il vostro grado di conoscenza…i risultati possono stupire!

Adesso che abbiamo fatto luce sul greenwashing è importante capire quali sono invece le etichette ambientali vere, quelle che permettono di identificare le aziende virtuose e premiarle.

Questo argomento sarà l’oggetto del prossimo articolo…non perdetelo!

 

 

Condividi
Facebooktwittergoogle_pluslinkedinFacebooktwittergoogle_pluslinkedinby feather
Seguici
Facebookgoogle_pluslinkedinrssFacebookgoogle_pluslinkedinrssby feather