Now Festival meets ELSE Project!

Now Festival meets ELSE Project!

L’evento dedicato al futuro sostenibile nella giornata di domani, 12 maggio, incontrerà ELSE Project c/o il Parco Scientifico Tecnologico ComoNext di Lomazzo, dove è insediata tra altre start up anche la nostra azienda.

Si tratterà di una mezza giornata dedicata al Business Sostenibile: parleranno le imprese che hanno deciso di nascere seguendo le regole della sostenibilità, e fare di essa un’opportunità di crescita economica, sociale, ambientale ed etica, aumentando i loro valore e la loro competitività.

Noi di ELSE Project porteremo la nostra testimonianza, vi apriremo una finestra sulla nostra realtà e parteciperemo alla “tavola rotonda” insieme ad altre aziende che fanno della sostenibilità uno strumento per aumentare il proprio business.

Vi aspettiamo dalle 14:30 c/o il Parco Scientifico Tecnologico ComoNext di Lomazzo (via Cavour 2)!

 

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Inquinamento acustico: il D.Lgs che armonizza la normativa nazionale

Inquinamento acustico: il D.Lgs che armonizza la normativa nazionale

In vigore dal 19 aprile 2017 il D.Lgs.41/2017 contenente disposizioni per l’armonizzazione della normativa nazionale in materia di inquinamento acustico.

Il decreto apporta modifiche al  D.Lgs.262/2002 e prescrive che:

  1. se il fabbricante le macchina non è stabilito dall’UE, gli obblighi previsti dal decreto sono a carico di chi immette in commercio o mette in servizio le macchine e le attrezzature nel territorio italiano;
  2. apporta modifiche alle disposizioni per gli organismi di certificazione, comprese le modalità per il loro accreditamento e le caratteristiche minime che devono possedere per ottenerlo, in particolare è prevista la frequentazione di un corso i cui contenuti dovranno essere definiti con un apposito D.M. entro il 17/8/2017;
  3. prevede una nuova sanzione amministrativa da 1.000 a 50.000 euro a carico dei soggetti che immettono sul mercato o mettono in servizio macchine ed attrezzature che superano il livello di potenza sonora.

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Innovazione made in Italy: STEM energia dalla sabbia

Innovazione made in Italy: STEM energia dalla sabbia

Si chiama STEM ed è un brevetto tutto italiano: il primo impianto solare termodinamico che sfrutta la sabbia per accumulare il calore prodotto dalla radiazione solare e produrre così energia rinnovabile.

Il sistema STEM sfrutta più di 700 eliostati[1] per catturare i raggi solari e convogliarli in un contenitore cilindrico di acciaio dove un letto di sabbia, capace di raggiungere una temperatura di oltre 600 °C, genera energia termica sotto forma di vapore, che potrà essere impiegata per produrre elettricità in modo sostenibile.

L’impianto, realizzato a Messina, è in grado di produrre 500 KW/h di energia, quantificabile come una produzione giornaliera di vapore pari a 20,5 tonnellate, e ha la particolarità di non utilizzare olii diatermici [2]o sali fusi ma solo materiale a basso impatto ambientale, come il vetro per gli specchi, l’acciaio per le strutture e la sabbia silicea.

Come funziona il sistema di produzione di energia dalla sabbia?

Gli eliostati catturano i raggi solari, convogliandoli in un cilindro dove è contenuta la sabbia silicea, la quale, con un’opportuna miscela d’aria, si riscalda raggiungendo temperature che superano i 600 °C, generando ed accumulando energia termica sotto forma di calore. L’energia prodotta poi può essere conservata con un’autonomia di 6 ore.

La tecnologia STEM permette inoltre di accumulare sufficienti quantitativi di energia e calore che possono essere utilizzati anche in assenza di sole. Una tecnologia innovativa perfetta da applicare in aree ad alto irraggiamento solare.

IL VIDEO DELLA TECNOLOGIA STEM


[1] Dispositivo utilizzato per seguire il percorso del Sole durante l’arco del giorno, utilizzato per concentrare il calore verso una caldaia che riscalda dell’acqua che diventa vapore e aziona una turbina che si collega ad un alternatore, producendo energia.

