Archivi categoria: Certificazioni Volontarie

Now Festival meets ELSE Project!

Now Festival meets ELSE Project!

L’evento dedicato al futuro sostenibile nella giornata di domani, 12 maggio, incontrerà ELSE Project c/o il Parco Scientifico Tecnologico ComoNext di Lomazzo, dove è insediata tra altre start up anche la nostra azienda.

Si tratterà di una mezza giornata dedicata al Business Sostenibile: parleranno le imprese che hanno deciso di nascere seguendo le regole della sostenibilità, e fare di essa un’opportunità di crescita economica, sociale, ambientale ed etica, aumentando i loro valore e la loro competitività.

Noi di ELSE Project porteremo la nostra testimonianza, vi apriremo una finestra sulla nostra realtà e parteciperemo alla “tavola rotonda” insieme ad altre aziende che fanno della sostenibilità uno strumento per aumentare il proprio business.

Vi aspettiamo dalle 14:30 c/o il Parco Scientifico Tecnologico ComoNext di Lomazzo (via Cavour 2)!

 

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Contributi alle pmi che adottano le certificazioni SFP, ISO, EMAS, SA8000

Contributi alle pmi che adottano le certificazioni SFP, ISO, EMAS, SA8000

La Camera di Commercio di Ravenna finanzia le pmi attente all’impatto sociale dei propri prodotti e processi.

L’iniziativa è per il momento circoscritta all’area della provincia di Ravenna, perciò solamente le imprese che vi risiedono possono beneficiare dei finanziamenti, e sono quelle aziende che decidono di adottare per la prima volta (i rinnovi non sono ammessi al finanziamento) sistemi di gestione aziendali conformi alle norme ISO 14001, EMAS, SA8000 (responsabilità sociale d’impresa) e studi di LCA per l’ottenimento di marchi ambientali di prodotto (Ecolabel, EPD e Social Footprint – SFP).

Le domande di contributo devono essere inviate, da parte delle aziende che lo richiedono, nell’anno in cui si ottiene la certificazione/marchio, più precisamente entro 45 giorni dall’emissione della stessa.

Oltre a finanziare il processo di certificazione, la Camera di Commercio di Ravenna finanzierà anche alcune spese connesse al suo ottenimento, come quelle sostenute per la formazione del personale e di consulenza che dovranno essere sostenute nei 15 mesi precedenti la data di partenza della validità della certificazione/marchio ottenuta.

I contributi erogati dalla Camera di Commercio di Ravenna saranno concessi nella misura del 50% delle spese riconosciute come ammissibili e regolarmente documentate, fino a un massimo di 5000 € per ciascun beneficiario.

Il periodo di apertura del regolamento che prevede l’erogazione dei finanziamenti è dalle ore 9:00 del 14 aprile 2017 alle 12:00 del 31 gennaio 2018. Per le certificazioni e i marchi ottenuti nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 14 aprile 2017 le domande potranno essere inviate entro le ore 12:00 del 29 maggio 2017.

Come si accede ai finanziamenti?

Le imprese dovranno presentare domanda online sul sito della camera di commercio di Ravenna a cui andranno allegate la documentazione relativa alle spese di formazione e i contratti stipulati con i consulenti, oltre ovviamente alla copia del certificato di sistema di gestione/marchio ottenuto.

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Ecolabel: la certificazione di sostenibilità è anche per il turismo

Ecolabel: la certificazione di sostenibilità è anche per il turismo

Come possono le strutture turistiche dimostrare la propria sensibilità e attenzione all’ambiente?

Ecco che nasce l’etichetta ECOLABEL, il marchio europeo che permette di certificare e dimostrare il proprio ridotto impatto ambientale.

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Organizzare eventi sostenibili

Organizzare eventi sostenibili

Vi siete mai chiesti che impatto hanno una fiera, una mostra o un concerto sull’ambiente che vi circonda?

A livello internazionale a partire dal 2012 esiste ISO 20121: uno standard ad adesione volontaria che permette di organizzare eventi di qualunque tipo riducendo al minimo gli impatti sull’ambiente.

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Come fare comunicazione ambientale chiara ed efficace?

COME FARE COMUNICAZIONE AMBIENTALE CHIARA ED EFFICACE?

