Archivi categoria: Energia

Now Festival meets ELSE Project!

Now Festival meets ELSE Project!

L’evento dedicato al futuro sostenibile nella giornata di domani, 12 maggio, incontrerà ELSE Project c/o il Parco Scientifico Tecnologico ComoNext di Lomazzo, dove è insediata tra altre start up anche la nostra azienda.

Si tratterà di una mezza giornata dedicata al Business Sostenibile: parleranno le imprese che hanno deciso di nascere seguendo le regole della sostenibilità, e fare di essa un’opportunità di crescita economica, sociale, ambientale ed etica, aumentando i loro valore e la loro competitività.

Noi di ELSE Project porteremo la nostra testimonianza, vi apriremo una finestra sulla nostra realtà e parteciperemo alla “tavola rotonda” insieme ad altre aziende che fanno della sostenibilità uno strumento per aumentare il proprio business.

Vi aspettiamo dalle 14:30 c/o il Parco Scientifico Tecnologico ComoNext di Lomazzo (via Cavour 2)!

 

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Innovazione made in Italy: STEM energia dalla sabbia

Innovazione made in Italy: STEM energia dalla sabbia

Si chiama STEM ed è un brevetto tutto italiano: il primo impianto solare termodinamico che sfrutta la sabbia per accumulare il calore prodotto dalla radiazione solare e produrre così energia rinnovabile.

Il sistema STEM sfrutta più di 700 eliostati[1] per catturare i raggi solari e convogliarli in un contenitore cilindrico di acciaio dove un letto di sabbia, capace di raggiungere una temperatura di oltre 600 °C, genera energia termica sotto forma di vapore, che potrà essere impiegata per produrre elettricità in modo sostenibile.

L’impianto, realizzato a Messina, è in grado di produrre 500 KW/h di energia, quantificabile come una produzione giornaliera di vapore pari a 20,5 tonnellate, e ha la particolarità di non utilizzare olii diatermici [2]o sali fusi ma solo materiale a basso impatto ambientale, come il vetro per gli specchi, l’acciaio per le strutture e la sabbia silicea.

Come funziona il sistema di produzione di energia dalla sabbia?

Gli eliostati catturano i raggi solari, convogliandoli in un cilindro dove è contenuta la sabbia silicea, la quale, con un’opportuna miscela d’aria, si riscalda raggiungendo temperature che superano i 600 °C, generando ed accumulando energia termica sotto forma di calore. L’energia prodotta poi può essere conservata con un’autonomia di 6 ore.

La tecnologia STEM permette inoltre di accumulare sufficienti quantitativi di energia e calore che possono essere utilizzati anche in assenza di sole. Una tecnologia innovativa perfetta da applicare in aree ad alto irraggiamento solare.

IL VIDEO DELLA TECNOLOGIA STEM


[1] Dispositivo utilizzato per seguire il percorso del Sole durante l’arco del giorno, utilizzato per concentrare il calore verso una caldaia che riscalda dell’acqua che diventa vapore e aziona una turbina che si collega ad un alternatore, producendo energia.

[2] Gli oli diatermici sono oli minerali presenti in natura, provenienti dal petrolio,  raccolti dall’uomo e successivamente raffinati per sfruttare le loro capacità di scambio termico. Se riscaldati, infatti, sono in grado di produrre calore.

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D.M. 264/2016 in vigore: regola il riutilizzo di sottoprodotti e biomasse

D.M. 264/2016 in vigore: regola il riutilizzo di sottoprodotti e biomasse

E’ entrato in vigore, successivamente alla pubblicazione in GU, il D.M. n. 264/2016 contenente il Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti.

Il Regolamento contenuto nel DM fornisce criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti, perciò l’obiettivo principale è quello di agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti che qualificano il residuo come “sottoprodotto”.

Il primo requisito è la certezza del riutilizzo, che coinvolge non sono il produttore del sottoprodotto ma anche il detentore.

La certezza del riutilizzo viene dimostrata dall’analisi delle modalità organizzative del ciclo di produzione, delle caratteristiche o documentazione relative alle attività dalle quali si originano i materiali impiegati ed al processo di destinazione valutando in particolare la congruità tra tipologia, quantità, qualità dei residui e utilizzo previsto per gli stessi.

Il decreto fornisce disposizioni anche in merito al deposito e movimentazione dei sottoprodotti, e prevede ispezioni, controlli e prelievi da parte delle autorità competenti.