[2] Gli oli diatermici sono oli minerali presenti in natura, provenienti dal petrolio,  raccolti dall’uomo e successivamente raffinati per sfruttare le loro capacità di scambio termico. Se riscaldati, infatti, sono in grado di produrre calore.

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Scadenza 2017 dichiarazione F-Gas: chi e come?

Scadenza 2017 dichiarazione F-Gas: chi e come?

Il DPR 43/2012 stabilisce in data 31 maggio il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione annuale della quantità di emissioni in atmosfera di gas fluorurati ad effetto serra (F-Gas) utilizzati all’interno di apparecchi fissi di condizionamento (e altri) nel corso del 2016.

Facciamo il punto per capire quali sono i soggetti obbligati a presentare tale dichiarazione e cosa devono fare per non rischiare di essere sanzionabili.

Chi sono i soggetti obbligati a presentare la dichiarazione?


Tutti gli operatori (imprese e privati) che possiedono impianti contenenti una quantità di gas fluorurati superiore a 3 kg, ad esempio:

  • impianti di condizionamento d’aria
  • impianti di refrigerazione
  • pompe di calore
  • impianti fissi di protezione antincendio

Esistono delle esclusioni e se sì quali sono?


Alcune apparecchiature non rientrano negli obblighi espressi dal DPR 43/2012, e sono quelle che rispondono ai seguenti requisiti:

  • tutte le apparecchiature e gli impianti che contengono gas fluorurati in quantità inferiore a 3 kg
  • tutte le apparecchiature e impianti che utilizzano gas refrigeranti diversi dai fluorurati
  • tutte le apparecchiature mobili (es. quelle installate sui mezzi di trasporto)

Come posso sapere se sono tenuto a presentare la dichiarazione F-Gas?


E’ necessario verificare le caratteristiche dell’apparecchiatura presenti all’interno del libretto d’impianto in oggetto, come:

  • il tipo di gas refrigerante, indicato con i codici “R”
  • la quantità di gas refrigerante contenuto

Come si effettua la dichiarazione?


L’operatore proprietario dell’apparecchiatura deve accedere al sito dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA) e compilare telematicamente la dichiarazione presente sulla rete SINAnet.

La dichiarazione F-Gas deve essere compilata anche nel caso in cui nell’anno di riferimento (2016) non siano state emesse quantità di gas fluorurati, e non siano stati eseguiti interventi di smaltimento o rabbocco della carica circolante presente all’interno dell’apparecchiatura.

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Piano Nazionale di controllo sui prodotti chimici 2017

Piano Nazionale di controllo sui prodotti chimici 2017

In data 28 aprile 2017 è entrato in vigore il nuovo piano nazionale delle attività di controllo sui prodotti chimici.

Il documento sugli obiettivi e i criteri della vigilanza in merito alle sostanze chimiche è stato predisposto dal Ministero della Salute in collaborazione con il Gruppo Tecnico Interregionale Reach-Clp e con il Centro Nazionale delle Sostanze Chimiche, Prodotti Cosmetici e Protezione del Consumatore dell’Istituto Superiore di Sanità e la Rete dei laboratori di controllo, in attuazione all’Accordo Stato-Regioni del 7 maggio 2015.

Le coordinate riportate nel documento riguardano i controlli da metodologia Reach-En-Force e da Forum Echa e le attività di controllo analitico.

Per entrambi i casi il piano indica:

  • target group;
  • criteri per la selezione delle imprese e fonti istituzionali che possono essere utilizzate per individuarle;
  • sostanze che devono essere controllate;
  • rendicontazione dei controlli che deve essere pubblicata nel “rapporto nazionale dei controlli”, pubblicato dal Ministero della Salute in collaborazione con le Regioni, le Pubbliche Amministrazioni e l’Istituto Superiore di Sanità entro il 30 giugno 2018.
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D.M. 264/2016 in vigore: regola il riutilizzo di sottoprodotti e biomasse

D.M. 264/2016 in vigore: regola il riutilizzo di sottoprodotti e biomasse

E’ entrato in vigore, successivamente alla pubblicazione in GU, il D.M. n. 264/2016 contenente il Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti.

Il Regolamento contenuto nel DM fornisce criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti, perciò l’obiettivo principale è quello di agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti che qualificano il residuo come “sottoprodotto”.