Come può un’organizzazione informare in maniera corretta ed efficace gli stakeholders e sensibilizzarli sulle tematiche ambientali?

La risposta a queste domande è rappresentata dallo standard di adesione volontaria ISO 14063:2010, che vuole offrire un sostegno per le aziende in materia di Comunicazione Ambientale presentandone linee guida e strategie relative alle attività che vi ruotano attorno.

La comunicazione ambientale è uno strumento fondamentale che nel corso degli ultimi decenni è diventato indispensabile all’interno delle Imprese e delle Pubbliche Amministrazioni, che scelgono di organizzare in modo strategico il proprio lavoro sviluppando valori, azioni, prestazioni e quindi un sistema di gestione adeguato a mantenere sotto controllo gli impatti ambientali delle proprie attività, perseguendo allo stesso tempo un miglioramento continuo e crescente.

La stessa ISO definisce la comunicazione ambientale come “il processo che un’organizzazione realizza per fornire ed ottenere informazioni e per intraprendere un dialogo con le parti interessate interne ed esterne, al fine di stimolare una comprensione comune sui temi, sugli aspetti e sulle prestazioni ambientali”.

Lo standard punta sulla salvaguardia ambientale, che in questi ultimi anni è diventata un “must”, un dovere al centro degli interessi di molti Paesi Europei e delle loro Pubbliche Amministrazioni. A conferma di ciò vi è la necessità crescente di numerose agenzie ed organizzazioni che pongono al centro della propria missione l’ambiente e di conseguenza la comunicazione ambientale, al fine di sensibilizzare sulle tematiche, sui progetti, sui problemi in materia di ambiente.

Lo scopo è quello di trasmettere gli strumenti, le buone pratiche, le strategie, le attività ed i piani d’azione relativi alla comunicazione ambientale, settore che sta progressivamente acquistando un ruolo di governance del territorio.

I principi generali ai quali la comunicazione ambientale deve tendere sono:

  • TRASPARENZA delle informazioni, delle procedure e dei metodi impiegati;
  • APPROPRIATEZZA del linguaggio utilizzato e dei media selezionati, in riferimento al pubblico al quale ci si rivolge;
  • CREDIBILITA’, espressa con messaggi onesti, veritieri, accurati e comprensibili;
  • CAPACITA’ di rispondere alle parti interessate con tempestività e completezza;
  • CHIAREZZA degli approcci e del linguaggio scelto.

Un aspetto molto interessante che caratterizza la ISO 14063 riguarda tutta la parte tecnica che indica attraverso esempi e definizioni il processo di creazione della strategia comunicativa, partendo dall’identificazione di una politica di comunicazione ambientale, passando poi per la definizione della strategia vera e propria, seguita dalle attività di comunicazione, fino ad arrivare alla pianificazione e realizzazione delle attività di controllo dei risultati della comunicazione.

Insomma, una guida dall’inizio alla fine che può essere uno strumento utile per i comunicatori e gli strategic planner.

L’adesione allo standard è estesa a tutte le organizzazioni che intendono applicarla, che siano in possesso o meno di un sistema di gestione ambientale. Infatti, pur essendo una norma appartenente alla famiglia ISO 14000, essa conserva una sua autonomia.

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VIVA: l’etichetta di sostenibilità del settore vitivinicolo e agroalimentare

VIVA: l’etichetta di sostenibilità del settore vitivinicolo e agroalimentare

Come i produttori vitivinicoli possono dimostrare il loro impegno verso la sostenibilità della filiera di produzione?

Da oggi esiste VIVA – Sustainable Wine, l’etichetta che dimostra la sostenibilità delle aziende vitivinicole grazie all’analisi delle performance da parte di consulenti qualificati.

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ISO 31000: come gestire correttamente il rischio

ISO 31000: come gestire correttamente il rischio

Sebbene sia diffusa la consapevolezza che le organizzazioni per affrontare il mercato debbano necessariamente gestire tutti i rischi presenti nelle proprie attività, è possibile affermare che in molti casi i processi adottati risultano essere poco efficienti e non coerenti con l’organizzazione stessa.

In effetti, si tratta di carenze che, in passato, potevano essere nascoste da fatturati e margini accettabili, dovuti soprattutto al buon andamento del mercato.