Tali ispezioni dovrebbero essere estese alle sole realtà aziendali che rientrano, come da iscrizione alla camera di commercio, in quelle che hanno implicitamente manifestato la decisione di avvalersi delle disposizioni del presente D.M., vincolandosi a esse.

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Sicurezza e energia nel settore pesca: Bando da Regione Lazio

Sicurezza e energia nel settore pesca: Bando da Regione Lazio

Pubblicato dalla Regione Lazio in data 13 aprile 2017, il bando ha come obiettivo quello di finanziare le pmi dei settori di pesca e acquacoltura che intendono effettuare interventi di miglioramento della sicurezza e energia.

I finanziamenti ammontano a 2,2 milioni di euro e gli interventi finanziati riguardano:

  • Risparmio energetico;
  • Miglioramento delle condizioni di sicurezza e igiene sul lavoro;
  • Trasformazione di pesce non destinato al consumo umano;
  • Trasformazione dei sottoprodotti e prodotti di acquacultura biologica

I richiedenti avranno 60 giorni di tempo dalla data di pubblicazione del bando per inviare la domanda telematica via pec sul sito Inail.

Il finanziamento pubblico coprirà il 50% della spesa, con un minimo di 15 mila euro e un massimo di 1 milione di euro. Sono ammesse al finanziamento anche le spese sostenute a partire dal 1 gennaio 2015 su interventi non ancora materialmente portati a termine.

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Autorizzazione paesaggistica semplificata: La nuova normativa

AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA SEMPLIFICATA: LA NUOVA NORMATIVA

E’ entrata in vigore in data 6 aprile 2017 la normativa sull’autorizzazione paesaggistica (DPR 31/2017), che definisce gli interventi per cui l’autorizzazione paesaggistica non è richiesta e i casi in cui è sufficiente un procedimento semplificato.

Cosa prevede il nuovo decreto?

L’obiettivo del DPR 31/2017 è quello di velocizzare le procedure grazie all’adozione dei modelli unificati per la presentazione delle istanze.

A seconda dell’intervento edilizio che si intraprende sarà quindi possibile ricorrere a tre diverse procedure:

  1. Intervento libero: senza l’obbligo di presentare l’autorizzazione paesaggistica. Sarà richiesto solo il titolo edilizio.
  2. Autorizzazione paesaggistica semplificata: adozione di modelli unificati e iter procedurale da concludersi entro 60 giorni.
  3. Autorizzazione paesaggistica ordinaria: effettuata per interventi significativi e si sottopone un iter procedurale più lungo (fino a 120 giorni).

Il DPR 31/2017 individua già al suo interno 31 tipologie di interventi liberi (che non modificano l’aspetto esteriore degli edifici e che rispettano le caratteristiche morfologiche esistenti prima dell’avvio dei lavori), e che sono quindi esonerati dalla presentazione dell’istanza di autorizzazione, e 42 di modesta entità che possono rientrare nell’iter semplificato.

All’interno del decreto sono presenti alcuni allegati che definiscono gli interventi che non necessitano di autorizzazione paesaggistica (allegato A, ad esempio interventi che migliorano le prestazioni energetiche degli edifici) e quelli che necessitano di procedura semplificata (allegato B, ad esempio interventi ad impatto lieve, come quelli antisismici, realizzazione di porticati/tettoie).

Oltre agli interventi indicati nell’allegato B, sono soggetti a procedura semplificata anche le istanze di rinnovo di autorizzazioni paesaggistiche scadute da non più di un anno e relative a interventi in tutto o in parte non eseguiti, a condizione che il progetto sia ancora conforme a quello precedentemente autorizzato.

Qualora siano presenti modifiche nel progetto, e comportino interventi di entità non lieve, allora si applica il procedimento autorizzatorio ordinario.

Come si compila l’autorizzazione paesaggistica?

Per quanto riguarda gli interventi di lieve entità, va compilata in modalità telematica seguendo il modello semplificato presente nell’Allegato C, e deve essere accompagnata da una relazione paesaggistica semplificata, redatta da un tecnico professionista abilitato, secondo quanto indicato nell’Allegato D.

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DIRETTIVA NEC: nuovi limiti per la qualità dell’aria e obiettivi entro il 2030

DIRETTIVA NEC: nuovi limiti per la qualità dell’aria e obiettivi entro il 2030

La NEC (National Emission Ceilings) è la nuova direttiva europea sull’inquinamento atmosferico, adottata dal Parlamento e dal Consiglio e in vigore dal 31/12/2016.