Il primo requisito è la certezza del riutilizzo, che coinvolge non sono il produttore del sottoprodotto ma anche il detentore.

La certezza del riutilizzo viene dimostrata dall’analisi delle modalità organizzative del ciclo di produzione, delle caratteristiche o documentazione relative alle attività dalle quali si originano i materiali impiegati ed al processo di destinazione valutando in particolare la congruità tra tipologia, quantità, qualità dei residui e utilizzo previsto per gli stessi.

Il decreto fornisce disposizioni anche in merito al deposito e movimentazione dei sottoprodotti, e prevede ispezioni, controlli e prelievi da parte delle autorità competenti.

Tali ispezioni dovrebbero essere estese alle sole realtà aziendali che rientrano, come da iscrizione alla camera di commercio, in quelle che hanno implicitamente manifestato la decisione di avvalersi delle disposizioni del presente D.M., vincolandosi a esse.

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Sicurezza e energia nel settore pesca: Bando da Regione Lazio

Sicurezza e energia nel settore pesca: Bando da Regione Lazio

Pubblicato dalla Regione Lazio in data 13 aprile 2017, il bando ha come obiettivo quello di finanziare le pmi dei settori di pesca e acquacoltura che intendono effettuare interventi di miglioramento della sicurezza e energia.

I finanziamenti ammontano a 2,2 milioni di euro e gli interventi finanziati riguardano:

  • Risparmio energetico;
  • Miglioramento delle condizioni di sicurezza e igiene sul lavoro;
  • Trasformazione di pesce non destinato al consumo umano;
  • Trasformazione dei sottoprodotti e prodotti di acquacultura biologica

I richiedenti avranno 60 giorni di tempo dalla data di pubblicazione del bando per inviare la domanda telematica via pec sul sito Inail.

Il finanziamento pubblico coprirà il 50% della spesa, con un minimo di 15 mila euro e un massimo di 1 milione di euro. Sono ammesse al finanziamento anche le spese sostenute a partire dal 1 gennaio 2015 su interventi non ancora materialmente portati a termine.

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Contributi alle pmi che adottano le certificazioni SFP, ISO, EMAS, SA8000

Contributi alle pmi che adottano le certificazioni SFP, ISO, EMAS, SA8000

La Camera di Commercio di Ravenna finanzia le pmi attente all’impatto sociale dei propri prodotti e processi.

L’iniziativa è per il momento circoscritta all’area della provincia di Ravenna, perciò solamente le imprese che vi risiedono possono beneficiare dei finanziamenti, e sono quelle aziende che decidono di adottare per la prima volta (i rinnovi non sono ammessi al finanziamento) sistemi di gestione aziendali conformi alle norme ISO 14001, EMAS, SA8000 (responsabilità sociale d’impresa) e studi di LCA per l’ottenimento di marchi ambientali di prodotto (Ecolabel, EPD e Social Footprint – SFP).

Le domande di contributo devono essere inviate, da parte delle aziende che lo richiedono, nell’anno in cui si ottiene la certificazione/marchio, più precisamente entro 45 giorni dall’emissione della stessa.

Oltre a finanziare il processo di certificazione, la Camera di Commercio di Ravenna finanzierà anche alcune spese connesse al suo ottenimento, come quelle sostenute per la formazione del personale e di consulenza che dovranno essere sostenute nei 15 mesi precedenti la data di partenza della validità della certificazione/marchio ottenuta.

I contributi erogati dalla Camera di Commercio di Ravenna saranno concessi nella misura del 50% delle spese riconosciute come ammissibili e regolarmente documentate, fino a un massimo di 5000 € per ciascun beneficiario.

Il periodo di apertura del regolamento che prevede l’erogazione dei finanziamenti è dalle ore 9:00 del 14 aprile 2017 alle 12:00 del 31 gennaio 2018. Per le certificazioni e i marchi ottenuti nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 14 aprile 2017 le domande potranno essere inviate entro le ore 12:00 del 29 maggio 2017.

Come si accede ai finanziamenti?

Le imprese dovranno presentare domanda online sul sito della camera di commercio di Ravenna a cui andranno allegate la documentazione relativa alle spese di formazione e i contratti stipulati con i consulenti, oltre ovviamente alla copia del certificato di sistema di gestione/marchio ottenuto.