Oggi, invece, le debolezze strutturali e le criticità gestionali non sono più accettabili e, di conseguenza, è sempre più sentita l’esigenza per le aziende di dotarsi di un’organizzazione strutturata in grado di consentire l’attuazione della tutela della sicurezza del lavoro, del rispetto dell’ambiente, della sicurezza delle informazioni, della corretta gestione finanziaria e di ogni altro aspetto cautelativo, che le leggi e i regolamenti richiedono di attivare.

A tal proposito vi parliamo di uno standard di adesione volontaria ancora poco conosciuto: ISO 31000. E’ una norma nata nel 2009 (recepita e approvata in Italia nel 2010) che ha lo scopo di integrare i sistemi di risk management nei modelli di gestione già noti (ISO 9001-Qualità, 14001-Ambiente, OHSAS 18001-Sicurezza, ecc.).

Come si inserisce la norma all’interno degli altri modelli di gestione?

La ISO 31000 fornisce alcuni principi che, se soddisfatti, permettono di rendere efficace la gestione del rischio.

Essendo una norma non specifica per alcuna industria o settore, può essere recepita ed utilizzata da qualsiasi impresa pubblica, privata o sociale, associazione o individuo.

La norma è applicabile a tutti i livelli e le aree dell’intera organizzazione, così come alle specifiche funzioni, progetti ed attività. In particolare, questa norma fornisce i principi e le linee guida per la gestione di qualsiasi forma di rischio in un modo sistematico, trasparente e credibile ed all’interno di qualunque campo di applicazione e contesto.

Lo standard propone un modello di gestione del rischio e di integrazione dello stesso nel sistema di gestione aziendale, che è applicabile a tutte le tipologie di rischio (strategico, operativo, valutario, di mercato, di compliance ecc). Attraverso il famoso ciclo “Plan – Do – Check – Act” comune a tutte le ISO, fornisce un approccio comune a supporto dei modelli di sistemi di gestione specifici (come per esempio qualità, ambiente e sicurezza).

La ISO 31000, innestandosi sulle altre norme ISO, focalizza l’attenzione su quelli che sono i vantaggi di una corretta e attiva gestione del rischio. Evidenzia che la gestione del rischio, quando attuata e mantenuta attiva in conformità alle specifiche fornite dalla norma, consente alle organizzazioni diversi progressi rilevanti:

  • Aumentare la probabilità di raggiungere gli obiettivi;
  • Incoraggiare la gestione proattiva;
  • Migliorare il reporting cogente e volontario;
  • Costruire una base affidabile per il processo decisionale;
  • Accrescere le prestazioni in ambito salute e sicurezza e protezione ambientale;
  • Migliorare l’apprendimento organizzativo.

Lo standard è applicabile a qualsiasi tipo di organizzazione (impresa pubblica, privata, associazione, gruppo o individuo) e a qualsiasi tipo di rischio (ambientale, finanziario, health&safety, ecc).

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ALTFUELS 2016: BolognaFiere sede della prima fiera mondiale sui combustibili alternativi

ALTFUELS 2016: BolognaFiere sede della prima fiera mondiale sui combustibili alternativi

L’Italia ospiterà la prima fiera mondiale sui carburanti alternativi.

Il grande evento “Alternative Fuels Conferences&World Fair 2016 – ALTFUELS 2016” si svolgerà infatti dal 25 al 28 maggio 2016 presso BolognaFiere e vedrà la presenza dei maggiori esperti internazionali del settore e le aziende più importanti del settore dei combustibili alternativi agli idrocarburi.

La manifestazione, organizzata dalla società AltFuels Communication Group, segue il successo della fiera internazionale “NGV Bologna 2012” dedicata all’impiego del gas naturale per l’autotrazione.

Perché proprio l’Italia e BolognaFiere?

L’Italia è di gran lunga il più ampio mercato dei carburanti alternativi in Europa: un settore che interessa il 7,8% del totale dei veicoli italiani in circolazione e ben il 14,5% dei nuovi immatricolati nel 2014. Siamo il riferimento mondiale degli alternative fuels, anche alla luce di ben 80 anni di esperienza nel settore del trasporto a gas metano.