La direttiva stabilisce i nuovi obiettivi strategici partendo dal 2020 fino al 2030, con l’intento di progredire verso l’obiettivo di miglioramento a lungo termine di tutta l’Unione Europea attraverso l’indicazione di percentuali di riduzione delle emissioni nazionali dal 2020 al 2029 e poi a partire dal 2030 in avanti.

La direttiva è stata tarata considerando che negli ultimi vent’anni nell’Unione si sono registrati considerevoli progressi nell’ambito della qualità dell’aria e delle emissioni atmosferiche antropogeniche. Questo grazie anche alla “vecchia politica” dell’UE che ha svolto un ruolo determinante fissando, a partire dal 2010, i limiti massimi per le emissioni annue degli Stati membri dei seguenti inquinanti atmosferici:

  • Biossido di zolfo
  • Ossidi di azoto
  • Composti organici volatili non metanici
  • Ammoniaca

Con il passare degli anni e il rispetto dei limiti imposti abbiamo assistito di conseguenza a importanti riduzioni della percentuale di questi inquinanti presenti in aria. Questo traguardo iniziale è però ritenuto parziale, in quanto continuano a sussistere impatti negativi e rischi significativi per l’ambiente e per la salute umana dovuti alla presenza di inquinanti atmosferici in percentuali comunque non trascurabili.

Questo ha portato le autorità nazionali ed europee a ritenere necessario se non del tutto indispensabile che ci sia un rafforzamento delle sinergie tra la legislazione nel settore della qualità dell’aria e gli obiettivi più ampi che l’Unione si era prefissata, in particolare, in materia di cambiamenti climatici e biodiversità.

Nasce così la nuova direttiva NEC che stabilisce, compatibilmente con le disposizioni dettate nel Protocollo di Göteborg, i limiti per ciascun inquinante per quanto riguarda la fascia temporale che intercorre tra il 2020 e il 2029. Dal 2030 in poi le percentuali di riduzione diventeranno progressivamente più alte.

Operativamente che cosa viene descritto nella Direttiva?

Il meccanismo di applicazione della NEC prevede che, per ogni Stato membro dell’Unione siano innanzitutto individuati i livelli indicativi di emissione da raggiungere entro il 2025 (traguardo intermedio), da stabilirsi seguendo una traiettoria lineare verso i limiti di emissione applicabili successivamente a partire dal 2030. Gli Stati membri, ovviamente, avranno la possibilità, a determinate condizioni, di seguire una traiettoria non lineare, qualora risultasse economicamente o tecnicamente “più efficiente”.

Quali sono le tempistiche di adesione alla NEC?

Le Nazioni membro dell’Unione hanno l’obbligo di recepire la direttiva entro il 30 giugno 2018, mentre entro il 2019 sono tenute a presentare un programma di controllo dell’inquinamento nazionale con misure finalizzate a garantire che le emissioni dei quattro principali inquinanti elencati sopra siano ridotte delle percentuali concordate entro il 2020 e il 2030.

Ogni programma nazionale di recepimento della NEC dovrà garantire anche il coordinamento con i piani adottati in ambiti quali i trasporti, l’agricoltura, l’energia e il clima.

Il ruolo della Commissione Europea sarà quello di cooperare con gli Stati membri al fine di garantire una corretta applicazione della direttiva grazie all’istituzione, entro la fine di quest’anno, di un nuovo forum “Aria Pulita” in cui vi sarà la possibilità per tutti gli stakeholders di scambiarsi esperienze e buone pratiche per il conseguimento degli obiettivi stabiliti dalla direttiva.

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EDIFICI E HOTEL A ENERGIA QUASI ZERO: NZEB e NZEH

EDIFICI E HOTEL A ENERGIA QUASI ZERO: NZEB e NZEH

Con il DL 4 giugno 2013 n.63, anche l’Italia ha recepito la Direttiva 2010/31/UE riguardante la nuova disciplina sulla prestazione energetica degli edifici, che considera tutte le caratteristiche termiche di un edificio e definisce l’obiettivo di NZEB entro il 2020.

Ma cosa significa NZEB?

E’ l’acronimo di Nearly Zero Energy Buildings, ossia EDIFICI A ENERGIA QUASI ZERO.

Con questo termine si identificano tutte le strutture, residenziali e non, nuove e ristrutturate, che adottano soluzioni ad altissima prestazione energetica, capaci di ridurre al minimo i consumi legati alla climatizzazione interna dell’ambiente (sistemi di riscaldamento e raffrescamento), ventilazione, illuminazione e produzione di acqua calda sanitaria.