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BANDO ISI INAIL: il 19 aprile si apre la prima fase 2017

BANDO ISI INAIL: il 19 aprile si apre la prima fase 2017

La giornata di domani segnerà l’inizio della prima fase della nuova edizione del bando ISI INAIL: per il 2017 sono previsti finanziamenti fino a un massimo di 244.507.756 euro su quattro tipologie di intervento:

  1. Progetti di investimento
  2. Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale
  3. Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto
  4. Progetti per le PMI operanti in specifici settori di attività

I primi 3 avranno margini di somme finanziabili da 5 mila a 130 mila euro, mentre i progetti per le PMI operanti in specifici settori di attività verranno finanziati nei margini da 2 mila a 50 mila euro.

Le piccole e medio imprese di specifici settori potranno aderire a partire dal 19 aprile e i finanziamenti copriranno un contributo pari al 65% dell’investimento.

La richiesta del finanziamento segue esattamente la stessa procedura della scorsa edizione. Dal 19 aprile fino al 5 giugno le imprese potranno inserire i progetti sulla piattaforma online Inail, successivamente dovranno verificare l’ammissibilità degli stessi ed attendere di scaricare il codice identificativo che avverrà nella giornata del 12 giugno.

Il codice dovrà essere inviato durante il Click day, il 12 giugno, al termine del quale verranno pubblicati i nominativi delle imprese ammesse e non ammesse al finanziamento, in base all’ordine cronologico di arrivo delle domande nel click day.

 

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Autorizzazione paesaggistica semplificata: La nuova normativa

AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA SEMPLIFICATA: LA NUOVA NORMATIVA

E’ entrata in vigore in data 6 aprile 2017 la normativa sull’autorizzazione paesaggistica (DPR 31/2017), che definisce gli interventi per cui l’autorizzazione paesaggistica non è richiesta e i casi in cui è sufficiente un procedimento semplificato.

Cosa prevede il nuovo decreto?

L’obiettivo del DPR 31/2017 è quello di velocizzare le procedure grazie all’adozione dei modelli unificati per la presentazione delle istanze.

A seconda dell’intervento edilizio che si intraprende sarà quindi possibile ricorrere a tre diverse procedure:

  1. Intervento libero: senza l’obbligo di presentare l’autorizzazione paesaggistica. Sarà richiesto solo il titolo edilizio.
  2. Autorizzazione paesaggistica semplificata: adozione di modelli unificati e iter procedurale da concludersi entro 60 giorni.
  3. Autorizzazione paesaggistica ordinaria: effettuata per interventi significativi e si sottopone un iter procedurale più lungo (fino a 120 giorni).

Il DPR 31/2017 individua già al suo interno 31 tipologie di interventi liberi (che non modificano l’aspetto esteriore degli edifici e che rispettano le caratteristiche morfologiche esistenti prima dell’avvio dei lavori), e che sono quindi esonerati dalla presentazione dell’istanza di autorizzazione, e 42 di modesta entità che possono rientrare nell’iter semplificato.

All’interno del decreto sono presenti alcuni allegati che definiscono gli interventi che non necessitano di autorizzazione paesaggistica (allegato A, ad esempio interventi che migliorano le prestazioni energetiche degli edifici) e quelli che necessitano di procedura semplificata (allegato B, ad esempio interventi ad impatto lieve, come quelli antisismici, realizzazione di porticati/tettoie).

Oltre agli interventi indicati nell’allegato B, sono soggetti a procedura semplificata anche le istanze di rinnovo di autorizzazioni paesaggistiche scadute da non più di un anno e relative a interventi in tutto o in parte non eseguiti, a condizione che il progetto sia ancora conforme a quello precedentemente autorizzato.

Qualora siano presenti modifiche nel progetto, e comportino interventi di entità non lieve, allora si applica il procedimento autorizzatorio ordinario.

Come si compila l’autorizzazione paesaggistica?

Per quanto riguarda gli interventi di lieve entità, va compilata in modalità telematica seguendo il modello semplificato presente nell’Allegato C, e deve essere accompagnata da una relazione paesaggistica semplificata, redatta da un tecnico professionista abilitato, secondo quanto indicato nell’Allegato D.

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