La fiera offrirà l’opportunità di saperne di più sui progressi nel settore dei vari combustibili alternativi e delle nuove tecnologie sostenibili per il settore della mobilità.

Si svilupperà sull’area espositiva di BolognaFiere, che misura circa 3mila metri quadri, ed ospiterà 50 espositori provenienti da 13 Paesi: Italia, Argentina, Brasile, Canada, Nuova Zelanda, Cina, Russia, Turchia, Polonia, Germania, Francia, Spagna, Svizzera. Di oltre 40 Paesi invece i visitatori attesi, tra cui Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Sud Africa, Egitto, Israele, Iran, Pakistan e tutte le Nazioni europee. Parallelamente si svolgerà un programma di seminari e workshop su ogni singolo carburante alternativo e sulle relative tecnologie. Per la prima volta, la manifestazione ha ricevuto il patrocinio di molte associazioni nel settore degli alternative fuels in ambito nazionale, europeo e mondiale: NGV Italy, NGVA Europe, NGV Global, Anigas, Assogasliquidi, Anfia, Assogasmetano, Consorzio Italiano Biogas, eAmbiente, Biosai, European Biogas Association, Federmetano, Anvel, AEGPL Europe, World LGP Association, Mobilitah2.it.

La scelta della location non è casuale: BolognaFiere è un quartiere fieristico certificato ISO 20121. Questo standard ad adesione volontaria è riconosciuto a livello internazionale e permette alle organizzazioni di dimostrare il proprio impegno e sensibilità per quanto riguarda la gestione sostenibile degli eventi.

Lo standard internazionale definisce i requisiti di un sistema di gestione della sostenibilità degli eventi per la comunità e per l’ambiente nel quale l’evento è inserito.

La norma ISO 20121 consente alle organizzazioni di dimostrare pubblicamente la propria attenzione per quanto riguarda:

  • Riduzione al minimo degli impatti sull’ambiente durante tutta la gestione dell’evento, dalla fase di pianificazione alla realizzazione;
  • Tutela la collettività e il luogo che ospita l’evento;
  • Migliora la reputazione dell’organizzazione a livello di mercato e con gli stakeholders.

BolognaFiere è stato il primo quartiere fieristico italiano ad aver ottenuto l’attestazione per la gestione sostenibile degli eventi secondo la norma internazionale ISO 20121.

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Vuoi saperne di più sulla ISO 20121? Ti rimandiamo al sito ELSE dedicato alla sostenibilità!

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V.I.V.A.: L’ETICHETTA DI SOSTENIBILITA’ DEL SETTORE VITIVINICOLO E AGROALIMENTARE

V.I.V.A.: l’etichetta di sostenibilità del settore vitivinicolo e agroalimentare

Il Ministero dell’Ambiente ha avviato nel 2011 il progetto nazionale VIVA – Sustainable Wine, un protocollo ad adesione volontaria che mira a migliorare le prestazioni di sostenibilità della filiera vitivinicola attraverso l’analisi, condotta da consulenti qualificati, di quattro indicatori: Aria, Acqua, Territorio, Vigneto.

Il progetto, dopo una prima fase pilota che si è conclusa nel 2014, è oggi aperto a tutte le aziende interessate a farvi parte e ha già visto l’adesione al protocollo VIVA da parte di molte aziende vitivinicole su tutto il territorio nazionale.

Il protocollo si esprime mediante un’etichetta presente sulla bottiglia: l’etichetta “V.I.V.A. Sustainable Wine” indica che la bottiglia di vino ha intrapreso un innovativo percorso di valutazione delle performance di sostenibilità ambientale, sociale ed economica e che tali performance sono tese a migliorare nel tempo.