In Lombardia i requisiti di prestazione energetica per gli edifici ad energia quasi zero previsti dalla direttiva sono entrati in vigore a partire dal 1° gennaio 2016 e le disposizioni valgono per qualsiasi tipologia di edificio, pubblico e privato, nuovo e da ristrutturare.

Ma com’è possibile consumare meno energia?

Una richiesta energetica molto bassa o vicina allora zero dovrebbe essere coperta in misura molto significativa da quelle che tutti conosciamo come fonti rinnovabili (energia solare, eolica, da biomasse ecc).

Ci sono già molti edifici in tutto il mondo che possono essere considerati come NZEB, poiché producono quasi tutta l’energia di cui hanno bisogno senza rinunciare al comfort di chi li vive, per un vantaggio sia economico che ambientale. E lo fanno grazie a isolanti, infissi ad alte prestazioni, impianti ad alto rendimento e fonti rinnovabili.

Le caratteristiche che devono avere gli NZEB sono relative a tutti gli edifici, ma non considerano le strutture turistiche. E’ stata quindi introdotta una sottocategoria del comune ZEB, che riguarda gli edifici legati all’accoglienza degli ospiti in quanto strutture ricettive: gli NZEH, ossia Nearly Zero Energy Hotels.

Andare verso uno NZEH vuol dire migliorare l’efficienza energetica in parallelo a uno studio di fattibilità economica; comporta avere quindi dei costi di gestione delle strutture ridotti, a fronte di misure di intervento di risparmio energetico, apportando un miglioramento dell’immagine e nuovi target di clienti potenzialmente raggiungibili.

Si vuole quindi andare verso un miglioramento del vantaggio competitivo e del posizionamento sul mercato rispondendo con congruenza alle disposizioni europee in materia di energia.

Un esempio chiave di NZEH è rappresentato da Boutique Stadthalle (Vienna): il primo hotel di città al mondo ad energia quasi zero.

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Riscaldamento: strumenti finanziari e consigli per aumentare l’efficienza e risparmiare

Riscaldamento: strumenti finanziari e consigli per aumentare l’efficienza e risparmiare

In data 15 ottobre 2016 sono stati attivati i termosifoni nella zona climatica “E”, che comprende tra le altre località anche le grandi città come Milano, Torino, Bologna e Venezia.

A questo proposito l’ENEA ha ricordato alcune semplici regole per effettuare una corretta manutenzione della caldaia ai fini della sicurezza, per la contabilizzazione del calore e il risparmio sulla bolletta, evitando sprechi e multe per non aver ottemperato alle disposizioni legislative.

Questi obiettivi sono perseguibili attraverso tre azioni principali:
  1. La CORRETTA MANUTENZIONE degli impianti di riscaldamento, fondamentale per consumare e inquinare meno ed evitare sanzioni. La normativa di riferimento è il DPR 74/2013. Ricordiamo che il mancato rispetto delle disposizioni legislative prevede una multa non inferiore alle 500 euro.
  2. Applicazione ai termosifoni delle VALVOLE TERMOSTATICHE: apparecchiature che aprono o chiudono la circolazione dell’acqua calda nel termosifone e consentono di mantenere costante la temperatura impostata, aiutando a concentrare il calore negli ambienti più frequentati e evitare sprechi. In questo caso il decreto legislativo di riferimento è il 102/2014, che ha recepito la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.
  3. CONTROLLO DELLA TEMPERATURA E UTILIZZO DEI CRONOTERMOSTATI: dispositivi elettronici che consentono di regolare la temperatura e il tempo di accensione del termosifone in modo da mantenere l’impianto in funzione solo quando si è in casa.

Vi ricordiamo che scaldare eccessivamente la casa fa male sia alla salute che alle tasche: ogni grado abbassato si traduce in un risparmio dal 5 al 10% sui consumi di combustibile.

Esistono diverse tecniche che ci permettono di risparmiare in termini di soldi e di consumi energetici: schermando ad esempio le finestre durante la notte si riducono sensibilmente le dispersioni di calore verso l’esterno, trattenendo più a lungo il calore all’interno delle mura di casa. Le tre azioni sopradescritte non sono le sole che ci permettono di contenere i nostri consumi: è’ necessario allo stesso tempo valutare l’età dell’impianto di riscaldamento: se questo ha più di 15 anni è consigliabile valutarne la sostituzione con impianti nuovi o integrati.