L’impatto della produzione della bottiglia è misurato su 4 indicatori:

  1. ARIA
    ariaEsprime il totale delle emissioni di gas a effetto serra associate al ciclo di vita della bottiglia, che comprende 4 grandi fasi:
  • Gestione del vigneto
  • Trasformazione dell’uva in vino e imbottigliamento
  • Distribuzione delle bottiglie
  • Smaltimento del vetro
  1. ACQUA
    acquaEsprime il volume di acqua dolce consumata per la produzione della bottiglia.
  1. TERRITORIO
    territorioValuta gli effetti delle attività aziendali sia sull’ambiente, i cui valori da difendere sono la biodiversità, la tutela e la valorizzazione del paesaggio; sia sulla comunità, verificando le conseguenze sociali ed economiche della produzione vitivinicola sui lavoratori, comunità locale, produttori e consumatori
  1. VIGNETO
    vignetoL’etichetta promuove anche la sostenibilità legata alle pratiche di gestione agronomica. L’indicatore vigneto valuta infatti la gestione del suolo, dalla concimazione alla gestione della sostanza organica, fino ai fenomeni di erosione e compattamento, e le attività aziendali che possono influenzare la biodiversità.

L’etichetta, normalmente posta sul retro della bottiglia, è consultabile anche mediante smartphone e tablet attraverso un QR code nel quale sono riassunti e resi noti al consumatore i risultati e i miglioramenti, in termini di sostenibilità, raggiunti dai produttori che aderiscono al progetto. Fotografando il QR code ci si collega al sito dedicato dove viene illustrato il progetto, gli obiettivi e i parametri di sostenibilità del vino che si intende acquistare.

La simbologia adottata nell’etichetta digitale aiuta il consumatore a distinguere visivamente le diverse aree dedicate alla presentazione dei risultati dei singoli indicatori (Aria, Acqua, Vigneto e Territorio). Il dettaglio di ogni indicatore contiene una breve descrizione che permette di comprendere meglio gli aspetti di sostenibilità espressi dall’indicatore stesso e di verificare le performance dell’azienda.

L’etichetta digitale VIVA è dunque sinonimo di assoluta trasparenza: un’interfaccia ideale tra l’azienda produttrice e il consumatore; un primo e importantissimo passo nella comune direzione della sostenibilità.

Come può un’azienda aderire al protocollo VIVA al fine di acquisire l’etichetta?

E’ stata creata la rete VIVA: un gruppo di professionisti e di aziende specializzate in consulenza ambientale che operano su scala nazionale ed internazionale. Ciò che accomuna i componenti della rete è il fatto di aver partecipato al corso di formazione VIVA – “La sostenibilità nella viticoltura in Italia” organizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Il corso ha formato i consulenti per accompagnare le aziende vitivinicole verso l’acquisizione del marchio di sostenibilità VIVA.

Il team della rete VIVA è composto da tecnici esperti con competenze consolidate in varie discipline: agronomia, scienze ambientali, ingegneria ambientale, economia, architettura e chimica dell’ambiente in modo da trasferire ai clienti un servizio accurato, frutto di un approccio multidisciplinare e attento alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Attraverso il network i consulenti VIVA offrono consulenza alle aziende vitivinicole in modo capillare su tutto il territorio italiano per quanto riguarda:

  • Etichetta VIVA Sustainable Wine
  • Carbon Footprint ISO/TS 14067 / ISO 14064
  • Water Footprint ISO 14046
  • Environmental Footprint
  • Emission Trading
  • Elaborazione di best practices attuabili al fine di ridurre gli impatti in azienda
  • Studi di sostenibilità relativi a prodotti e attività aziendali
  • Interventi di efficienza energetica

Anche noi di Else Project abbiamo all’interno del nostro team un consulente abilitato ad operare per l’acquisizione dell’etichetta VIVA – Sustainable Wine. Contattaci sul nostro sito dedicato alla sostenibilità di ELSE!

E’ possibile contattare tutti i consulenti della rete VIVA al sito dedicato www.vinisostenibili.com

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Brochure della rete dei consulenti VIVA, consultabile sul sito www.vinisostenibili.com
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Etichetta VIVA di prodotto, normalmente posta sul retro della bottiglia certificata.
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APPUNTI DI VIAGGIO TRA MARCHI E CERTIFICAZIONI

Appunti di viaggio tra marchi e certificazioni

Come dare il giusto valore ad un marchio su un sito internet, o sul vetro di una porta? Come possiamo capire in modo chiaro ciò che quel marchio ci sta raccontando delle scelte e delle idee di quell’azienda?

Vi aiutiamo a districarvi tra marchi e certificazioni nei nostri “Appunti di viaggio”.
Per approfondire apri il link e seguici sul sito di Piuturismo!

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