Il problema degli interventi/sostituzioni degli impianti di riscaldamento è relativo ai costi da sostenere. A questo proposito è possibile usufruire degli ECOBONUS offerti dal Governo che permettono di accedere a detrazioni IRPEF in misura del 65%.

A chi si rivolgono gli ecobonus?

Sono strumenti finanziari concessi, in seguito a verifica da parte di un tecnico abilitato e successiva comunicazione della fattibilità del progetto all’ENEA, a chiunque abbia intenzione di migliorare l’efficienza energetica dell’impianto di riscaldamento (sono rivolti anche a interventi sui serramenti, pannelli solari, coibentazione e bulding automation[1]).

[1] Insieme dei dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti termici.

 

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Alto Adige: la green region d’Italia

Alto Adige: la green region d’Italia

Una delle regioni italiane più attente alla sostenibilità e al rispetto degli equilibri naturali è il Trentino Alto Adige, che nel 2015 si è aggiudicato il titolo di “green region d’Italia”.

Vi mostriamo come la regione ha raggiunto questo importante traguardo nel nostro articolo dedicato.

Per approfondire apri il link e seguici anche su Piuturismo!

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Come fare comunicazione ambientale chiara ed efficace?

COME FARE COMUNICAZIONE AMBIENTALE CHIARA ED EFFICACE?

Come può un’organizzazione informare in maniera corretta ed efficace gli stakeholders e sensibilizzarli sulle tematiche ambientali?

La risposta a queste domande è rappresentata dallo standard di adesione volontaria ISO 14063:2010, che vuole offrire un sostegno per le aziende in materia di Comunicazione Ambientale presentandone linee guida e strategie relative alle attività che vi ruotano attorno.

La comunicazione ambientale è uno strumento fondamentale che nel corso degli ultimi decenni è diventato indispensabile all’interno delle Imprese e delle Pubbliche Amministrazioni, che scelgono di organizzare in modo strategico il proprio lavoro sviluppando valori, azioni, prestazioni e quindi un sistema di gestione adeguato a mantenere sotto controllo gli impatti ambientali delle proprie attività, perseguendo allo stesso tempo un miglioramento continuo e crescente.

La stessa ISO definisce la comunicazione ambientale come “il processo che un’organizzazione realizza per fornire ed ottenere informazioni e per intraprendere un dialogo con le parti interessate interne ed esterne, al fine di stimolare una comprensione comune sui temi, sugli aspetti e sulle prestazioni ambientali”.

Lo standard punta sulla salvaguardia ambientale, che in questi ultimi anni è diventata un “must”, un dovere al centro degli interessi di molti Paesi Europei e delle loro Pubbliche Amministrazioni. A conferma di ciò vi è la necessità crescente di numerose agenzie ed organizzazioni che pongono al centro della propria missione l’ambiente e di conseguenza la comunicazione ambientale, al fine di sensibilizzare sulle tematiche, sui progetti, sui problemi in materia di ambiente.

Lo scopo è quello di trasmettere gli strumenti, le buone pratiche, le strategie, le attività ed i piani d’azione relativi alla comunicazione ambientale, settore che sta progressivamente acquistando un ruolo di governance del territorio.

I principi generali ai quali la comunicazione ambientale deve tendere sono:

  • TRASPARENZA delle informazioni, delle procedure e dei metodi impiegati;
  • APPROPRIATEZZA del linguaggio utilizzato e dei media selezionati, in riferimento al pubblico al quale ci si rivolge;
  • CREDIBILITA’, espressa con messaggi onesti, veritieri, accurati e comprensibili;
  • CAPACITA’ di rispondere alle parti interessate con tempestività e completezza;
  • CHIAREZZA degli approcci e del linguaggio scelto.

Un aspetto molto interessante che caratterizza la ISO 14063 riguarda tutta la parte tecnica che indica attraverso esempi e definizioni il processo di creazione della strategia comunicativa, partendo dall’identificazione di una politica di comunicazione ambientale, passando poi per la definizione della strategia vera e propria, seguita dalle attività di comunicazione, fino ad arrivare alla pianificazione e realizzazione delle attività di controllo dei risultati della comunicazione.

Insomma, una guida dall’inizio alla fine che può essere uno strumento utile per i comunicatori e gli strategic planner.

L’adesione allo standard è estesa a tutte le organizzazioni che intendono applicarla, che siano in possesso o meno di un sistema di gestione ambientale. Infatti, pur essendo una norma appartenente alla famiglia ISO 14000, essa conserva una sua autonomia.

iso

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